Letture di luglio

Il caldo anomalo sembra aver abbandonato queste parti quindi posso riaccendere il pc e parlarvi brevemente delle mie letture del mese scorso. Nel mese appena passato ho letto 7 libri, per la maggior parte non particolarmente lunghi ma di generi estremamente diversi tra cui spicca un libro che mi è piaciuto tantissimo e si è rivelato un affare (per dirla in maniera super simpatica un affarONE).
Bando alle ciance e parliamo quindi delle mie letture di luglio. Ovviamente dopo la foto brutta.

Continua a leggere…

La Sardegna che non si affaccia sul mare I: Su stampu e su turrunu a Sadali (CA)

Quest’anno, interrompendo la tradizione dello stare in zona per Pasquetta ho deciso, con la complicità di un’amica, di fare un piccolo “colpo di testa” e fare circa 600km in auto per andare dal mio ridente paesello del nord ovest della Sardegna fino a Sadali, un piccolissimo paese di neanche mille abitanti che si trova in quella zona della Sardegna che fino a una decina di anni fa era in provincia di Nuoro, mentre ora si trova in provincia di Cagliari al confine tra la Barbagia e il Sarcidano in una zona dove scorre il fiume Flumendosa (il secondo fiume della Sardegna). Il paese si trova su un altopiano ma del paese in sé non ho niente da dire perché mi sono diretta direttamente verso la zona delle cascate nota come Su stampu e su turrunu.

Su stampu e su turrunu. Lo benissimo che esistono cascate molto più imponenti (vedi Le Marmore rimanendo in Italia) ma arrivarci non è così semplice.
Su stampu e su turrunu. Lo benissimo che esistono cascate molto più imponenti (vedi Le Marmore rimanendo in Italia) ma arrivarci non è così semplice.

Partendo dalla cima dell’altopiano c’è una strada per la maggior parte praticabile e da un certo punto in poi un po’ impervia che dà su uno strapiombo (e forse se uno soffre di vertigini non è proprio il massimo da percorrere), ma ciò che si trova una volta scesi è bellissimo. Si è circondati da una sorta di canyon (credo che il termine corretto per identificare tutto ciò sia che il territorio è carsico ma non sono un geologo non fidatevi di me V.v) con di fronte la cascata e alle spalle un corso d’acqua che va ad affluire nel Flumendosa e un sentiero che porta a una serie di percorsi per escursionisti (che ovviamente non ho affrontato perché no io non sono propriamente un’escursionista, anzi) che arrivano addirittura ai paesi vicini, ricordo che con circa 13km di camminata si può arrivare al vicino paese di Seui. Vi lascio alle foto, che sapranno sicuramente descrivere meglio di me la bellezza del luogo, posso dire solo che, secondo me, ne è valsa la pena dal primo all’ultimo chilometro percorso.

Un solo avvertimento: niente tacchi, scarpe fashion o vestiti eleganti (io per fortuna avevo delle pessime scarpe da ginnastica portate nel caso che con gli stivaletti fossi morta di mal di piedi a metà strada, per una volta sono stata previdente V.v), quel che vi serve veramente è un bel paio di scarpe da ginnastica (e una buona dose di fiato specie nella risalita).

La scalinata per arrivare alle cascate...
La scalinata per arrivare alle cascate…
La cascata vista dall'interno della grotta. Sì, come i bambini non ho saputo resistere e agile come uno stegosauro mi sono arrampicata sulle pietre per entrare dentro la grotta e non cadere nell'acqua fredda. Missione compiuta V.v
La cascata vista dall’interno della grotta. Sì, come i bambini non ho saputo resistere e agile come uno stegosauro mi sono arrampicata sulle pietre per entrare dentro la grotta e non cadere nell’acqua fredda. Missione compiuta V.v
Momento infanzia II: c'è uno specchio d'acqua ed è fredda? Devo toccarla.  Risultato, vi beccate una bellissima foto con un giubbotto di una sobrietà imbarazzante.
Momento infanzia II: c’è uno specchio d’acqua ed è fredda? Devo toccarla.
Risultato, vi beccate una bellissima foto con un giubbotto di una sobrietà imbarazzante.
Per finire, uno sguardo a ciò che io chiamo canyon (ma non credo che si chiami così) e alla vegetazione che a differenza di molti altri posti in Sardegna è rigogliosa...
Per finire, uno sguardo a ciò che io chiamo canyon (ma non credo che si chiami così) e alla vegetazione che a differenza di molti altri posti in Sardegna è rigogliosa…

