Day Nine: Writing and Not Writing

 

Non sono una scrittrice di professione e sul blog scrivo poco quindi oggi devo usare il piano B (regolarmente concesso da WordPress) ovvero “Se avessi una macchina del tempo che ti concedesse più tempo, come organizzeresti le tue giornate? Cosa faresti col tempo in più?”

Non so come dire, io non vorrei del tempo in più perché conoscendomi riuscirei a sprecarlo. Quindi meglio tenermi il poco che ho. Per quanto possa sembrare affascinante in linea teorica tutta questa faccenda dei viaggi temporali, a conti fatti a me fa un po’ paura, perché sono convinta che per ottenere qualcosa in più (in questo caso il tempo) si debba pagare un prezzo troppo alto.
Poi, se avessi del tempo in più, sono sicura farei quello che già faccio. Mi perderei in mille cose inutili, per arrivare a fare ciò che devo fare all’ultimo momento. Sono una procrastinatrice cronica e avere più tempo a mia disposizione renderebbe solo le cose peggiori. Certo avrei più tempo per leggere (giusto settimana scorsa ho perso la cognizione del tempo e sono rimasta sveglia fino alle tre a leggere) ma, a conti fatti, preferisco rimanere così come sono.

Mi spiace, rifiuto l’offerta della macchina del tempo e vado avanti, cercando di migliorare le mie abitudini e di non arrivare sempre all’ultimo momento.


Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno nove. Dal titolo pensavo fosse tipo un giorno di pausa e invece nulla. Peccato.

A domani.

 

 

Day Eight: Reinvent the Letter Format

Cara Maria Stefania di 8 giorni fa, ma chi te lo ha fatto fare a iniziare questa sfida?

Senti me, ascolta il consiglio di una che è stata nel futuro. Lascia perdere questo impegno e prova a scrivere qualcosa di più costruttivo, non avrai scadenze pressanti e non ti ridurrai a scrivere lettere stupide che tentano di essere ironiche ma non lo sono per niente.

Con affetto
Maria Stefania (sì, te stessa)

 


Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno otto. Oggi ho rischiato di mancare l’appuntamento, non per mancanza di voglia, bensì per mancanza di tempo. Sono riuscita a sedermi sul divano giusto qualche minuto fa.

A domani.

 

 

Day Seven: Let Social Media Inspire You

 

Oggi il “Signor WordPress” mi ha messo davanti 5 tweet e mi ha chiesto di lasciarmi ispirare da uno di loro per parlavi di qualcosa. Il tweet che ho scelto è questo:

Mi rispecchio in maniera totale in questo tweet perché di natura sono volubile. Timorosa ma volubile. Ho aspettato i primi capelli bianchi (giunti per carità in età precoce) per cambiare colore di capelli ogni volta che mi andava, esplorando svariate sfumature di rosso prima e castano poi (no, bionda non mi faccio, con le sopracciglia nere che mi ritrovo non è il caso, se non voglio spaventare i bimbi) giusto per fare un esempio. So, sin da piccola, che cambio idea facilmente, che mi “innamoro” di cose per poi disinnamorarmi facilmente. Non potrei mai fare un tatuaggio, mi stancherei in fretta e impazzirei per riuscire a toglierlo, ne sono certa.
Potrò sembrare superficiale, forse lo sono per quanto riguarda gli oggetti, ma faccio una profonda distinzione tra ciò che mi tocca e ciò che mi sfiora. Gli affetti, i rapporti, i traguardi, gli errori, le vittorie e le sconfitte, solo questi meritano di restare, di mettere radici il resto, per quanto mi riguarda, può volare via. I tweet si possono cancellare, i tatuaggi pure (anche se con più difficoltà) ma preferisco avere sulla pelle qualche segno o cicatrice rispetto a un disegno che sono sicura prima o poi inizierei ad odiare. Sia chiaro che questo non è un giudizio sui tatuaggi o tantomeno sui chi decide di tatuarsi, sono io che proprio non ce la faccio, cioè sono una che riesce a farsi richiudere i fori delle orecchie regolarmente, ma dove voglio andare XD


Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno sette. Detto con sincerità, oggi è uno di quei giorni in cui ho scritto con somma fatica.

A domani.

 

 

Day Six: The Space to Write

In quale situazione è più facile scrivere? Credo che non ci sia una risposta oggettiva a questa domanda, ognuno ha un ambiente in cui preferisce lavorare.

