Stranger Things Book Tag

Eccomi di nuovo da queste parti con un book tag*, non credo di averne mai fatti ma questo, che ho visto sul blog Aliena come te (qui trovate il suo post), mi è parso carino e ho pensato di rispondere (non sono stata taggata da nessuno quindi non taggherò nessuno ma, se qualcuno passa da queste parti e vuole farlo è il benvenuto). Eh sì, sono passati mesi da quando questo tag girava per la book community, ma facciamo finta di niente. Il tag a cui voglio rispondere oggi è lo Stranger Things Book Tag. Sì, un tag libresco ispirato a quella che è stata, senza dubbio, la serie dell’estate 2016, capace di catturare l’attenzione di tantissimi spettatori con quell’atmosfera profondamente anni ’80 di cui noi trentenni e quarantenni siamo e saremo sempre vittime affascinate. Ci sono otto domande (o meglio 8 categorie). Siete curiosi di conoscere le risposte?
Anche se non lo siete, ecco a voi le mie scelte.

Continua a leggere…

I propositi di lettura in inglese I: Annihilation di Jeff Vandermeer

In linea teorica questo post doveva essere pubblicato già da un mese fa, forse di più, ma per tutta una serie di circostanze mi ritrovo a scrivere oggi, incredibilmente parlando di nuovo di libri, per la precisione di Annihilation di Jeff Vandermeer.

2015-06-21 16.46.18
Sì, niente ebook questa volta, la differenza di prezzo era troppo poca e poi la copertina mi piaceva troppo per averla solo in versione in bianco e nero (persona profonda mode on)

Continua a leggere…

Il terzo proposito di lettura del 2015: Cortesie per gli ospiti di Ian McEwan

Lo scorso Natale ho ricevuto in regalo due libri da un certo losco figuro che viene nominato con costanza da queste parti, sì insomma Yue di SayAdieutoYue e oggi vi parlo di uno dei due, Cortesie per gli ospiti di Ian McEwan, libro che nulla ha a che vedere con il programma omonimo che andava in onda qualche tempo fa su Real Time* (e in cui compariva a intervalli regolari come regalo fatto fai padroni di casa, suppongo che i giudici avessero talmente tante copie del libro da poterci fare regali riciclati per anni e anni)

Libro cartaceo = no foto terrificante del mio lettore ebook
Libro cartaceo = no foto terrificante del mio lettore ebook

 

Continua a leggere…

Il secondo proposito di lettura del 2015: La Nemica di Irène Némirovsky

Nello scorso proposito di lettura (lo trovate qui) avevo accennato al fatto di aver trovato un paio di titoli interessanti grazie al periodo di prova di Kindle Unlimited il primo era Stoner, il secondo è questo. Attualmente i libri non si trovano più sul mio lettore, l’abbonamento è scaduto e non avendo io rinnovato i libri sono tornati nell’etere amazoniano senza particolari rimpianti.
Oggi vi parlo di un libro  il cui finale proprio non è piaciuto, o meglio ha scatenato in me una reazione descrivibile solo col contributo qui sotto:

e15960429e2ef92fcdbc2faa7352d5fa.jpg
Ma seriamente? Mi stai prendendo in giro? Hai veramente il coraggio di finire in questo modo? Are you kidding me? Diglielo Tennant / Ten diglielo!

Si tratta de La Nemica di Irène Némirovsky.

Continua a leggere…

Il primo buon proposito di lettura del 2015: Stoner di John Williams

Nello scorso mese di dicembre ho deciso di usufruire del periodo di prova gratuito offerto dal servizio di Amazon Kindle Unlimited, non sono stata convinta al punto di rinnovare l’abbonamento (non tanto per il costo di 9.99 euro, quanto per il fatto che molti dei libri che mi interessavano li avrei dovuti comprare comunque in quanto non facenti parte il catalogo) ma ho trovato due libri che mi hanno fatto tornare la voglia di parlare di libri da queste parti.
Il primo titolo è Stoner di John Edward Williams, altrimenti poi lo confondiamo con John Williams quello che ha scritto questo (tanto per fare un esempio).
A mia insaputa, perché anche quando la letteratura la studiavo delle vita degli autori mi importava sino a un certo punto, Williams è una sorta di fenomeno editorale tardivo. Io di tutto ciò me ne sono infischiata e ho letto Stoner senza conoscere nulla del suo autore. Devo dire che è stata la scelta migliore.