Scherzi del destino: un racconto di Alice Munro

E un certo genere di serietà in una ragazza rischia di offuscarne le grazie…

Ecco a voi un altro dei miei capolavori fotografici. Il giorno che comparirà una foto del mio kindle fatta come si deve, sappiate che non l'ho fatta io...
Ecco a voi un altro dei miei capolavori fotografici. Il giorno che comparirà una foto del mio kindle fatta come si deve, sappiate che non l’ho fatta io…

Ci sono situazioni nella vita che ti incastrano in una routine all’interno della quale non c’è spazio per la vita “normale”. Robin lo sa benissimo. Ha 26 anni, è un’infermiera e a casa deve occuparsi di sua sorella, trentenne bloccata nel corpo di una ragazzina dall’asma che l’ha resa cinica e disillusa. L’unico strappo alla regola, nella vita monotona di Robin, fatta di lavoro, casa, chiesa e poco altro,  è una serata a teatro in città, rigorosamente da sola a seguire un’opera di Shakespeare in città. Alla fine di ogni spettacolo poi, la ragazza si regala un panino prima di tornare alla stazione e al treno che la riporterà alla sua vita quotidiana.

Un anno però qualcosa cambia, Robin si incanta a guardarsi allo specchio e scorda la borsa nei bagni del teatro senza più ritrovarla. Senza soldi e senza documenti non sa proprio cosa fare fino all’incontro scontro con un dobermann e il suo padrone. E da qui tutto cambia. Per una sera la vita di Robin si stravolge, scompaiono le preoccupazioni, le afflizioni della vita quotidiana e compare la follia dell’attrazione, dell’amore a prima vista per lo straniero, il montenegrino dai capelli rossi e la promessa di un nuovo incontro in concomitanza del regalo che Robin si fa ogni anno.

E qui mi fermo o racconterei tutto, se però avete un’idea di ciò e cosa scrive la Munro capirete benissimo che le cose non sono così facili, né così lineari, né per forza tristi e sconsolate.

Scherzi del destino è, a mio modesto e totalmente personale parere, un racconto magistrale. Nelle poche pagine che un racconto può offrire l’autrice è riuscita a coinvolgermi e avvolgermi nella storia di Robin, una storia che seppure possa apparire ai giorni nostri più verosimile che veritiera permette di poter empatizzare con la protagonista e le sue piccole ossessioni. Il tutto si inserisce nel classico stile della Munro che apre lunghe parentesi nel passato per poi tornare al presente senza dare l’impressione di essersi persa. La conclusione che va a spiegare perfettamente il titolo del racconto stesso (in inglese  è forse la parte più vera per quanto impensata e impensabile. La vita ci fa scherzi quotidianamente e non sono mai privi di conseguenze.

Scherzi del destino è un racconto del premio Nobel per la letteratura 2013 Alice Munro, pubblicato in Italia nel 2004 all’interno della raccolta In Fuga da Einaudi e reso disponibile come racconto singolo a partire dal 2013 in ebook nella collana Einaudi Quanti (io l’ho acquistato sullo store di Amazon al prezzo di 1.99 euro).

PS:

A margine del breve commento al racconto volevo segnalarvi l’uscita nei cinema proprio oggi (non in quelli italiani però) di un adattamento di un altro racconto della Munro. Si tratta di Hateship, Loveship il racconto che dà il titolo alla raccolta Nemico, Amico, Amante (ne avevo già parlato qui se vi interessa sapere cosa ne penso). Ho visto il trailer e sembra ci siano alcune discrepanze, si parla di mail al posto di lettere e di Chicago invece che di Gdynis. Sarei curiosa di vederlo se fosse disponibile nel mercato italiano o anche se le recensioni dei critici su Rotten Tomatoes non erano poi così favorevoli. Facendo un rapido giro sul web, troverete sicuramente il trailer.

La locandina del film Hateship Loveship, da oggi nei cinema statunitensi. A oggi senza alcun distributore italiano.

 

 

Un buon proposito, non solo di lettura

S’abba tenet memoria*

Ricorderete sicuramente tutti l’alluvione che ha colpito, con incredibile forza e terribili conseguenze, la Sardegna lo scorso 18 e 19 novembre. È notizia di queste giorni la morte dell’uomo che, poiché incapace di muoversi, aveva assistito impotente alla morte della moglie. Indirettamente, anche lui è una vittima di Cleopatra.

