Progetto Primavera – Failed

Mi spiace tantissimo scrivere questo post, purtroppo però mi sono resa conto di non poter portare avanti il progetto. Non essendo io una persona che riesce a sedersi e scrivere i post in anticipo e poi programmarli (salvo casi eccezionali) mi rendo conto che le prossime domeniche per me saranno tutte più o meno occupate e quasi tutte totalmente fuori casa. Con sommo rammarico quindi mi vedo costretta a non partecipare più al bellissimo progetto di Alessandra e spero possiate continuare a seguirla nelle sue meravigliose scoperte di primavera.

Ci vediamo prestissimo per parlare di libri.
Questo mese sto leggendo veramente tanto e oltre ai libri pure dei fumetti, tra cui delle belle scoperte.

Buone letture a tutti!

Progetto Primavera 4*

Quarta domenica di questa serie di brevissimi post, uno per ogni domenica di primavera, nati per per condividere ogni settimana un piccolo (o grande) e bellissimo dettaglio in cui mi sono imbattuta nei sette giorni precedenti.

Colgo l’occasione per augurare a tutti coloro che la festeggiano una Buona Pasqua (o una buona mangiata di uova e dolciumi vari).

Il dettaglio di questa settimana è un’ode alla meteorologia, scienza tanto sviluppata quanto vittima dell’errore che aveva previsto per oggi una bellissima giornata primaverile di sole con un bel tepore e invece si è rivelata una ventosa giornata di primavera che si è portata dietro gli strascichi della pioggia (seppure poca) della notte passata.
L’imprevedibilità del meteo è qualcosa di bellissimo a mio parere, la dimostrazione che per quanto studiamo e creiamo modelli, la nostra comprensione del mondo è talmente limitata che ci sarà da studiare per noi e per le generazioni future!
Sarò di parte ma per me sono poche le cose più belle del voler soddisfare la propria sete di conoscenza (e perché no curiosità) scoprendo come funziona il mondo che ci circonda e che spesso diamo per scontato.

Ora torno a vegetare sul divano, ancora tantissimi auguri a tutti e a domenica prossima col progetto primavera!
*Ovviamente questa idea non è mia ma nasce sul blog di Alessandra di Aliena come te e spero che possiate partecipare in tanti.

 

Progetto Primavera 3*

Terza domenica di questa serie di brevissimi post, uno per ogni domenica di primavera, nati per per condividere ogni settimana un piccolo (o grande) e bellissimo dettaglio in cui mi sono imbattuta nei sette giorni precedenti.

Questa settimana è stata talmente folle che non so veramente se c’è un dettaglio che si meriti di finire da queste parti e forse dovrei solo festeggiare il mio ritorno a parlare di libri da queste parti. Dopo due mesi di silenzio assoluto sedermi e scrivere, senza aver programmato nulla, è stato bello e soddisfacente. Spero abbiate letto il post sulle letture e spero soprattutto di non far passare altri due mesi prima di parlare di letture!

Niente, proprio una cosa lampo questa settimana, mi spiace, niente mirabolanti avventure né affascinanti scoperte. Speriamo in meglio per la prossima!

A domenica prossima con un nuovo appuntamento del Progetto Primavera e con gli auguri di Buona Pasqua!
*Ovviamente questa idea non è mia ma nasce sul blog di Alessandra di Aliena come te e spero che possiate partecipare in tanti.

 

Progetto Primavera week 2

Nuovamente domenica, tempo del secondo appuntamento col Progetto Primavera, una serie di brevissimi post (uno per ogni domenica di primavera), nati per per condividere ogni settimana un piccolo (o grande) e bellissimo dettaglio in cui mi sono imbattuta nei sette giorni precedenti.

Il dettaglio di questa settimana appena passata è la ri-scoperta di quanto io preferisca le lunghe giornate di primavera. 
Grazie ora legale, mi avrai tolto un’ora di sonno ma almeno non fa buio alle 5 del pomeriggio.