Per quanto mi riguarda non esiste un luogo fisico ideale, per riuscire a scrivere mi serve uno stato mentale che si potrebbe definire come “ispirato”. Se leggete i post dei giorni precedenti credo che emerga in maniera chiara quando ho scritto perché sentivo di avere qualcosa da dire, quando le dita si sono mosse senza esitazione sulla tastiera, e quando invece le parole sono venute fuori perché questa è una sorta di sfida e io voglio assolutamente uscirne vincitrice, per dimostrare a me stessa che posso e quindi mi sforzo. La differenza di risultato però, ai miei occhi, è palese.
L’ispirazione però giunge inaspettata, a volte è notte, altre volte è pieno giorno. Capita che io abbia necessità di assoluto silenzio per scrivere, ma sono casi rari. Sono nata e cresciuta in una famiglia numerosa, che nel corso del tempo ha perso elementi per inglobarne altri. Il silenzio si raggiunge solo a notte fonda quando si è in 8.
Spesso e volentieri i miei post sono accompagnati dal rumore di fondo della tv in un’altra stanza, dalla musica o dal vociare delle persone che sono a casa con me.
La cosa più importante è che io non molli il post a metà e ci torni qualche giorno dopo. Quello segna l’inesorabile fine del post, il suo ingresso nel cimitero dei testi che non vedranno mai la luce.
Anche per questo motivo tutti i post di questa serie vengono buttati giù di getto e praticamente neanche riletti.

Prima di lasciarvi ho una domanda per voi, di cosa vorreste parlassi prossimamente su questo blog? Quando questa sfida sarà finita, che sia io vincitrice o sconfitta? Fatemelo sapere scrivendomi! Andate sulla pagina “Contattami” e lasciate i vostri pensieri nel form apposito, ve ne sarò grata!

 


Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno Sei. Non ci credo, domani siamo già a una settimana.

 

 

 

Day Five: Hook ’Em With a Quote

“If you don’t want a man dead, don’t buldge on him over the head repeatedly.”

Naomi Novic Uprooted

Sì, continua la fissa con Uprooted tanto che odierete questo libro e non lo leggerete mai solo per farmi un dispetto.
In realtà questa frase mi fa venire in mente il fatto che molto spesso ci ostiniamo a fare cose che sappiamo benissimo essere controproducenti rispetto ai nostri scopi. La protagonista del libro qui ha colpito qualcuno alla testa per difendersi, ma lo ha fatto con fin troppa forza e ora si becca una bella ramanzina a riguardo.
In realtà morivo dalla voglia di condividere qualche citazione di questo libro e questa è tra le meno spoilerose.


PS: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno cinque. Dai che ce la facciamo XD Anche se oggi siamo veramente al limite dell’aver barato. Ho avuto il blocco, al momento di scegliere la citazione si è formato il vuoto pneumatico all’interno della mia scatola cranica e questo che avete appena letto è il risultato…

A domani.

 

 

 

 

Day Four: A Story in a Single Image

Day4

Più guardo questa foto, più penso all’ultimo libro letto, Uprooted di Naomi Novic (consigliatissimo se conoscete l’inglese). Una ragazza, un bosco, i misteri che si nascondono tra gli alberi. Una fiaba moderna e classica allo stesso tempo che ha vinto il Nebula Award come best novel del 2015 che sembrava appositamente scritta per me. Ho scoperto che ci faranno un film, tremo già per la paura.

A parte ciò, il bosco è un ambiente che mi ha sempre affascinato. Sarà che dalle mie parti non esiste, sostituito dalla macchia mediterranea e da qualche quercia piegata dal maestrale, che cresce adattandosi all’ambiente che lo circonda, ma in me il bosco suscita il fascino dell’esotico. Immagino che questa ragazza stia ammirando gli alberi invernali, magari con in mano una tazza di tè fumante e si stia lasciando cullare dal silenzio in cui si trova immersa.

