July 2016 Wrap Up

Non sono puntualissima, ma ero in vacanza e sono tornata il 6 agosto stanchissima e sfatta. Oltretutto scrivere questi wrap up è abbastanza impegnativo (e mi rendo conto che forse è un formato che rende di più in video, ma io che vado in video ahahahahah…NO, non sarebbe un bello spettacolo). Dal punto di vista delle letture luglio è stato un mese migliore di giugno, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Inoltre sono riuscita a leggere in tre lingue diverse e direi che questo fatto è positivo.
Quindi, senza ulteriori preamboli ecco a voi le mie impressioni sulle letture del mese scorso.

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Ciao siamo i libri letti da Maria Stefania a luglio, sì siamo in una foto storta ma voi la perdonerete per la sua inettitudine fotografica, vero?

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June 2016 Wrap Up

Ogni promessa è debito ed ecco qui per voi il primo Wrap Up (spero di una lunga serie) con tutte le mie letture del mese passato. Lo scorso mese ho ripreso a leggere a ritmo serrato e, pur non riuscendo a scrivere una “recensione” completa per le mie letture ho pensato che potesse essere utile per qualcuno leggere due parole a riguardo. No, niente trama, solo impressioni!

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Il secondo proposito di lettura del 2015: La Nemica di Irène Némirovsky

Nello scorso proposito di lettura (lo trovate qui) avevo accennato al fatto di aver trovato un paio di titoli interessanti grazie al periodo di prova di Kindle Unlimited il primo era Stoner, il secondo è questo. Attualmente i libri non si trovano più sul mio lettore, l’abbonamento è scaduto e non avendo io rinnovato i libri sono tornati nell’etere amazoniano senza particolari rimpianti.
Oggi vi parlo di un libro  il cui finale proprio non è piaciuto, o meglio ha scatenato in me una reazione descrivibile solo col contributo qui sotto:

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Ma seriamente? Mi stai prendendo in giro? Hai veramente il coraggio di finire in questo modo? Are you kidding me? Diglielo Tennant / Ten diglielo!

Si tratta de La Nemica di Irène Némirovsky.

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I buoni propositi di lettura di MariaSte reloaded: Trent’anni e li dimostro di Amabile Giusti vs Trent’anni e li dimostro di Amabile Giusti

No, non mi sono bevuta il cervello. Non ho riletto Trent’anni e li dimostro e ne voglio parlare di nuovo. Quel libro non esiste più, cioè non è più in vendita. Esiste un altro Trent’anni e li dimostro con la stessa immagine di copertina e della stessa autrice, la calabrese Amabile Giusti.
Non cambia la sostanza, non cambia il genere (questo è un romance fatto e finito che ha avuto il dono della dignità di libro e non di Harmony) ma la storia è diversa. Uguale ma diversa.
La protagonista è sempre quella calamita per sfighe varie ed eventuali di nome Carlotta Lieti ma, come se fosse confermata la teoria degli universi paralleli anche se solo in ambiente letterario, che ha come coinquilino quel grandissimo stronzo di Luca Morli, una madre da plotone di esecuzione e una sorella presunta stronza.

Attenzione da qui in poi si parla come se chi legge avesse finito il libro quindi, se non volete spoiler fermatevi pure qua.

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Pensieri in libertà II: cose che cambiano, ebook deludenti e altre amenità

Come potete ben vedere ho cambiato il tema del blog e quindi spero abbiate salutato Marie Curie perché non tornerà. Il titolo del blog rimane lo stesso non avrebbe senso modificarlo perché è scomparso l’header. Ho anche modificato la pagina dove parlo di me (conseguenza di un compleanno e della dipartita della di cui sopra scienziata) e ho aggiunto delle FAQ, pur sapendo che non interesseranno, ma non si sa mai.

Sono stata ispirata da queste belle giornate di fine luglio (oserei definirle paradisiache con tutta l’ironia di cui posso essere capace) ad apportare questi cambiamenti, un po’ meno a leggere!