In realtà questa settimana sono stata rimasta più o meno chiusa in casa per la maggior parte del tempo causa febbre e raffreddore. In pratica, fino a ieri, sono uscita solo quando strettamente necessario. Quindi spero di iniziare a godermi queste lunghe giornate a partire dai prossimi giorni anche perché tutti sono già in giro primaverili e io sembra venire direttamente dalla Siberia in pieno inverno. Sì sono abbastanza freddolosa, se penso che da adolescente ero portatrice sana di magliette e giubbini cortissimi e rigorosamente senza canottiera, ho freddo in maniera retroattiva XD

Foto a caso, sono fiori di mandorlo quindi assolutamente fuori stagione. Ma non ho fatto foto ultimamente, se non ai libri (tanto se mi seguite su Instagram sapete che funziona così)…

 

A domenica prossima con la terza puntata del Progetto Primavera.
*Il Progetto Primavera nasce sul blog di Alessandra di Aliena come te e i meriti sono tutti suoi.

Progetto Primavera*

Inizia oggi una serie di brevissimi post, uno per ogni domenica di primavera, nati per per condividere ogni settimana un piccolo (o grande) e bellissimo dettaglio in cui mi sono imbattuta nei sette giorni precedenti.

Il dettaglio di questa settimana appena passata è la Sorpresa Inaspettata.

Qualche tempo fa avevo partecipato a un concorso e avevo vinto un cartoncino promozionale dedicato a una delle mie serie “libresche” preferite del momento (ovvero la Shades of Magic series di V.E.Schwab) e mercoledì è arrivato completo di autografo.
Se pensate che io abbia un problema con quella serie, avete ragione. Pensate che è stata annunciata l’edizione speciale del primo libro, A Darker Shade of Magic, per il prossimo 31 ottobre e ho fatto il pre-ordine appena letto l’annuncio (sì, siete liberi di giudicarmi come meglio credete).
Data la mia sparizione da questi lidi forse non ve ne avevo parlato ma questa serie verrà pubblicata prossimamente nel nostro paese da Newton Compton editori.
Ah sì, il cartoncino promozionale (noto come Bookhugger perché è talmente grande da poterci mettere dentro i tre libri della serie) è questo:

A domenica prossima con la seconda puntata del Progetto Primavera.
*Ovviamente questa idea non è mia ma nasce sul blog di Alessandra di Aliena come te e spero che possiate partecipare in tanti.

 

Day Twenty: Wrap It Up

Quasi tre settimane fa, quando ho iniziato questa sorta di sfida con me stessa, non ero assolutamente convinta che sarei riuscita a portare a termine questo “corso” (avevo pure capito male e mi ero autoconvinta che i giorni fossero 30, così per puro spirito di masochismo) e invece eccomi qua a fare un bilancio di questi giorni di scrittura quotidiana.
Non è stato facile, ho pensato di mollare tantissime volte anche perché non avevo mai (tranne il primo giorno) il post pronto e pensato dal giorno prima, diverse volte sono arrivata con l’acqua alla gola, ho postato poco prima di mezzanotte e soprattutto senza alcuna convinzione in ciò che avevo scritto.
Oggi però sono contenta. Ce l’ho fatta. Ho portato a termine qualcosa che avevo iniziato. Seppure non brillantemente questo progetto ha avuto un inizio e una fine. Ciò che mi lascia questo esercizio quotidiano è la consapevolezza che non si può tenere il blog come lo usavo io, con un solo post mensile che avulso dal resto è anche inutile, ma non si può neanche trovare il tempo per scrivere tutti i giorni. Sto iniziando a pensare che la programmazione dei post possa essere un grande aiuto, vediamo se riuscirò a portarla a termine.
Mi spiace che uno dei post che ho amato di più scrivere, sia tra quelli con meno visite (no, non vi rivelerò di quale si tratta) ed è strano vedere che alcuni dei post scritti con più difficoltà e fatica siano tra i più apprezzati. I misteri dell’internet (e dell’essere il peggior giudice di me stessa).
Wordpress mi ha mandato una mail proponendomi nuove sfide, come quella sulla poesia, ma le lascio ad altri blogger. Io ho dato.

