Inutili riflessioni: quanto contano le emozioni?

L’altro giorno guardavo un video su Youtube e la visione mi ha mandato in crisi sul mio modo di scrivere su questo blog. Oggi mi va di parlarne con voi. Partiamo da un presupposto, nello scrivere questo blog io non ho alcuna pretesa. Non ho la verità in tasca, non pretendo di scrivere cose giuste, non ho ambizioni da critico letterario, semplicemente ho voluto aprire uno spazio dove parlare delle mie letture dove nessuno è costretto a passare di modo da non ammorbare persone che non avevano alcun interesse a sentirmi parlare di libri che non avevano letto (certo, all’inizio volevo parlare di chimica e il progetto è naufragato sul nascere ma va be’ continuo a ripetermi che, in un modo o nell’altro, prima o poi, parlerò della tanto bistrattata scienza della materia da queste parti). Fatta questa non so quanto utile premessa  torno a quanto dicevo nell’introduzione all’articolo, ovvero il fantomatico video (che no, non linkerò) in cui si affermava che le “recensioni” (so che questo non è il termine adatto a descrivere il parere personale di una persona X sul libro Y) devono concentrarsi quasi esclusivamente sulla costruzione di similitudini con altre letture, di modo da far capire a chi le legge (o ascolta) se il libro in questione possa piacere piuttosto che sul descrivere le sensazioni che la lettura ci ha regalato, dato che è normale che un libro trasmetta emozione ed è brutto e inutile parlarne. Per me, che parlo sempre di ciò che mi ha trasmesso il libro che leggo, è stato  un po’ come ricevere un pugno nello stomaco. Per carità, ci sta che ciò che scrivo non piaccia (sono la prima a non amare il mio modo di esprimermi), ci sta anche che la si pensi in maniera opposta alla mia e ci si approcci alla recensione in un modo a me estraneo, ciò che mi chiedo è più che altro come si può essere così sicuri di avere ragione. È davvero inutile dire che un libro con la storia che narra, i personaggi che descrive, mi ha fatto riflettere o provare empatia verso un personaggio o addirittura provare orrore? Dovrei lanciarmi in paragoni con altre letture che ho fatto io ma è probabile non abbia fatto chi mi legge? O addirittura ripescare il mio libro di letteratura italiana del liceo? Il mio pensiero, probabilmente molto naïf, era che, a livello amatoriale, ognuno godesse di una certa libertà di azione eppure noto un certo grado di omologazione, una sorta di suddivisione in nicchie all’interno delle quali bisogna trovare il proprio posto e là accomodarsi. Per un attimo ho pensato “Devo chiudere tutto e darmi all’ippica*”, poi ci ho riflettuto un po’ e mi sono detta che io di libri so parlare solo così. Chi non apprezza il mio modo di scrivere ha un’arma potentissima, ovvero non seguirmi, di più non posso fare; non sono in grado di snaturami per rientrare nel canone della recensione perfetta, spero che chi legge questo blog apprezzi le sciocchezze che appaiono da queste parti (più o meno) regolarmente. Voi cosa ne pensate? Quando parlate di un libro seguite la testa o la pancia? Pensate che esista un modo corretto di parlare di libri su internet? Fatemelo  sapere, penso che sia un argomento che possa tirare fuori tanti spunti di riflessione. A presto e buone letture!
*in realtà non potrei mai darmi all’ippica perché ho un terrore folle dei cavalli. O meglio, ho un terrore folle dei cavalli che sfilano alle processioni religiose e dei cavalieri che guidano tali cavalli.

17 pensieri su “Inutili riflessioni: quanto contano le emozioni?

  1. Per quanto si cerchi di essere pienamente oggettivi, non si può proprio prescindere dalle proprie emozioni o da quello che il mostro vissuto ci ha lasciato addosso.

    E poi personalmente, sono più propensa a leggere qualcosa che ha toccato nel profondo chi me ne parla, piuttosto che basarmi su una sua analisi fredda e cerebrale.

    Magari veritiera da un punto di vista oggettivo eh, ma non è quello (o non solo quello) che alla fine ti conquista.
    Vale per i libri e anche per tutto il resto, per quel che mi riguarda.