Nei giorni immediatamente successivi si è mossa un’enorme macchina della solidarietà autogestita e di iniziativa popolare a cui tutti i sardi non colpiti dalla tragedia hanno generosamente contribuito con generi di prima necessità, medicinali e anche giochi per i bambini che sono stati consegnati lo scorso Natale. Si sono attivati anche altri canali come l’sms solidale e la raccolta fondi su conti correnti predisposti anche dagli stessi Comuni alluvionati.
Le iniziative a sostegno della ricostruzione non si sono però fermate e, la scorsa settimana è uscito un piccolo libro, sia cartaceo che in versione ebook che ha come unico scopo quello di raccogliere fondi per uno dei paesi più duramente colpiti, Bitti.

Immagine
Riuscirò a fare una foto come si deve dei libri che leggo sull’ebook reader? Io credo di no.

Si tratta di Sei per la Sardegna, raccolta di racconti e intrusioni poetiche scritti dai sei scrittori sardi che pubblicano con la casa editrice Einaudi ovvero Marcello Fois, Michela Murgia, Francesco Abate, Salvatore Mannuzzu,  Alessandro De Roma e Flavio Soriga. Nelle 72 pagine non ci sono lacrimevoli richieste d’aiuto ma racconti di varia natura e poesie che si ricollegano alla tradizione sarda. Un’occasione per conoscere nuovi autori o, come nel mio caso, tornare ad apprezzarli.

Personalmente i miei due racconti preferiti sono stati “Un uomo fortunato” di Francesco Abate e “Grilli in testa” di Flavio Soriga ma sono tutti talmente brevi che mi parrebbe ingiusto dire anche solo di cosa parlano. Dirò solo che si sta in Sardegna ma si viaggia, in India, Sud America, Africa e in nessun luogo se non in quello dei ricordi.

Molto bella è anche l’introduzione alla raccolta di racconti che, ancora una volta, mostra la quota di verità che si nasconde dei modi di dire della saggezza popolare (in questo caso sarda).

È importante sottolineare che sia gli autori che l’editore hanno rinunciato ai proventi del libro per donarli totalmente al già citato comune di Bitti che, a causa dell’alluvione, si è trovato a mancare letteralmente il terreno sotto i piedi. Quindi se vi interessa dare una mano ma non in modo che sembri carità, gli scrittori sardi vi offrono qualcosa in cambio.

Sei per la Sardegna (72 pagine) è pubblicato da Einaudi al prezzo di 6 euro per la versione cartacea, 3.99 euro per l’ebook.

* L’acqua ricorda (e quindi cerca di tornare al suo corso naturale diverso da quello creato dall’uomo per soddisfare le sue esigenze)

PS: Se volete informazioni più dettagliate visitate la pagina dell’editore dedicata all’opera.

I buoni propositi del 2014 II: Nemico, Amico, Amante… di Alice Munro

Le donne sanno scrivere. Non meglio degli uomini, non peggio. Semplicemente diversamente. A causa della loro sensibilità differente, a causa della biologia che fa circolare diversi ormoni in uomini e donne, le cause possono essere molteplici. Sia chiaro che non tutte le donne sanno scrivere, né tutti gli uomini e a volte, misteriosamente, alcuni di quelli che non sanno scrivere pubblicano libri e hanno successo. Tutto questo preambolo senza senso per dire che  Alice Munro, a mio modesto parere, sa scrivere e scrive di ciò che caratterizza la vita delle donne: l’amore. Non l’amore nel senso di romanzo in cui i protagonisti sono alla perenne ricerca dell’anima gemella,  ricerca che si dimostra spesso travagliata e perigliosa bensì nel delicato susseguirsi di racconti su come l’amore si possa manifestare nella quotidianità, come possa o non possa sconvolgere la vita delle persone, come sia uno dei più grandi tesori da conservare e riportare alla memoria nei momenti di difficoltà.

Quello che provava era una specie di leggerezza indulgente, quasi una voglia di ridere. Un fremito di affettuosa ilarità, che ebbe la meglio su tutto il dolore e il senso di vuoto, per il momento.

Finalmente un libro di racconti che mi ha convinta del tutto. O questo è uno spoiler? XD
Finalmente un libro di racconti che mi ha convinta del tutto. Ops questo è uno spoiler! XD

Alice Munro ha vinto il premio Nobel per la Letteratura lo scorso 10 ottobre 2013 e, secondo me, se lo è meritato. La motivazione “maestra del racconto breve contemporaneo” è quantomai corretta e posso dire, senza alcun dubbio che questo è il primo libro di racconti da me letto che mi ha convinta al 100%. Nel corso dei 9 racconti di Nemico, Amico, Amante… nulla è andato fuori posto. Le nove protagoniste, tutte donne, hanno raccontato la loro storia in un intreccio tra passato e presente che non risulta mai pesante o fuori posto ma che svela la natura, le paure e i sogni (spesso infranti una volta nel presente) di ognuna di esse.