Ecco tutta per vuoi l'ultima immagine della mia collezione di foto brutte fatte ai libri dentro il Kindle.
Ecco tutta per vuoi l’ultima immagine della mia collezione di foto brutte fatte ai libri dentro il Kindle.

 

Stoner è il racconto della vita del professore universitario William Stoner, un uomo che proviene dalla campagna e che non si allonterà mai più di 150km dal suo paese natale, una vita priva di guizzi o di fatti che la rendano speciale o, a primo impatto, degna di essere raccontata in un libro e con un finale che conosciamo sin dalle prime pagine del romanzo (sono certa che non ci voglia molta fantasia per capire come andrà a finire la storia della vita di una persona ma visto che ci siamo SPOILER: alla fine del libro, ma se lo leggerete lo saprete sin dall’inizio, il povero William Stoner Muore).

Cos’ha quindi di bello, di notevole, questo libro che a raccontare la trama non presenta nulla di speciale? È molto semplice, è tutto frutto della bravura dell’autore, che ti fa appassionare alla vita di un professore di letteratura inglese, che fa passare gli anni in un secondo senza però dare la sensazione di buttar via il racconto.
A mio modesto parere la dimostrazione che la bravura dello scrittore possa rendere interessante anche la trama più abusata.
Non è questione di innovare, di superare i cliché a tutti i costi, ciò che conta è saper scrivere. La differenza tra uno scrittore e una persona che scrive sta tutta là. Io su questo blog scrivo, ma è evidente che non è il mio mestiere o il mio talento la scrittura e quando questa sensazione la dà un libro, personalmente, la vivo come una presa in giro. Per carità, è bellissimo che oggi esista la possibilità di farsi conoscere e autopubblicarsi, ma io sono convinta che non tutti nasciamo scrittori (o musicisti, o poeti etc.) nonostante le attuali proposte in libreria provino a smentirmi in tutti i modi.

In definitiva consiglio Stoner a tutti, una lettura breve ma significativa seppur nel racconto di una vita come tante.
In Italia Stoner è pubblicato da Fazi ed è in vendita al prezzo di 14.88 euro in formato cartaceo e 12.99 euro in formato ebook sul Kindle Store di Amazon (con l’opzione di lettura gratuita se abbonati a Kindle Unlimited)

 

I buoni propositi di lettura del 2014 VIII: Il talento del cuoco di Martin Suter

Dopo una trentina di libri letti solo ed esclusivamente dal lettore ebook* dall’inizio del 2014 mi sono voluta concedere una lettura cartacea con tutti i pregi e i difetti che questa porta con sé.
Sì ho detto difetti perché (nel mio mondo sia chiaro eh)  le pagine stampate ad altezze diverse non vanno bene, sono fastidiose e segno di libro stampato male, così come le pieghe sulla carta e le pagine bianche con i segni della stampa delle altre pagine; sto pagando per avere un prodotto fatto bene non in maniera approssimativa, se trovo un vestito così lo riporto indietro perché difettato (probabile che sia stata io a trovare la copia difettosa in questo caso, non è un attacco all’editore più uno sfogo personale).
Fatto sta che sono andata in libreria, una molto carina che si trova ad Alghero e funziona anche come wine bar, mi sono fatta consigliare e sono uscita avendo tra le mani un romanzo dello scrittore svizzero Martin Suter dal titolo Il talento del cuoco.