    Quindi continua come hai sempre fatto💗

    Tra parentesi, leggendoti, si vede che hai letto Primo Levi 🙈

      • Nel fatto che scriviate entrambi in modo preciso, “scientifico” e allo stesso tempo immediato e in grado di comunicare tanto a chi vi legge 🙈

  2. Spunti di riflessione ce ne son, eccome. Ora scriverò un commento sin troppo lungo, scusami.
    Quando preparo un post cerco di mediare tra cuore e cervello. Le emozioni stanno alla base dello storytelling: raccontare qualcosa senza usarle è praticamente impossibile. Sono loro a spingerci a compiere delle azioni e delle scelte (decidere che quello è il libro che vogliamo e non un altro). Se vuoi consigliare/coinvolgere/vendere secondo me devi usarle. Poi entra in gioco la parte più razionale: a me piace trovare collegamenti con altre letture, anche se cerco (ci provo eh) a non forzarli. A volte tiro fuori i manuali di letteratura, a volte no.
    Credo che ognuno di noi debba trovare la sua cifra stilistica, quella che rende un blog inconfondibile.
    P.S. A me piace come scrivi, lo sai.

    • Ti ringrazio per il commento (più sono articolati, più offrono spunti di riflessione). Sono del parere che ognuno abbia il suo modo di scrivere e pensare una “recensione”e non ho nulla in contrario con chi usa un approccio diverso dal mio, anzi spesso mi rendo conto dei limiti che la mia formazione scientifica mi ha portato a sviluppare nei confronti dell’analisi di un testo letterario (d’altra parte mi ha donato un livello di sospensione dell’incredulità molto basso quando usciamo dal fantastico che sposta le cose su un altro piano).
      Ti ringrazio per i complimenti, come sempre mi mettono in imbarazzo.

  3. È praticamente impossibile essere del tutto privo di pareri personali sulle sensazioni in una recensione. Il fatto stesso di parlarne implica che ne ha suscitate, belle o brutte. Non credo si parli di libri solo per confrontarli con altri in maniera oggettiva, anche perché ci vorrebbe una cultura enciclopedica (o leggere solo un ristretto tipo di libri). Chiaramente i paragoni sono belli e utili, ma penso non si possa prescindere da pareri più personali.

    • Esattamente. Ognuno poi è libero di pensarla come vuole, ciò che mi aveva colpita era la presa di posizione assoluta. Non scrivendo su una testata giornalistica non credo sia necessario attenersi a un certo schema che in molti abbiamo studiato alle scuole superiori.

    • Ciao, ho letto l’articolo che mi hai linkato e insomma non mi trovo esattamente d’accordo. Questo è proprio il tipo di articolo che dice così è come si dovrebbe scrivere una recensione di un libro fantasy. Per me questo è il modo con cui il/la blogger in questione pensa andrebbe scritta questo tipo di recensione.
      Se ci mettiamo su un piano prettamente professionale probabilmente ha ragione, se uno scrive sul suo blog non so poi quanto.
      Grazie mille per aver commentato!

  4. Secondo me non c’è nulla di sbagliato nel definire le proprie riflessioni scritte “recensioni”, che siano più o meno ricche, competenti o complete dal punto di vista critico. Non è necessario avere la cultura di un manuale di letteratura per poter parlare di questo o quello (certo, più se ne ha meglio si comprende), però allora a cosa servono le nostre recensioni se ci sono i manuali, saggi e quant’altro che possiamo consultare a nostro piacimento? Si legge non solo per imparare cose, ma anche per provare emozioni, e penso sia un punto di vista che accomuna tutti i Lettori (intendo quelli motivati a informarsi, leggere e scrivere recensioni), altrimenti non leggerebbero tanto, o con una certa dose di interesse. Quindi la persona del video (che non ho visto, ma mi baso su quello che hai scritto), sostenendo che è inutile discutere di emozioni nelle recensioni secondo me sbaglia, perché “testa” e “pancia” sono due elementi imprescindibili quando si legge, quindi non capisco perché trascurare una bella fetta che caratterizza questa attività. Poi certe volte si legge per il gusto di imparare qualcosa di nuovo e, appunto per questo, vedo quasi impossibile non esprimere il piacere di aver allargato le proprie conoscenze, quindi sempre di emozioni si tratta. Per fare una “buona recensione” secondo me è giusto dosare entrambe le cose, più è completa più è godibile. Poi dipende da tante cose, dal libro e da quanto ci si sente a proprio agio nello scrivere di emozioni, confronti o cose più “tecniche”. C’è chi approva più la testa e chi più la pancia, ma secondo me non dovresti sentirti inadeguata per come discuti dei libri che leggi, quindi apprezzo la tua conclusione: ognuno deve rispettare se stesso.