Il bellissimo e super estivo clima di luglio direttamente dal Balaguer. Ispira proprio estate.
Il bellissimo e super estivo clima di luglio direttamente dal Balaguer. Ispira proprio estate.

Luglio è stato un mese per me molto pieno tra impegni di carattere musicale (e per la mia carriera di musicista e contemporaneamente presentatrice dei suddetti concerti) e trasferte dall’altro capo della Sardegna; di conseguenza il tempo per la lettura di svago si è ridotto notevolmente, impegnato da quella finalizzata a concorsi, concerti, presentazioni e chi più ne ha più ne metta.

Ieri sera però sono riuscita a leggere un ebook ovvero L’orgoglio dei Richmond di Amabile Giusti. Spinta dal fatto che 30 anni e li dimostro (ne avevo parlato abbondantemente qui) della stessa autrice mi era piaciuto, l’ho letto tutto in un paio d’ore ma il giudizio non è stato lo stesso. C’erano alcune cose che ricordavano un sacco il suo precedente libro (che tra l’altro è stato ritirato da amazon perché verrà pubblicato a settembre anche in versione cartacea da Mondadori, come ha annunciato l’autrice attraverso la sua pagina Facebook) ovvero madre e sorella minore stronze ma bellissime e protagonista mora e apparentemente abbastanza cessa. Mi è sembrato inoltre di trovare un paio di cose che non tornavano dal punto di vista storico, ovvero le parrucche usate abitualmente e i piroscafi, per il resto come dire è un romance. Un romance storico, quelli che in tono sprezzante vengono definiti Harmony, letteratura romantica di serie D.
Io qualche romance storico l’ho letto, principalmente in inglese e ce ne sono di migliori. Molto. Attenzione questa non è una critica all’autrice il cui stile mi piace e per essere la prima volta che si cimenta con questo genere se l’è cavata in maniera più che sufficiente, è rivolta più che altro a tutti quei lettori che disprezzano a priori un genere (in questo caso i romance) e poi li leggono, anche avidamente, se vengono camuffati. Perché diciamocelo i romance hanno delle cover ATROCI e dei titoli, specie in italiano, da brividi ma quando ne arriva qualcuno con la cover da narrativa e un titolo diverso allora è bellissimo. Le commedie romantiche al cinema fanno quasi sempre ottimi incassi eppure sono la versione cinematografica di questo tipo di libri. Ma va be’, credo che questo sia uno di quei misteri della vita per il quale non c’è spiegazione e neanche Giacobbo e Bossari uniti in team potrebbero risolverlo.

Comunque, per il prezzo che ha potreste pure dare uno sguardo a “L’orgoglio dei Richmond” però solo se non avete l’allergia ai romance, altrimenti statene alla larga e spendete quell’euro per un caffè (aggiungendo un centesimo) o per un libro che più si confà ai vostri gusti!

L’orgoglio dei Richmond si trova esclusivamente on line al costo di 99 centesimi sul Kindle Store di amazon.it.

Scherzi del destino: un racconto di Alice Munro

E un certo genere di serietà in una ragazza rischia di offuscarne le grazie…

Ecco a voi un altro dei miei capolavori fotografici. Il giorno che comparirà una foto del mio kindle fatta come si deve, sappiate che non l'ho fatta io...
Ecco a voi un altro dei miei capolavori fotografici. Il giorno che comparirà una foto del mio kindle fatta come si deve, sappiate che non l’ho fatta io…

Ci sono situazioni nella vita che ti incastrano in una routine all’interno della quale non c’è spazio per la vita “normale”. Robin lo sa benissimo. Ha 26 anni, è un’infermiera e a casa deve occuparsi di sua sorella, trentenne bloccata nel corpo di una ragazzina dall’asma che l’ha resa cinica e disillusa. L’unico strappo alla regola, nella vita monotona di Robin, fatta di lavoro, casa, chiesa e poco altro,  è una serata a teatro in città, rigorosamente da sola a seguire un’opera di Shakespeare in città. Alla fine di ogni spettacolo poi, la ragazza si regala un panino prima di tornare alla stazione e al treno che la riporterà alla sua vita quotidiana.

