Inutili riflessioni: è il mio libro preferito vs è un libro bellissimo.

Esiste una differenza tra ciò che ci piace e ciò che è bello? O non esiste l’oggettività quando si parla di lettura? Parliamone insieme.

riflessioni

Mi è capitato di riflettere su questa cosa qualche tempo fa a riguardo dei fumetti. Qualcuno, non ricordo bene chi, mi ha chiesto quale fosse il mio shoujo manga* preferito e io ho risposto senza esitazione Host Club di Bisco Hatori. Mi sono poi fermata a riflettere e mi sono resa conto che la mia risposta si basava solo sul mio gusto, sulle sensazioni legate alla lettura e non sul valore oggettivo dell’opera.
Mettiamo in chiaro una cosa, Host Club non è brutto neanche per sbaglio, è leggero, a tratti nonsense, in tantissimi capitoli esilarante, chiassoso, esagerato, iperdrammatico ma non è neanche per sbaglio il manga più bello che io abbia mai letto.
Allora perché ho risposto a questo modo?
Semplice, perché nella mia mente io distinguo le due cose. E posso dirvi che, a mio modesto parere, La Principessa Splendente è molto più bello, articolato, complesso, drammatico (e con un finale che argh e una storia editoriale che forse una sofferenza peggiore della storia stessa) di Host Club però, per motivi squisitamente miei, quest’ultimo rimane il mio preferito.
Mi viene però il dubbio che quando mi viene fatta la domanda molti intendano il tuo preferito e il più bello come espressioni intercambiabili.

Per me non rappresentano la stessa cosa, anche se mi viene difficile spiegarlo.

La domanda mi viene posta (relativamente) spesso per quanto riguarda i libri. Anche in questo caso la risposta è semplice (e chi bazzica da queste parti la conosce già) ed è Il Maestro e Margherita di Bulgakov.
Potrei stare a sproloquiare ore e ore su quanto mi piaccia questa storia, su quanto la trovi meravigliosa e allo stesso tempo cinica, perfette e al contempo incompiuta. Su quanto la sua genesi travagliata emerga dalle pagine del romanzo e dalle azioni del Maestro, sul mio amore sconfinato per Behemoth, sul messaggio e sui diversi livelli interpretativi che quest’opera ambiziosa (e anche se per qualcuno è dura ammetterlo, fantasy) e il suo autore hanno voluto trasmettere.

È il libro più bello che io abbia mai letto?

Non so rispondere a questa domanda e ho ben chiari davanti agli occhi i suoi difetti: è incompiuto e si vede che l’ultima parte è stata editata meno rispetto alla prima e per alcun può sembrare blasfemo questo parlare di Diavolo, Ponzio Pilato, Russia bolscevica, streghe e balli infernali.
Posso direi però che è sicuramente uno dei libri più belli che io abbia mai letto e che è il libro che più mi ha coinvolta, appassionata e appagata, pure con i suoi difetti che non nascondo per un momento.
Tra i miei libri preferiti però ci sono titoli di cui mi rendo conto a primo impatto di difetti molto più grandi eppure continuo ad amarli. Tra lo scaffale dei miei libri preferiti su Goodreads ci sono I pilastri della terra e Uprooted (che ha fatto schifo a mezza Booktube per farvi un esempio e che mi rifiuto di chiamare col titolo italiano per motivi che ho espresso con forza in un post di un paio di anni fa che purtroppo non ha più le immagini causa problemi mai risolti con picload).
Non credo possa esistere la perfezione, né nella letteratura né tantomeno nella vita, è il difetto, la discrepanza ciò che rende tutto più affascinante, altrimenti leggeremo copie in serie dello stesso perfetto romanzo, con nomi e situazioni solo in apparenza diversi.

Forse è impossibile essere completamente oggettivi quando si parla di un libro, di un fumetto, di un qualsiasi cosa che passi attraverso la nostra interpretazione: in quanto esseri umani siamo come dei filtri che percepiscono in base alle loro esperienze e al loro gusto e questo ci differenzia e limita la nostra oggettività.
Mi è difficile credere però che non siamo in grado di capire che a volte ciò che ci piace non è per forza la cosa più bella del mondo, ma solo la più cara che abbiamo (se vi può sembrare poco).
Non voglio addentrarmi in considerazioni filosofiche a riguardo, anche perché la mia preparazione mi consente di fare discorsi sull’estetica un po’ come me lo consente di farli sull’architettura del Sud Est Asiatico, però ricordo ancora la Kantiana distinzione tra bello e piacevole.
Alla fine preferisco schierarmi dalla parte del piacevole, qui sentirete parlare di libri che mi sono piaciuti di più perché mai e poi mai potrei pensare che il mio gusto sia il gusto del resto della popolazione mondiale.

Al solito, una sconclusionata inutile riflessione è giunta a conclusione. Voi cosa ne pensate?
A presto e buone letture!


*per chi non lo sapesse gli shoujo manga sono i fumetti giapponesi che hanno come target un pubblico femminile più o meno giovane (diciamo età scolare, quindi io sarei un po’ fuori quota ma non ci importa)

2 pensieri su “Inutili riflessioni: è il mio libro preferito vs è un libro bellissimo.

  1. Anche per me sono due cose un po’ diverse. I miei libri preferiti non sono necessariamente quelli che riconosco come stilisticamente e narrativamente migliori. Idem per i film.
    Senza contare che il concetto di bellezza cambia con l’epoca, quindi non è detto che un’opera riconosciuta bellissima per gli standard odierni lo sia davvero.

    • Perdonami se rispondo solo ora, che pessima padrona di casa.
      Hai perfettamente ragione, è lo standard odierno a dettare ciò che è bello o meno. Questo si applica purtroppo anche al concetto di bellezza delle persone e la vita sembra ridursi a una corsa per essere conformi allo standard e non se stessi.

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