C’è chi con uno scherzo non troppo innocente è convinta di aver rovinato più di una vita e  invece, inconsapevolmente, ne ha salvate due e contribuito alla nascita di un amore; c’è la scoperta della malattia e la paura che ogni cambiamento clinico porta sia in peggio sia in meglio,  sono presenti il lento declino fisico e mentale, la fuga da uomini incapaci di amare talmente sono rinchiusi in schemi mentali che non ammettono l’errore ma che, in compenso, li rendono ciechi e sordi a ciò che li circonda. C’è la “lotta” tra creazionismo e ateismo. C’è la vita sullo sfondo del Canada. C’è l’amore, quello vero.

C’è, soprattutto, un libro scritto bene. Una volta iniziato un racconto mi è stato impossibile riporre il libro prima della fine dello stesso anche se ho preferito far passare un po’ tra la lettura di un racconto e l’altro per consentire a ogni storia di “decantare” nella mia mente, di lasciare la propria opinione.

Nemico, Amico, Amante… è un libro che consiglierei a tutti, senza se e senza ma, una raccolta di racconti realistica e irreale, una prosa piena di poesia senza bisogno di versi.

– Portami da un’altra parte, – disse

Lui la guardò dritta negli occhi. Disse: – Sì.

PS: Spero di aver convinto qualcuno a provare la lettura di questo titolo. Non so se si sia capito, ma mi ha profondamente colpita e credo che, prima o poi, mi regalerò un nuovo viaggio nel mondo dei racconti della Munro che mi ha così bene accolta.  Per chi fosse curioso non so quale sarà la mia prossima lettura, ho quattro titoli che aspettano di essere letti vedrò cosa mi dirà l’ispirazione del momento al momento di accendere il Kindle.

Ah ovviamente dimenticavo: Nemico, Amico, Amante… è edito in Italia da Einaudi nella collana SuperET e disponibile al prezzo di 12 euro in formato cartaceo e a 6.99 euro sul Kindle Store di Amazon.

I buoni propositi di lettura di MariaSte: I salici ciechi e la donna addormentata

Ormai non ho quasi più sentimenti. Anche il mio calore se n’è andato lontano. A volte mi dimentico persino di averlo avuto.

I salici ciechi e la donna addormentata (Einaudi Super ET 13 euro) è una raccolta di 24 racconti di Haruki Murakami, scritti nell’arco di poco più di 20 anni, dal 1983 al 2005, di lunghezza ed argomento variabile. Tra essi spunta “La Lucciola” che altri non è che il racconto da cui è stato tratto Norwegian Wood, di cui ho parlato in passato.

La bellissima cover del libro. Mi ha colpita sin da quando l'ho vista in libreria per la prima volta.
La bellissima cover del libro. Mi ha colpita sin da quando l’ho vista in libreria per la prima volta.

Fare un riassunto sarebbe inutile e praticamente impossibile e non tutti i racconti mi sono rimasti impressi allo stesso modo. Alcuni mi sono piaciuti, altri mi hanno lasciato l’amaro in bocca, di un paio ancora oggi stento a capire il senso.  Tra i racconti che mi sono rimasti impressi più  degli altri, c’è quello da cui ho preso la citazione ad inizio post ovvero “L’uomo di ghiaccio“, storia di un amore condannato dalla natura stessa dell’uomo protagonista che porterà gli amanti nella prigione di ghiaccio più grande della terra. Ci sono poi “I gatti antropofagi” una storia di fuga dal mondo, dalle responsabilità e del vuoto che ciò può portare, il in qualche modo fortemente inquietante “Granchi” storia di scelte banali come il ristorante e di conseguenze che scombussolano corpo e anima ed il racconto finale “La scimmia di Shinagawa” storia di una donna che scorda solo il suo nome perché le è stato rubato da una scimmia ladra di nomi a sua insaputa e solo a causa di un evento sepolto nell’adolescenza della donna stessa.