La copertina de Il talento del cuoco (Sellerio Editore)
La copertina de Il talento del cuoco (Sellerio Editore)

“Perché ti interessa? Puoi trovare tutti i lavori che vuoi”
“È una cosa nuova” spiegò Andrea.
All’improvviso un razzo sbucò da dietro i tetti, rallentò la sua corsa verso l’alto, si fermò e un secondo dopo esplose in mille filamenti rossi che ricaddero verso terra. Si festeggiava il primo agosto. E la nascita di Love Food.

Continua a leggere…

I buoni propositi di lettura del 2014 VII: Shada l’avventura perduta di Douglas Adams di Gareth Roberts

Qualcuno potrebbe dire “Meno male che questi dovrebbero essere buoni propositi…” e ne avrebbe tutto il diritto. Non intendo né giustificarmi né stare là a inventare scuse, semplicemente nel tempo che avrei potuto dedicare alla scrittura ho fatto altro (tra cui iniziare svariate volte a parlare di questo libro per poi cancellare il tutto) mentre oggi mi sento ispirata a scrivere due frasi di senso compiuto.

Il verde che ispira l'anima, la scrittura, il riposino pomeridiano...
Il verde che ispira l’anima, la scrittura, il riposino pomeridiano…

Attenzione: questa “recensione” cercherà di essere spoiler free per quanto riguarda il libro in sé, ma se siete interessati a Doctor Who ma non lo avete mai seguito ci saranno dei lievi spoiler.

Ecco la cover italiana del libro, questa volta vi ho risparmiato una foto storta del Kindle
Ecco la cover italiana del libro, questa volta vi ho risparmiato una foto storta del Kindle

Il Dottore scosse la testa: “Professore, lei ha agito in modo tremendamente irresponsabile.
Credevo di essere io quello tremendamente irresponsabile, ma lei ha innalzato la nozione di tremenda irresponsabilità a livelli mai visti prima.

Shada, l’avventura perduta, l’episodio che doveva essere e non è stato, la storia mancante del quarto Dottore (il più amato dagli inglesi nonostante i sondaggi sparsi per il web, dove non votano di certo coloro che hanno avuto la fortuna di vedere le puntate in diretta negli anni’70) e che è arrivato a noi grazie a Gareth Roberts che ha trasformato una sceneggiatura del geniale Douglas Adams (sì ne ho già parlato qua con il bellissimo Guida Galattica per gli Autostoppisti) in un romanzo appassionante come una (quattro? cinque?) puntata dello show ma probabilmente non apprezzabile da chi è totalmente digiuno dal telefilm e assolutamente non interessato all’argomento; se invece siete interessati vi consiglio di informarvi su siti come Doctor-who.it o di seguire la programmazione di Rai4 che dà, più o meno a ciclo continuo, tutte le puntate della nuova serie (nuova serie iniziata nel 2005 dopo quasi 16 di assenza dagli schermi televisivi britannici).

Nel loro peregrinare attraverso lo spazio e il tempo il Dottore e i suoi companion (assistente? non esiste un termine corretto in italiano che renda l’idea) K-9, cane robot proveniente dal futuro, e Romana, una giovane (per il loro standard)  Signora del Tempo storica tornano sul nostro pianeta, la Terra per far visita a un vecchio amico del dottore in pensione, il Professor Chronotis, anche lui proveniente da Gallifrey e mascherato da anziano docente universitario di Cambridge. Peccato che, sulle tracce del Professore o meglio di un libro da lui sottratto ci sia anche Skagra: geniale, anaffettivo, praticamente incapace di provare sentimenti e totalmente concentrato sul suo obiettivo: trovare Shada il pianeta perduto e da lì estendere il suo dominio sull’intero universo.

Il quarto Dottore e Romana (II). Romana essendo Time Lady può rigenerare e durante la sua presenza nello show lo ha fatto in una maniera bizzarra
Il quarto Dottore e Romana (II). Romana essendo Time Lady può rigenerare e durante la sua presenza nello show lo ha fatto in una maniera bizzarra e un po’ anomala rispetto alle leggi che “dovrebbero” regolare il trucchetto preferito di ogni Time Lord che si rispetti.