    P. S. Pardon! Mi sa che mi sono dilungata un po’. Ciao!

    • Non scusarti, io sono sempre contenta di leggere commenti sul mio blog e mi sono resa conto che sono questi gli unici post in cui ho occasione di discutere con i miei “lettori” sono proprio questi.
      Probabilmente la persona del video (che non ho neanche detto nel post ma non era in italiano) ha una formazione strettamente letteraria e ha approfondito lo studio della critica. Io non trovo sbagliato il suo approccio da un punto di vista assoluto, semplicemente non riesco a farlo mio.
      Sarà che ho studiato chimica, e non è certo una scienza che si nutre di emozioni (se si esclude l’odio verso i macchinari che decidono di non funzionare quando ne avresti estremo bisogno), sarà il mio carattere ma quando leggo ho bisogno di provare qualcosa.
      Ovvio che limitarsi a dire bello o brutto non aggiunge nulla alla discussione e non può invogliare nessuno a leggere un determinato libro ma se dico che Cecità è un libro che in certi punti mi ha fatto male per la crudezza delle scene descritte, non mi pare certo di compiere un reato XD

  5. È impossibile essere oggettivi al 100% in una recensione e, a mio avviso, non ha neanche senso. I libri (buoni) provocano emozioni, punto. Le emozioni sono diverse a seconda del lettore, del libro, del momento… ma scaturiscono da processi riconoscibili in molti casi. Per esempio… ricordo che leggesti Annientamento; ecco, durante la lettura provai una forte curiosità. Perché? Perché quello della biologa è un viaggio nell’ignoto assoluto, insondabile, che si comporta come tale e che riprende un archetipo narrativo di grande successo. Ciò che mi ha trascinato è la voglia di scoprire, di capire quell’ignoto che proprio non intende rispettare le regole del gioco.
    Allo stesso tempo, Annientamento mi ha trasmesso sensazioni di solitudine, incertezza, e mi ha fatto preoccupare delle sorti della protagonista. Perché? Perché l’immedesimazione nel personaggio POV è profonda, il filtro è totalizzante. La biologa narra in modo asciutto, conciso, ma da cui traspare una grande sensibilità. Si esprime come una persona abituata a stare sola, ad amare i suoi spazi, il suo microcosmo. Ha una vita interiore maggiore di quella esteriore. Rimugina su ogni sguardo, parola, azione. “Overthinking”.
    Certo, un altro lettore potrebbe non provare le stesse sensazioni. Ecco perché è importante riportare anche gli aspetti negativi. I motivi per cui tali emozioni potrebbero non verificarsi, non essere recepite eccetera. Nel caso di Annientamento, ancora, l’apparente passività della biologa potrebbe stufare il lettore; così l’assenza di grandi accadimenti per buona parte della narrazione.
    Insomma, bisogna fare opera di mediazione e cercare di razionalizzare il più possibile ciò che si è provato, secondo me!

    • Ti ringrazio per il tuo intervento così articolato e preciso. Il tuo mi sembra un ottimo approccio anche perché una volta fuori dato alle stampe il libro è a libera interpretazione di chi lo legge. Lo stesso motivo che può farmi amare un libro, lo può rendere insopportabile a un altro, non possiamo sfuggire a questa ipotesi.
      Per fare un esempio so che il Il circo della Notte è un libro molto amato che invece io ho trovato insopportabile e mi sono resa conto che (oltre al fatto che a me proprio il circo non piaccia) ciò che ha reso veramente difficile la lettura era il (troppo) complesso e compiaciuto lirismo dell’autrice, che per molti è l’aspetto migliore della storia e per me è risultato inutile.
      Avendo provato sensazioni così diverse riguardo lo stile è logico che le “recensioni” siano di senso opposto. Quale delle due è più corretta? Nessuna delle due. Ma forse non lo sarà neanche quella che si spaccia per assolutamente oggettiva perché nessuno è in grado di conoscere le intenzioni di scrittura dell’autore.

  6. Parto dal presupposto che sia meglio non omologarsi. Detto questo, forse la recensione “perfetta” è quella che unisce descrizione degli elementi narrativi e riflessioni personali, comprese le emozioni, visto che siamo tutti esseri umani qui, no?

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