A presto!


 

Disclaimer: Si conclude oggi la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… In pratica ho scritto per 20 giorni di fila (due giorni ci sono stati anche due post bonus). Complimenti a me!

Day Nineteen: Feature a Guest – Sort of

Oggi avrei dovuto ospitare un blogger ma in questi giorni sono stata talmente impegnata da non avere proprio la testa di andare a controllare in anticipo il “compito” di oggi quindi mi trovo costretta a una sorta di piano B. In realtà ci saranno ospiti, solo che non ho preso la briga di invitarli.
Ci terrei a segnalare un post che ho letto, in inglese, qualche giorno fa e mi ha colpita particolarmente. Qui sul blog non ho avuto l’opportunità di parlarne in maniera approfondita (diciamo che è una scusa per dire la voglia) ma H is for Hawk ovvero Io e Mabel in italiano è stata una lettura che mi ha profondamente colpito (tanto da leggere sia in inglese che in italiano, anche perché la non fiction è molto più difficile da leggere dei romanze e io di falconeria e ornitologia non so proprio nulla). Qualche giorno fa ho trovato un post (brano, racconto breve, storiella?) di Helen Macdonald sull’osservazione degli uccelli migratori dall’alto dell’Empire State Building. A prescindere dal fatto che la già citata ornitologia non rientra tra i miei interessi, la lettura è stata coinvolgente poiché non era rivolta (come potrebbe sembrare a prima vista) alla mera descrizione dell’osservazione bensì ti spingeva a riflettere su come il cambio di prospettiva possa modificare il tuo modo di vedere le cose e l’influenza dell’attività antropica su queste specie di uccelli.
Per chi fosse interessato trovate Winging it (questo il titolo del pezzo) a questo indirizzo (purtroppo dovete scorrere un bel po’, prima ci sono altri pezzi). Buona lettura!


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno diciannove. Meno uno.

Day Eighteen: Compose a Series of Anecdotes

Ho un rapporto altalenante con i primi giorni.

Il primo giorno delle vacanze estive della quarta elementare mi ammalai di varicella. Rimasi chiusa in casa per tre settimane, contagiai i miei fratelli e l’unica cosa che mi salvò dalle cicatrici fu l’uso smodato del talco mentolato.

Il primo giorno da membro effettivo della banda musicale era un 4 Novembre. Ricordo ancora che indossavo un gonnellino blu a pieghe in attesa che arrivasse la divisa ufficiale e ricordo ancora il vento che faceva svolazzare la gonna ovunque, l’immane difficoltà nel riuscire a suonare e camminare contemporaneamente e il sollievo alla fine di tutto.

Il primo giorno delle scuole superiori rimasi da sola in Auditorium perché il mio nome era stato l’unico a non essere stato chiamato. Mi aggregarono a quella che poi diventò la mia classe per 5 anni ma si chiesero per tutta la mattina cosa ci facessi io in quella scuola. Fu la segreteria a svelare l’arcano: avevano sbagliato a trascrivere il cognome e quindi io presente non esistevo per la scuola e la Maria Stefania inesistente era assente al suo primo giorno di scuola.

Il primo giorno di università conobbi una persona che è diventata una carissima amica ma mi chiesi anche cosa ci facessi io in quell’aula, visto che tutti conoscevano la chimica molto più di me.

Il primo giorno al ritorno dalle vacanze estive in laboratorio di tesi lo passai seduta per quasi un’ora sulle scale davanti alla porta del laboratorio perché erano tutti a un convegno e io non avevo le chiavi. Arrivò poi il mio relatore che mi chiese cosa ci facessi là. Risposi “La Tesi, prof.”. Lui non disse nulla e aprì la porta del laboratorio. Quel giorno non misi il naso fuori dal laboratorio per neanche un minuto perché non volevo incontrare nessuno.

Il primo giorno del Master arrivai in ritardo e bagnata come un pulcino perché l’autobus era così in ritardo che andare a piedi sotto il diluvio sembrò quasi un’idea intelligente. Quasi. Il raffreddore che mi accompagnò nelle settimane successive mi fece capire che era stata un’idea veramente stupida.