Una storia del Dottore ambientata sul nostro pianeta non è tale se non vengono coinvolti gli esseri umani e facciamo quindi la conoscenza di Chris Parsons e Claire Keightley, due scienziati che studiano e lavorano a Cambridge, che hanno una relazione fatta solo di non detti e sentimenti taciuti coi quali dovranno fare i conti una volta venuti a contatto con le forme di vita aliene. (Venuti a contatto? Si potrebbe ben dire travolti e stravolti pur non perdendo la loro umanità)
I personaggi andranno a incontrarsi e scontrarsi, trovarsi e perdersi andando a creare ogni volta dei cliffhanger dal tipico sapore del telefilm spostandosi nello spazio dalla terra fino al tanto temuto pianeta Shada. La lettura è andata avanti a rilento, divisa in sei parti, un po’ come se avessi deciso di vedere una puntata alla volta, insomma al ritmo di una serie televisiva seguita religiosamente settimana per settimana. (NB: il libro è diviso di suo proprio in sei parti, non è stata una mia idea)

Di più non posso dire o farei spoiler, non scherzo ogni piccolo particolare della storia è incastrato all’interno del contesto generale e rimanda a eventi che accadranno nel corso delle pagine e porteranno al classico finale alla Doctor Who.
Il libro mi è piaciuto moltissimo, nonostante ci sia stata un po’ di difficoltà nella lettura, specie all’inizio perché la storia ci mette un attimo a ingranare e far capire da che parte si stia andando a parare. Mi sentirei di consigliarlo però solo ai fan della serie che potranno apprezzare in pieno e amare questa splendida avventura senza Dalek, Cybermen o i mostri più famosi senza doversi fermare ogni poche pagine a cercare di capire cosa sia questa o quella cosa (i concetti di base ribaditi svariate volte nel telefilm vengono spesso dati per scontati nel libro).

Shada – l’avventura perduta di Douglas Adams di Gareth Roberts è pubblicato in Italia da Mondandori nella collana Oscar Mondadori al prezzo di €14 (scontato su amazon.it a € 11.90) per il formato cartaceo e €6.99 in versione ebook.

A cinque anni Skagra stabilì categoricamente che Dio non esisteva. La maggior parte degli abitanti dell’universo, davanti a una simile rivelazione, reagisce in due modi: sospirando di sollievo o sprofondando nello sconforto. Solo Skagra se ne uscì con: “Ah, vuol dire che il posto è libero”.

Would you like a jelly baby? Una delle frasi storiche del quarto Dottore.
Would you like a jelly baby?
Una delle frasi storiche del quarto Dottore.

 

I buoni propositi di lettura del 2014 VI: Invisible Monsters di Chuck Palahniuk

Complici un paio di giorni in cui ho usufruito del fantasmagorico servizio di trasporto pubblico della mia regione per spostarmi dal mio paese alle due città vicine, ho sfruttato i viaggi di cui sopra per dedicarmi alla lettura e nel tempo record di 3 corse da meno di un’ora ho portato a conclusione un libro che avevo sul mio Kindle da un po’ di tempo ma che avevo sempre messo da parte in favore di altro che mi entusiasmava di più sul momento. In effetti ciò che ho letto è stato disturbante, privo di qualsiasi empatia, intricato, cattivo e crudo eppure reale nel suo essere totalmente inverosimile. Si tratta di Invisible Monsters di Chuck Palahniuk romanzo del 1999 che io leggo a soli 15 anni di distanza dalla sua pubblicazione.

La cover di Invisible Monsters. Tra le tante che si possono trovare in giro non è neanche la più disturbante.
La cover di Invisible Monsters. Tra le tante che si possono trovare in giro non è neanche la più disturbante.

