Premio: My cup of tea 2018

Anno nuovo, tradizioni vecchie. Anche quest’anno, puntuale come sempre arriva il premio dedicato alle opere di qualsiasi natura che nello scorso anno ci hanno più sorpreso, creato vi ricordo da quel misterioso figuro che risponde al nome di Yue (che dovreste seguire tutti sul sul blog SayAdieutoYue). Oramai avete capito che oggi si assegnato tazzine o, per dirla in maniera corretta, oggi è il giorno del  My cup of tea.

Al solito riporto con precisione assoluta la definizione del premio direttamente dal blog del suo inventore:

Lo scopo del premio “My cup of Tea” è quello di celebrare non le opere più belle dell’anno di riferimento  (che siano fumetti, film, libri , serie tv o quant’altro) ma bensì quelle che più vi hanno sorpreso, contro ogni aspettativa e pregiudizio. 

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Lo scorso anno era stato difficile assegnare delle tazzine, quest’anno invece è più semplice. Sarà che ho abbassato l’asticella delle aspettative, sarà che ho abbandonato la mia comfort zone per provare qualcosa di diverso (spoiler, non è andata sempre benissimo) ma quest’anno ho da parlarvi più cose di cui non ho parlato nel post dei preferiti.


Iniziamo dai fumetti (sì, il post dei fumetti preferiti arriverà, ma non fatevi grandi illusioni due titoli che sono piaciuti a tantissimi non sono riuscita a leggerli/portarli a termine quindi ne riparleremo durante il 2019), con una serie a cui avevo dedicato uno spazio in un post di diversi mesi fa: si tratta di Horimiya di Hero e Daisuke Takahashi, edita in Italia da J-Pop con al momento quattro volumi all’attivo e il quinto in uscita la prossima settimana.
Cosa ha di speciale Horimiya? Cosa lo rende diverso da altre commedie romantiche adolescenziali? Probabilmente nulla e allo stesso modo tutto. Queste serie solitamente non mi attirano per nulla ma per la storia di Hori e Miyamoto ho voluto fare un’eccezione, semplicemente per svagarmi e non lanciarmi in recuperi che sono certa non avrei mai portato a termine.
Alla fine sono rimasta stupita perché, seppur con tutti i limiti che può avere una serie di questo tipo, mi sono appassionata e attendo sempre con relativa trepidazione l’uscita del volume successivo. La storia ha il giusto ritmo, finora non ci sono rallentamenti inutili e tipici delle narrazioni giapponesi anche se è presente (per carità col minimo sindacale, non stiamo parlando di un romanzo psicologico) l’introspezione dei personaggi. Non sono presenti i protagonisti e tutto attorno delle macchiette bensì un cast che, seppure nei limiti di questo tipo di narrazione, ha una sua dignità di personaggio.
Sono convinta sia l’opera del secolo? Assolutamente no. È andata oltre l’aspettativa di divertissement per passare un’oretta senza pensieri? Assolutamente sì e quindi un bella tazzina di tè per lui e i suoi autori.


Passiamo ai libri. Quest’anno la mia tazzina va a un esordio che, quando ho letto io, non si filava praticamente nessuno e poi, verso la fine dell’alto è esploso nel mondo di booktube. Sto parlando di The City of Brass di S.A. Chakraborty, primo libro di una trilogia fantasy ambientata tra Il Cairo del XIX secolo e una fantomatica città abitata solo da creature tipiche della mitologia araba ovvero gli jinn. Non è un libro di facile letture e bisogna far riferimento più e più volte al glossario che si trova alla fine (perché devo ammettere la mia mostruosa ignoranza per quanto riguarda mitologie diverse da quella che noi chiamiamo classica) però è avvincente. Non è un libro perfetto, c’è qualcosa che a mio parere meriterebbe una discussione che non sono in grado di approfondire sul comportamento di alcuni personaggi, però ragazzi per essere un esordio ha assolutamente superato ogni più rosea aspettativa.
Fossero tutti così gli esordi, con ambientazioni diverse, con uno studio approfondito di location, personaggi, creature magiche. Una serie che spero vada solo a migliorare e che, in caso di una pubblicazione italiana, vi consiglio caldamente. Se siete interessati a un parere leggermente più approfondito e a lettura appena finita, lo trovate qua.


Infine una tazzina per una serie TV che mi ha veramente stupita, che è totalmente fuori dalla mia comfort zone e di cui attendo veramente tanto le nuove puntate su Netflix (talmente tanto che mi sono lasciata da vedere le ultime puntate da centellinare per non rimanere senza niente da vedere). Sto parlando di Brooklyn Nine Nine, serie comedy poliziesca vincitrice di un paio di Gloden Globes con momenti estremamente geniali (vi prego cercate su YouTube Brooklyn Nine Nine Backstreet Boys, non ve ne pentirete) e altri che sono improvvisamente pregni di significato. Se avete Netflix dategli uno sguardo e iniziate anche voi a chiedere con me la quinta stagione.


Ecco le mie tazzine. La parola ora passa a voi, avete letto/visto/scoperto qualcosa che vi hanno sorpreso in positivo? Partecipate anche voi a questo premio, fatemelo sapere e fatelo sapere a Yue, che è un padre molto orgoglioso della sua creature. Premiamo sempre le cose più belle, facciamolo una volta per quelle stupefacenti anche se non meravigliose.

A presto e buone letture!

7 pensieri su “Premio: My cup of tea 2018

  1. Non mi aspettavo il premio a Horimiya! O meglio, non mi sono mai informato su quest’opera, ma adesso che ne parli, forse, potrebbe piacere anche a me!
    Grazie per aver partecipato!

    • E invece, sorpresa! Ma è proprio qualcosa fuori da me, perché a me i vari Orange Road e simili proprio non ispirano, forse per i ricordi degli anime martoriati, eppure trovo Horimiya veramente fresco e soprattutto niente pipponi mentali infiniti da shoujo (la lettura di Tsubaki cho lonely planet mi sta provando in tal senso, date uno sceneggiatore a quella donna).
      Per me è sempre un piacere partecipare.

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