PS: Quarto appuntamento  della mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila…

 

A domani

 

Day Three: One-Word Inspiration…

Regret…

Rimorso, rimpianto. Strano che per l’inglese due parole che in italiano sono diverse possano essere sinonimi. Io preferisco interpretarla come rimpianto, come le tante occasioni che mi sono passate davanti e ho lasciato andar via a volte per incapacità (presunta) altre per indolenza. Preferisco pensare allo struggimento figlio della perdita di occasioni, di sentimenti, di persone. Il rimpianto di non aver salutato per bene chi stava andando via, il rimpianto di non aver detto la cosa giusta al momento giusto. Per anni non ho fatto altro che farmi corrodere dai rimpianti poi ho deciso che ne avevo abbastanza. Non si può, non si deve, ogni lasciata è sì persa ma, non essendo in possesso di nessuna macchina del tempo, non ci si può fare nulla.
Da adolescente presi una cotta paurosa per un ragazzo molto popolare e, a mio parere e non solo, molto bello. Non ricordo bene come diventai sua amica e poi me ne innamorai. Reduce da una bruttissima botta amorosa (bruttissima botta amorosa nell’accezione di una sedicenne) decisi di non dichiarami e sopportai in silenzio quando mi disse che per lui non ero un’amica ma un amico, quando mi chiese un consiglio su chi scegliere tra due ragazze. Per fortuna poi arrivò il diploma e le nostre strade si divisero (ovviamente per fortuna della mia psiche), però il rimpianto di non essermi fatta avanti aveva iniziato a corrodermi da dentro, al punto di scrivergli una lettera (che gli inglesi definirebbero soppy) che rimase per qualche mese dentro il mio portafoglio come una reliquia. Un giorno, tornata a casa da un esame particolarmente stressante e un po’ triste per la salute di una persona a me cara, aprii il portafoglio e tirai fuori la lettera; pensavo che, nel leggerla, avrei trovato consolazione in quel sentimento. Al contrario, man mano che scorrevo le frasi, mi rendevo conto di quanto quel pezzo di carta inchiostrato fosse inutile e al limite del masochismo. Che senso ha una lettera se non viene consegnata? Nessuno. Avevo preso una decisione tempo prima e rimuginarci sopra era inutile. Così presi un accendino e la bruciai. Fu un’esperienza catartica. Non c’è più alcun rimpianto da parte mia per questa storiella adolescenziale, ai tempi decisi che tacere era la cosa migliore per me, così è stato.
Fantasticare di ciò che sarebbe potuto essere può sembrare tremendamente dolce e consolatorio, in realtà è una menzogna che ci raccontiamo perché non siamo contenti del periodo che stiamo vivendo. Forse è meglio smettere di mentire e cercare di migliorare la realtà che viviamo quotidianamente.
In piccolo io ci sto provando. Non sempre ci riesco ma quando ce la faccio mi rendo conto che le cose belle sono quelle vissute, non quelle nate e morte nel “castello della mente”.


PS: Oggi un po’ più tardi ma continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Siamo a tre.

See you tomorrow

 

 

 

Day Two: Write a List

Secondo giorno della everyday inspiration, oggi è il momento di fare una lista. Sarebbe stato bello fare una lista tipo quella della spesa, asettica e non coinvolgente e invece appare una piccola lista di cose che mi piacciono (o che mi piace fare).

  1. Mi piace leggere. Credo che sia una delle mie attività preferite al mondo, sapevo che mi sarebbe piaciuto talmente tanto che, secondo i racconti dei miei, ho imparato da sola. A volte mi perdo talmente tanto nella lettura che mi scordo che sono le due del mattino.
  2. Mi piace il verde. Tantissimo, al punto che è il mio colore preferito, ma non è stato sempre così. Quando ero molto piccola il mio colore preferito era il banalissimo rosa ma, pensando fosse troppo banale, iniziai a dire verde. Lo dissi talmente tante volte da convincermene. In realtà il rosa (o meglio il fucsia) mi piace tantissimo e, oltretutto si abbina bene col verde.
  3. Mi piace il tè. Non la bustina di tè che trovi al supermercato, ma il tè in foglie da comprare nei negozi specializzati. In modo particolare amo il tè verde e, a volte, arrivo a berne quasi un litro in una giornata. Il tè porta direttamente al quarto punto di questa lista.
  4. Mi piacciono le tazze da tè e le tisaniere. Ne ho ricevuto due per il compleanno e sono stata felicissima.
  5. Mi piace fare le foto. Ho comprato anche una mirrorless e ho ricevuto in regalo un treppiedi ma, a dire la verità non sono niente di che a fare foto. Questo però non significa che io rinunci fare foto (o che mi piaccia essere il soggetto delle foto in questione).

Disclaimer: Sto partecipando alla #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Questo è il giorno due e scrivere per due giorni di fila è già un traguardo. A domani