 

*Attenzione: lievi, anzi lievissimi spoiler sulla trama. Nessun finale, nessun colpo di scena (forse mezzo)*

Shannon McFarland è una modella dal presunto successo. Si ritrova a fare pubblicità alle peggiori cose, sullo sfondo di macelli, sfasciacarrozze e altri ambienti degradanti per far risaltare la sua bellezza.
Ha un fidanzato di nome Manus, una migliore amica di nome Evie e conflitti mai risolti con i suoi genitori che venerano il suo fratello omosessuale scappato di casa a 16 anni e morto di AIDS. Poi un giorno tutto cambia: un incidente, uno sparo, gli uccelli e Shannon perde letteralmente la faccia e la bellezza. Senza più la mandibola, mangiata dagli uccelli, è oramai un mostro dal volto deforme senza più la possibilità di mangiare cibi solidi o di parlare in maniera comprensibile. L’infermiera/suora del reparto la vuole presentare agli uomini più deformi che passino per l’ospedale ma lei rifiuta. Non è più bella, non è più nessuno. Manus scompare, la sua amica la invita a casa ma solo per farla fuori, sembra non esserci alcuna via d’uscita quando arriva lei, la Principessa Brandy Alexander, così alta, bella e rifatta; così donna come neanche Shannon è mai stata nonostante una vaginoplastica separi  la principessa dall’esserlo biologicamente.
Brandy travolge e stravolge la vita di Shannon e la trascina in un viaggio alla ricerca di medicinali da trafugare tra Stati Uniti e Canada in un continuo cambiare identità e vita. Avvolta da veli che nascondono il suo volto Shannon non è più un mostro è un mistero e le persone amano il mistero. A far loro compagnia c’è il signor Alfa Romeo, una delle tante identità inventate da Brandy per Manus. Anche Brandy in realtà non è chi dice di essere ma questo lascio a voi scoprirlo o vi racconterei tutto.

In un mondo tanto patinato quanto vuoto, dove per far risaltare una bellezza del corpo si ricorre a qualunque mezzo i protagonisti hanno tutti perso la bussola, non sanno più chi sono, non sanno più chi vogliono, chi possono essere. Brandy scappa trascinando con sé Shannon la quale, più fugge via più capisce di aver bisogno della fuga perché non potendo più essere la modella bella, vuota e ingenua non ha la forza, i mezzi per poter capire cosa diventare. Eppure quando i pezzi del puzzle vanno tutti a incastrarsi in maniera (fin troppo) perfetta la vicenda si avvia a una conclusione in cui sembra esserci una speranza, un fragile equilibrio forse trovato per la prima volta, un dono che più grande non può esistere, la scoperta che dietro le foto, i vuoti complimenti, la notorietà c’era solo un folle e disperato bisogno di essere amate.
Palahniuk non si fa e non ci fa mancare nulla durante la vicenda andando ad affrontare diversi temi, tra cui spiccano quello dell’omosessualità, della transessualità e della ricerca di se stessi anche se non vengono affrontati in maniera troppa approfondita, visto anche il numero di pagine del romanzo (227 pagine). L’unico aspetto veramente “disturbante” per me durante la lettura è stato lo stile un po’ confusionario e ballerino fino al momento in cui non si comprende il perché la protagonista (narratrice in prima persona della vicenda) continui a rivolgersi al lettore come i fotografi si rivolgevano a lei quando era una modella, in un’imitazione anche a livello stilistico del vuoto di quel mondo che Palahniuk sembra voler accusare.
In definitiva un libro da leggere ma non per tutti, credo che lo stile dell’autore possa allontanare un certo tipo di lettori che amano una narrazione più lineare e, d’altra parte, capisco che ci siano persone poco interessate a temi e autori tanto eclettici quanto disturbanti.

Questo non è stato il mio primo incontro con Palahniuk né sarà l’ultimo (ho già un altro suo romanzo che mi aspetta, ma dovrà aspettare un altro po’); dello stesso autore ho letto, poco più di una decina di anni fa, Fight Club sull’onda emotiva del film che sembrava aver travolto tutto e tutti tra le mura del liceo, però mi ricordo più il film (o meglio Edward Norton) del libro, cioè ricordo che il finale fosse diverso ma dovrei dargli nuovamente uno sguardo. Di sicuro però lo ricordo come una lettura meno cervellotica di Invisible Monsters con uno stile non interrotto ogni poche frasi dal classico “Dammi più cuore, Dammi più verità” (che poi non so se nel libro ci sia veramente questa combinazione, ma sono talmente tante che potrei averci preso V.v).