Un anno però qualcosa cambia, Robin si incanta a guardarsi allo specchio e scorda la borsa nei bagni del teatro senza più ritrovarla. Senza soldi e senza documenti non sa proprio cosa fare fino all’incontro scontro con un dobermann e il suo padrone. E da qui tutto cambia. Per una sera la vita di Robin si stravolge, scompaiono le preoccupazioni, le afflizioni della vita quotidiana e compare la follia dell’attrazione, dell’amore a prima vista per lo straniero, il montenegrino dai capelli rossi e la promessa di un nuovo incontro in concomitanza del regalo che Robin si fa ogni anno.

E qui mi fermo o racconterei tutto, se però avete un’idea di ciò e cosa scrive la Munro capirete benissimo che le cose non sono così facili, né così lineari, né per forza tristi e sconsolate.

Scherzi del destino è, a mio modesto e totalmente personale parere, un racconto magistrale. Nelle poche pagine che un racconto può offrire l’autrice è riuscita a coinvolgermi e avvolgermi nella storia di Robin, una storia che seppure possa apparire ai giorni nostri più verosimile che veritiera permette di poter empatizzare con la protagonista e le sue piccole ossessioni. Il tutto si inserisce nel classico stile della Munro che apre lunghe parentesi nel passato per poi tornare al presente senza dare l’impressione di essersi persa. La conclusione che va a spiegare perfettamente il titolo del racconto stesso (in inglese  è forse la parte più vera per quanto impensata e impensabile. La vita ci fa scherzi quotidianamente e non sono mai privi di conseguenze.

Scherzi del destino è un racconto del premio Nobel per la letteratura 2013 Alice Munro, pubblicato in Italia nel 2004 all’interno della raccolta In Fuga da Einaudi e reso disponibile come racconto singolo a partire dal 2013 in ebook nella collana Einaudi Quanti (io l’ho acquistato sullo store di Amazon al prezzo di 1.99 euro).

PS:

A margine del breve commento al racconto volevo segnalarvi l’uscita nei cinema proprio oggi (non in quelli italiani però) di un adattamento di un altro racconto della Munro. Si tratta di Hateship, Loveship il racconto che dà il titolo alla raccolta Nemico, Amico, Amante (ne avevo già parlato qui se vi interessa sapere cosa ne penso). Ho visto il trailer e sembra ci siano alcune discrepanze, si parla di mail al posto di lettere e di Chicago invece che di Gdynis. Sarei curiosa di vederlo se fosse disponibile nel mercato italiano o anche se le recensioni dei critici su Rotten Tomatoes non erano poi così favorevoli. Facendo un rapido giro sul web, troverete sicuramente il trailer.

La locandina del film Hateship Loveship, da oggi nei cinema statunitensi. A oggi senza alcun distributore italiano.

 

 

I buoni propositi in ebook: Trent’anni e li dimostro di Amabile Giusti

Ecco qua il famoso libro misterioso di cui avevo accennato nell’altro post. Si tratta di un’opera che esiste solo in versione digitale sullo store di Amazon è che ho preso un po’ a scatola a chiusa al prezzo di 1.99 per circa 188 pagine.

Ecco quindi senza ulteriore indugio, in diretta dal mio Kindle, la copertina di “Trent’anni e li dimostro” di Amabile Giusti.