Il primo giorno di lavoro passò con me seduta su uno sgabello a guardare gli altri lavorare e io muta come un pesce. Grazie vergogna.

A conti fatti forse non è un rapporto altalenante, è proprio un pessimo rapporto.
E no, ora a suonare ci vado esclusivamente con i pantaloni.


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno diciotto. Meno due. Quello di oggi è un delirio della stanchezza.

Day Seventeen: A Map as Your Muse

L’altro giorno ho aperto il cassetto del mio comodino. Quel cassetto non lo apro praticamente mai stipato com’è di cose di un passato oramai remoto, che non ho mai avuto la forza di sistemare nel vero senso del termine. Ci sono i quaderni usati per chiacchierare in silenzio durante le lunghe ore di scuola, ci sono gli anelli presi a San Marino durante la gita scolastica di terza superiore, biglietti di aereo, treno, metropolitana (tutti feticci di un muro dei ricordi che non sono mai riuscita a costruire) e poi, vecchia e mezzo rovinata c’è lei. La mappa della metropolitana di Parigi.

MetròParis
Parigi, la città al centro delle cronache tra le più cupe del 2015 dell’Europa, la ville lumière, la città così sfacciatamente snob eppure così bella (e in questi giorni pure un po’ sott’acqua), il ricordo del viaggio del 2002, tra allarmi bomba e strani incontri in metropolitana, tra una Tour Eiffel vista da vicino ma non scalata e un giro un bateau mouche, dieci giorni per festeggiare 18 anni. Che bella Parigi. Che bella la stazione Arts et Métiers della linea 11 della metro, tutta ricoperta di pannelli di rame, tanto che ti sembra di essere finito all’interno del Nautilus, ventimila leghe sotto i mari.
Ricorderò sempre la voce che in francese annuncia Chatelet, scendi dal treno, sali le scale e sbuchi in città. C’è la Senna, ci sono i parigini, c’è l’atmosfera che è propria di Parigi. Le auto, il traffico, la modernità ma la città se ne frega. E anche tu decidi di fregartene, per una volta Google Maps può attendere e ti puoi perdere a guardare la mappa della metropolitana che si snoda per l’enorme città alla ricerca del treno che ti porterà a vedere ciò che ti affascina di più sulla città.


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno diciassette. Meno tre. Inizio a crederci, ma non troppo.

Day Sixteen: Mine Your Own Material

Riguardare la timeline del mio profilo Facebook è una cosa mi ritrovo a fare di tanto in tanto, quindi il compito di oggi mi risulta meno difficile di tanti altri. A volte cancellavo post, altre li nascondevo, ora non più. Il tutto è diventato un ambiente più trascurato e meno frequentato (in realtà commento e interagisco molto meno anche con gli altri, è un periodo un po’ così non ci posso fare molto) dove la fanno da padrone le condivisioni dei post di questo blog e di mangabase. Anni fa mi lanciavo in considerazioni filosofiche, in papiri di lamentele e, a rileggerli oggi, penso solo che siano stati sfoghi inutili.
L’eco che può darti un social network è nulla, è un po’ come fosse aria; in compenso porta a tanti rischi. In molti non la pensano come me, ma non mi importa. Preferisco una bacheca scarna e anonima a una piena di frecciatine ben indirizzate, pullulante di commenti poco lusinghieri nei confronti di personaggi pubblici o persone che mi hanno fatto del male in privato. Considero Facebook come un luogo di svago/luogo attraverso il quale mettersi in contatto con persone lontane, non certo come un diario segreto (tra parentesi, non sono mai riuscita a tenerne uno. Iniziavo e dopo un paio di giorni non avevo proprio più voglia di scrivere).
A dimostrazione del mio scarso interesse oggi rimane la notifica che mi invita ad aggiornare la mia immagine del profilo perché è da oramai troppo tempo la stessa.
No grazie, signor FB, a me va benissimo così. Provi con qualcun altro perché in me trova una sua pessima utente.


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno sedici. Meno quattro.