Invisible Monsters è pubblicato nella collana Piccola Biblioteca Oscar di Mondadori ed è in vendita al prezzo di 9.50 euro in edizione cartacea e al prezzo di 6.76 euro in formato ebook sul Kindle Store di Amazon.it e  6.99 euro sullo store Kobobooks.


Ti metti a contare i fatti ed è deprimente.

Posso mangiare solo cibi per poppanti.

La mia migliore amica si è scopata il mio fidanzato.

Il mio fidanzato mi ha quasi accoltellato a morte.

Ho dato fuoco a una casa e per tutta la notte sono andata in giro puntando un fucile contro gente innocente.

Mio fratello che odio è tornato dai morti per mettermi in secondo piano.

Sono un mostro invisibile, e sono incapace di amare. Non so cosa sia peggio.

Scherzi del destino: un racconto di Alice Munro

E un certo genere di serietà in una ragazza rischia di offuscarne le grazie…

Ecco a voi un altro dei miei capolavori fotografici. Il giorno che comparirà una foto del mio kindle fatta come si deve, sappiate che non l'ho fatta io...
Ecco a voi un altro dei miei capolavori fotografici. Il giorno che comparirà una foto del mio kindle fatta come si deve, sappiate che non l’ho fatta io…

Ci sono situazioni nella vita che ti incastrano in una routine all’interno della quale non c’è spazio per la vita “normale”. Robin lo sa benissimo. Ha 26 anni, è un’infermiera e a casa deve occuparsi di sua sorella, trentenne bloccata nel corpo di una ragazzina dall’asma che l’ha resa cinica e disillusa. L’unico strappo alla regola, nella vita monotona di Robin, fatta di lavoro, casa, chiesa e poco altro,  è una serata a teatro in città, rigorosamente da sola a seguire un’opera di Shakespeare in città. Alla fine di ogni spettacolo poi, la ragazza si regala un panino prima di tornare alla stazione e al treno che la riporterà alla sua vita quotidiana.

Un anno però qualcosa cambia, Robin si incanta a guardarsi allo specchio e scorda la borsa nei bagni del teatro senza più ritrovarla. Senza soldi e senza documenti non sa proprio cosa fare fino all’incontro scontro con un dobermann e il suo padrone. E da qui tutto cambia. Per una sera la vita di Robin si stravolge, scompaiono le preoccupazioni, le afflizioni della vita quotidiana e compare la follia dell’attrazione, dell’amore a prima vista per lo straniero, il montenegrino dai capelli rossi e la promessa di un nuovo incontro in concomitanza del regalo che Robin si fa ogni anno.

E qui mi fermo o racconterei tutto, se però avete un’idea di ciò e cosa scrive la Munro capirete benissimo che le cose non sono così facili, né così lineari, né per forza tristi e sconsolate.

Scherzi del destino è, a mio modesto e totalmente personale parere, un racconto magistrale. Nelle poche pagine che un racconto può offrire l’autrice è riuscita a coinvolgermi e avvolgermi nella storia di Robin, una storia che seppure possa apparire ai giorni nostri più verosimile che veritiera permette di poter empatizzare con la protagonista e le sue piccole ossessioni. Il tutto si inserisce nel classico stile della Munro che apre lunghe parentesi nel passato per poi tornare al presente senza dare l’impressione di essersi persa. La conclusione che va a spiegare perfettamente il titolo del racconto stesso (in inglese  è forse la parte più vera per quanto impensata e impensabile. La vita ci fa scherzi quotidianamente e non sono mai privi di conseguenze.