Il più grande pregio di questo libro credo sia stato quello di farmi inquadrare il mio rapporto con l’autore che, dopo la lettura di Norwegian Wood era più confuso ma più entusiasta. Da qualche parte ho letto che Murakami lo sia ama o lo si odia. Io non rientro in nessuna di queste due categorie. Se lo odiassi non avrei letto anche altro dell’autore e non sarei curiosa di leggere almeno un altro titolo ma non posso assolutamente dire di amarlo. Per quanto in alcuni punti la lettura sia molto facile non riesco a non vedere qualcosa di macchinoso nella sua produzione. Mi spiego meglio: per me la letteratura di Murakami è una sorta di ibrido (insomma non è né carne né pesce), un qualcuno che, con i suoi romanzi, cerca di porsi nel mezzo (non so quanto volontariamente o quanto a causa delle sue stesse influenze) tra letteratura giapponese e letteratura occidentale. Mi sbaglierò ma lo vedo da un lato strizzare l’occhio a noi occidentali con tutti questi riferimenti al jazz, ad un certo tipo di letteratura americana del primo novecento che di primo acchito rapiscono un certo tipo di lettore, dall’altro però è ben legato ad alcune tradizioni, a certi modi di fare e pensare tipicamente giapponesi che, per chi è digiuno della cultura giapponese, sono ostici da digerire e spesso vengono accettati passivamente (un po’ per pigrizia, un po’ perché non vanno ad inficiare la lettura in maniera fondamentale almeno ad una lettura più  superficiale e di intrattenimento). I riferimenti alla cultura occidentale e giapponese però sono praticamente sempre gli stessi e dopo un po’ ci si aspetta che compaia quella canzone tanto amata dal protagonista e poco nota al pubblico o che la ragazza amata dal protagonista sia effimera e scompaia o anche, più semplicemente, il senso di smarrimento fisico oltre che mentale che spesso coglie il protagonista e di riflesso il lettore. Non intendo assolutamente dire che sia  un autore ripetitivo o, ancora peggio, noioso, semplicemente i suoi temi sono quelli e nel corso dei suoi libri ricorrono come impronta digitale dell’autore seppure in contesti diversi. Più che altro mi è stato molto facile individuare i temi cari all’autore e che ricorrono nel corso della sua produzione; forse il leggere un libro fatto di racconti e constatare che nella finestra temporale che li raccoglie lo stile e la prosa siano migliorati (almeno nell’edizione italiana perché nulla posso dire sul libro originale) ma che i temi siano rimasti gli stessi non mi ha entusiasmata più di tanto.

Alla fine dei conti posso dire di ritenere Haruki Murakami un buono scrittore, un buon narratore che però non ha fatto scattare in me la scintilla per potermelo far considerare ottimo. Lungi da me dire cose tipo “ah la letteratura giapponese è ben altro” perché in vita mia ho letto un libro di Banana Yoshimoto durante l’adolescenza, Sly se ben ricordo il titolo, che non mi era piaciuto per niente e Io sono un gatto di Sōseki (ed anche di questo ho parlato in precedenza su questo blog e che potete leggere qua per vedere cosa ne ho pensato) e sarebbe assurdo e pretestuoso parlare a questo modo. Io mi baso semplicemente sulle sensazioni che provo durante la lettura, su quanto questa sia per me facile, sul tempo e la fatica che impiego a leggere un libro. E leggendo i libri di Murakami non riesco a sentirmi partecipe di tutto ciò che accade, a essere empatica con tutte le sensazione ed emozioni che probabilmente l’autore vuole trasmettere. Mi sento un po’ a metà, una parte coinvolta e l’altra che guarda tutto dall’alto con indifferenza. Colpa mia? Colpa sua? Credo la verità stia nel mezzo.

Leggere I Gatti Antropofagi al parco però è stato estremamente piacevole, la brezza degli alberi in contrasto con il caldo della Grecia.
Leggere I Gatti Antropofagi al parco però è stato estremamente piacevole, la brezza degli alberi in contrasto con il caldo della Grecia.

Non saprei se consigliarvi questo libro, forse sì. Forse è quello giusto con cui provare se c’è del feeling con l’autore. I racconti sono variegati, le ambientazioni sono le più disparate anche se i temi di fondo sono sempre gli stessi. Credo che se un lettore non riuscisse a finire I salici ciechi e la donna addormentata potrebbe benissimo salutare Murakami ed andare avanti nella sua vita di lettore con tranquillità escludendo i libri di Murakami da quelli da leggere. Non penso sia un problema non riuscire a leggere qualcuno di tanto acclamato ed amato. Grazie al cielo siamo ancora liberi di leggere ciò che ci piace e siamo liberi di non farci piacere ciò che piace a tutti.

(Hai capito Cime Tempestose? Sì mi riferisco a te, lo so che sei un capolavoro ma io e te non riusciamo ad andare oltre pagina 10, un motivo ci sarà, mea culpa lo ammetto ma non riesco proprio a digerirti)