Prendo una barretta di fondente dalla dispensa e mi chiudo nella stanza. Sgranocchio rabbiosamente la cioccolata, come se volessi punirla. La inghiotto con dispetto, sottoponendola al castigo della digestione.*

Ecco qua quella che dovrebbe essere la protagonista che sorride e sembra fiera della sua chioma leonina (beata lei che riesce a portare i capelli ricci corti così, io sembro il re della foresta)

Ecco qua quella che dovrebbe essere la protagonista che sorride e sembra fiera della sua chioma leonina (beata lei che riesce a portare i capelli ricci corti così, io sembro il re della foresta)

Non sapevo nulla dell’autrice, Amabile Giusti, e anche ora la mia conoscenza si limita alla lettura di questo libro e al fatto che gli altri suoi due libri che ho trovato su Amazon.it, “Cuore Nero” e “Odyssea. Oltre il varco incantato” si trovino solo in formato digitale e siano a tematica fantasy*². Semplicemente il giorno di Natale cercavo un libro a basso costo per inaugurare il Kindle e l’occhio è caduto su questo per due motivi: il prezzo e il titolo. Così, pochi secondi e ho iniziato la lettura.

In un pomeriggio sonnacchioso e noioso come quello di Natale, incastrato tra il pranzo e l’arrivo dei parenti Trent’anni e li dimostro si è rivelato un piacevole intrattenimento, in grado di mantenere alta l’attenzione e di farmi leggere tutto d’un fiato l’intero libro in un paio d’ore ma niente di più. In realtà ho storto il naso in un paio di occasioni e per motivi differenti. Più che altro il “problema” è l’uso di un linguaggio a volte fin troppo scurrile in situazioni in cui, a mio parere, non era strettamente necessario. Anche se ci si accoppia senza travolgente sentimento d’ammmmmore non è che in automatico si scopa o si fotte, cadere nel “Io non faccio l’amore, Anastasia, io fotto senza pietà” (cit. pessima da un libro pessimo) non mi sembra certo il massimo dell’originalità, parere personale sia chiaro eh. A parte questo a livello stilistico, grammaticale etc. il libro è ben scritto e la lettura è molto fluida.

Devo poi capire perché la protagonista, la classica “sfighella” (passatemi l’inesistente termine) che condivide la casa con il dio del sesso sceso sulla terra, pronto a copulare con chiunque tranne che con lei basta che respiri (amiche della protagonista comprese) debba avere come simbolo della sua sfiga contrapposta alla somma figaggine della sorella i capelli ricci e ribelli. Eh no, NON CI STO. Sì questo è lo sfogo, inutile, di una persona condannata dalla vita ad una chioma riccia e fluente abbiate pietà, ho talmente tanti capelli che più di una parrucchiera si è lamentata di dolori al polso dopo avermi lisciato i capelli.

Un ultimo appunto, un momento di ignoranza che non mi faccio problemi ad ammettere. Qualcuno mi sa spiegare la differenza tra un romanzo rosa e uno chick-lit? Perché, probabilmente per miei limiti, la differenza non la vedo.

In definitiva, Trent’anni e li dimostro” si è rivelato un piacevole passatempo, un libro che consiglierei più alle donne che cercano sempre il lieto fine (in cui mi includo nonostante la dura corazza) che al resto dei lettori e che regalerà il lieto finale che dalle prime pagine, in fondo, tutti coloro che hanno deciso di iniziare la lettura sanno che verrà loro donato.

* Situazione a caso che suppongo sia capitata a più di una donna nella vita, quella splendida relazione di odio e amore col cioccolato, palliativo di ogni delusione d’amore  carico di endorfine e secondo alcuni articoli scientifici neanche così portatore di ciccia e brufoli (cit.)

*² Mi informano (grazie Yue) che esiste anche un libro cartaceo Non c’è niente che fa male così del 2009 che su Amazon però non è disponibile e proprio per quello non mi mostrava a una prima ricerca.

PS: Foto bonus e random della custodia del mio Kindle. Una roba di una sobrietà e serietà assolute. E sì la lettura del libro della Munro procede ma è un libro di racconti quindi non disperate arriva, arriva.

Sobrietà a palate in questa foto, tra unghie e custodia non saprei che scegliere.
Sobrietà a palate in questa foto, tra unghie e custodia non saprei che scegliere.