Scherzi del destino è un racconto del premio Nobel per la letteratura 2013 Alice Munro, pubblicato in Italia nel 2004 all’interno della raccolta In Fuga da Einaudi e reso disponibile come racconto singolo a partire dal 2013 in ebook nella collana Einaudi Quanti (io l’ho acquistato sullo store di Amazon al prezzo di 1.99 euro).

PS:

A margine del breve commento al racconto volevo segnalarvi l’uscita nei cinema proprio oggi (non in quelli italiani però) di un adattamento di un altro racconto della Munro. Si tratta di Hateship, Loveship il racconto che dà il titolo alla raccolta Nemico, Amico, Amante (ne avevo già parlato qui se vi interessa sapere cosa ne penso). Ho visto il trailer e sembra ci siano alcune discrepanze, si parla di mail al posto di lettere e di Chicago invece che di Gdynis. Sarei curiosa di vederlo se fosse disponibile nel mercato italiano o anche se le recensioni dei critici su Rotten Tomatoes non erano poi così favorevoli. Facendo un rapido giro sul web, troverete sicuramente il trailer.

La locandina del film Hateship Loveship, da oggi nei cinema statunitensi. A oggi senza alcun distributore italiano.

 

 

Banana Yoshimoto e Yukio Mishima: due micro buoni propositi di lettura

Immagino (male) che qualcuno si sia chiesto che fine io abbia fatto, immagino (forse meglio) che qualcun altro abbia semplicemente pensato che, come molte volte lo scorso anno, io mi sia dimenticata del blog. In realtà non è proprio così, insomma…, ecco qualcuno può spiegarlo meglio di me.

Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un'invasione di cavallette!  Insomma ci siamo capiti no? (Ringraziamo in coro Jake "Joliet" Blues per questo momento altissimo di cinema)
Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!
Insomma ci siamo capiti no? (Ringraziamo in coro Jake “Joliet” Blues per questo momento altissimo di cinema)
Scherzi a parte, mi sono ammalata, due belle settimane in compagnia di una pregiata selezione dei più fastidiosi mali di (fine) stagione che mi hanno tenuta lontana dalla lettura di nuovi libri (e sì, poi c’erano le finali della Coppa del mondo di Sci e dovevo vederle era un dovere morale ma shhhh facciamo finta di nulla) tranne che per una serie di piccoli racconti disponibili solo in formato digitale di diversi autori a cura di Feltrinelli al prezzo di 99 centesimi l’uno.
Così ho pensato di parlarne un po’, dividendoli in maniera geografica e oggi quindi si parte per un piccolo viaggio in Giappone attraverso due racconti in un certo modo uniti dal tema e dai protagonisti  eppure lontani nel tempo.
Si tratta di La luce che c’è dentro le persone di Banana Yoshimoto e di Diario di Preghiere di Yukio Mishima.
Della Yoshimoto avevo letto, una quindicina di anni fa, Sly regalatomi nella convinzione (ora errata ai tempi non so quanto) che, visto che leggevo i manga, mi piacesse tutto ciò che fosse giapponese. A me il libro non era piaciuto un granché, l’avevo trovato veramente triste e privo di speranza e, se in tutto questo tempo  non avevo letto altro di suo, seppur ora non ricordi bene la trama, un motivo di sicuro c’era. Ammetto senza problemi che sia stato il prezzo ridotto, ma non troppo per un racconto di 14 pagine,  ad avermi convinta.
La luce che c'è dentro le persone - Banana Yoshimoto
La luce che c’è dentro le persone – Banana Yoshimoto                         Feltrinelli Zoom 0.99 euro

La luce che c’è dentro le persone è stato originariamente pubblicato all’interno della raccolta di racconti Ricordi di un vicolo cieco (edito anch’esso da Feltrinelli). Il racconto, scritto in prima persona, narra di una scrittrice amante della Francia e della letteratura francese e del ricordo che conserva del suo più caro amico d’infanzia. Di più non posso dire o racconterei tutto, dico solo che, nella sua brevità,  si va a inserire in maniera perfetta nei temi cari all’autrice, su tutti la famiglia, la sua resilienza e il suo essere una struttura che sopravvive ai singoli individui, sul fatto che ci sono cose che durano nel tempo e non sono quelle più solide e dure, quelle più legate alla terrà bensì sono  i fiumi che travolgono, trascinano, inghiottono e rimangono al loro posto.

Questo brevissimo racconto mi ha dato la stessa sensazione che può darti sentire un amico che decide di renderti partecipe di un suo ricordo particolarmente caro ma, un po’ per pudore, un po’ per il senso di possesso dato dal valore del ricordo stesso. Il racconto è stato troppo breve per poterlo fare mio, per immedesimarmi nella protagonista e, anche, per invogliarmi a leggere qualcosa di più lungo della Yoshimoto. Questa lettura, una decina di minuti scarsi, è stato un bel racconto che, dopo qualche giorno, si dimentica perché travolti da più pressanti e terrene faccende anche se, a livello inconscio, lascia la sua piccola traccia in chi lo ha letto.
Ah, ecco cosa significa durare nel tempo, pensai. Non è solo qualcosa di solido e sicuro. È come un fiume che è sempre lì, che inghiotte tutto, e che continua a scorrere come se niente fosse mai accaduto.
Diario di Preghiere - Yukio Mishima
Diario di Preghiere – Yukio Mishima Feltrinelli Zoom 0.99 euro

Diario di Preghiere è stato originariamente pubblicato all’interno della raccolta La foresta in fiore (edito in Italia  sempre da Feltrinelli) narra sempre di un’amicizia dei tempi dell’infanzia tra un bambino e una bambina che un giorno va a incrinarsi, per un motivo futile agli occhi di un lettore adulto ma fondamentale ai loro, ma che la vita continua a far incontrare senza che l’incomprensione riesca mai a risolversi. Yasuko e Yumio si conoscono grazie alla loro salute cagionevole e alla conoscenza tra le loro rispettive infermiere e diventano amici per la pelle, in un modo segreto e magico che riesce a tagliare fuori dai loro discorsi il resto del mondo. Yasuko e Yumio si appassionano ai pirati e costruiscono una mappa per ritrovare un tesoro che hanno nascosto in una casa abbandonata. Sarà proprio quel tesoro la causa della loro incomprensione, del silenzio che andrà a cadere e li porterà ad allontanarsi incontrandosi poi durante l’adolescenza per volontà altrui e mai la loro. Il lettore seguirà la vicenda dal punto di vista della giovane Yasuko e seguirà i suoi turbamenti interiori, la sua sofferenza e il rapporto con sua madre, fino alla naturale conclusione della vicenda.

Yukio Mishima non lo conoscevo, per nulla. O meglio avevo solo letto alcuni commenti comparsi sulla mia home page di facebook da parte di chi lo ha studiato all’Università. Sono andata quindi, a lettura del racconto conclusa, a informarmi su di lui e diciamo pure che ha avuto una vita “interessante” e una morte da suicida ancor più interessante, o meglio lucidamente studiata, programmata ed eseguita. (Se volete saperne qualcosa anche voi, con una breve ricerca su Wikipedia trovate la pagina dedicata a lui, io sono sempre stata un disastro a raccontare la vita degli autori anche a scuola o meglio lo evitavo ogni volta che si presentava l’occasione).

Diario di preghiere, a differenza de La luce che c’è dentro le persone  mi è piaciuto molto, sia come stile che come tema ma non so se riuscirò a leggere altro di Mishima visti i miei precedenti rapporti (quasi sempre fallimentari) con la letteratura giapponese. Forse è il caso di fermarsi qua e di godersi le belle sensazioni avute dalla lettura di queste 37 pagine, probabilmente non le più significative, più belle o importati scritte dall’autore ma che hanno saputo colpirmi, molto più di quelle della Yoshimoto.

La luce rotonda e leggera di quella lampada mi sembrava un piccolo anello magico, nel giardino le tenebre erano fitte e scure come l’interno di un vaso pieno di indaco.