I bilanci del 2013: quali dei miei (pochi) buoni propositi di lettura vi è interessato di più?

In colpevole ritardo eccomi qua a parlare un po’ dell’anno appena trascorso e su come le cose siano andate per questo piccolo blog senza alcuna pretesa (e ci mancherebbe altro) . Ero partita bella pimpante e nei primi due mesi del 2013 ho recensito praticamente tutto quello che ho letto, poi è arrivato marzo e qualcosa si è inceppato (leggi non avevo tempo per scrivere, non sapevo che scrivere, mi stavo preparando per partire, insomma una marea di scuse). Sono stata a Terni e non ho scritto nulla (e non ho letto nulla, shame on me). Passata l’estate ho cercato di riprendere ma, alla fine, ho prodotto a fatica solo tre post, di cui uno che palesemente interessava me e al massimo i fan di Doctor Who più che i lettori abituali di libri. Questo però non vuol dire che io abbia smesso di leggere. Anzi ho letto di più rispetto ad anni passati, la verità è che più che altro c’è stata un po’ di fatica a riportare le mie impressioni su carta, data la mia proverbiale insicurezza che si trasmette un po’ a tutto ciò che faccio (sì anche a delle stupide recensioni).

Alla fine ho parlato di soli 8 libri nel 2013 su questo blog e i post che avete apprezzato di più sono due, con lo stesso esatto numero di visite: si tratta delle recensioni di “Norwegian Wood“di Haruki Murakami e di “Le notti Bianche” di Fëdor M. Dostoevskij.  Capisco il grande rumore attorno al primo autore, “Norwegian Wood” che è stato il mio incontro con lo stesso mi aveva lasciato molto più entusiasta che il resto delle letture. Di Murakami ho letto, ma non recensito “A sud del Confine a Ovest del Sole”. Il problema è che al terzo protagonista che ama lo stesso brano jazz che non conosce nessuno tranne lui, Murakami e tutti quelli che i suoi libri hanno letto mi sono un po’ cadute le braccia di fronte a tale rarefazione tanto che il regalo per il mio compleanno giace non letto (trattasi di 1Q84) e non ho intenzione per ora di iniziare la lettura. Per quanto riguarda Dostoevskij sapevo forse di andare più sul “sicuro” nonostante la tendenza diffusa a considerare la letteratura russa ottocentesca quel filino pesante (fosse solo per le dimensioni dei tomi).

A parte questo scarno bilancio che dire, a Natale è arrivato un regalo gradito (e aspettato) ovvero il Kindle Paperwhite. Questo mi ha finalmente consentito di smettere di leggere gli ebook al pc (provando a preservare un po’ della mia vista). In realtà l’ho già sfruttato, leggendo un libro di cui sto pensando se parlare e ora ho iniziato questo:

Di questo vorrei parlare sempre che riesca a scrivere o che, nel frattempo io non mi incanti a rileggere i soliti 3 libri che mi rapiscono sempre e comunque.
Di questo vorrei parlare sempre che riesca a scrivere o che, nel frattempo io non mi incanti a rileggere i soliti 3 libri che mi rapiscono sempre e comunque.

Credo si legga, comunque è “Nemico, Amico, Amante” di Alice Munro, la fresca vincitrice del premio Nobel per la letteratura. Vediamo se il prossimo post sarà su questo o sull’altro titolo “misterioso”.

Per questo 2014 avevo pensato di partecipare a una o più “Sfide di lettura” ma ho poi cambiato idea: mi conosco troppo bene e so benissimo che, quando mi impongo certe cose le lascio irrimediabilmente a metà. Quindi tutto ciò che riuscirò a leggere sarà il benvenuto e quello di cui riuscirò a parlare ancora di più.

Buon anno e buone letture a tutti!

PS: Magari potrei provare a parlare d’altro ogni tanto, ma non prometto nulla (vedere alla voce quando mi impongo certe cose le lascio irrimediabilmente a metà)