L’educazione di Tara Westover

Questo 2018 sembra essere dal punto di vista delle letture, si tratti di libri o di fumetti, quello dei memoir che mi fanno provare forti emozioni. In questo solco si inserisce perfettamente un libro dall’aspetto innocuo che invece si rivela un viaggio pieno di sofferenza e sgomento. Si tratta di L’educazione di Tara Westover, edito in Italia da Feltrinelli.

Attenzione, ci saranno degli spoiler, sarebbe inutile parlare di questo libro senza nominare alcuni episodi per me fondamentali.

La Westover è più o meno una mia coetanea che dopo aver conseguito un dottorato di ricerca a Cambridge insegna storia nella prestigiosa università inglese ma è nata un giorno di settembre non ben identificato, è cresciuta in una discarica facendo provviste in attesa dei “Giorni dell’Abominio”, ha subito violenze psicologiche e fisiche da parte della sua famiglia e, prima dei diciassette anni, non aveva frequentato mai la scuola.
L’educazione è un viaggio che ci permette di fare nella sua infanzia, nella sua dolorosa emancipazione da una famiglia intrisa di fanatismo religioso mormone che sfocia senza alcuna difficoltà nel complottismo più becero e nel maschilismo più disgustoso, in cui è chiaramente presente la malattia mentale mai voluta riconoscere.

Nel leggere questo libro le sensazioni che ho provato più di frequente sono state la rabbia e l’impotenza che andavano ad alternarsi a una profonda tristezza per la gabbia psicologia che, con il passare degli anni, l’autrice creava dentro di sé, portandosi a un passo dall’autodistruzione pur di giustificare dei rapporti che non avevano nulla di sano.
A ripensarci provo ancora una profonda rabbia per le convinzioni di suo padre che mi risultano totalmente incomprensibili, la sua avversione verso la scuola che farebbe il lavaggio del cervello, verso i medici e la medicina tradizionale il cui unico scopo sarebbe uccidere le persone e non curarle. Non conosco i precetti della religione mormona (e il poco che ne è venuto fuori, ovvero l’accenno alla poligamia, non mi ha certo fatto fare i salti di gioia) ma credo che qui si vada oltre, non registrare i figli all’anagrafe, privarli in un certo senso della loro identità in nome di credenze a dir poco deliranti e nel corso del racconto della Westover si vedrà quante volte questa cosa ha messo a repentaglio il suo percorso di studi.
Essere poveri non è una scelta, dover fare i lavori più umili per sopravvivere è una necessità che nasce dall’istinto di sopravvivenza, mettere a repentaglio più e più volte la vita dei propri figli minorenni è contro natura. Impedir loro di studiare si inserisce nello stesso solco. Accusare la propria figlia che ha trovato la sua strada fuori dalla discarica, nel posto che tu come genitore trovi abominevole, di essere posseduta dal demonio è da ricovero coatto.
I genitori non possono scegliere i propri figli, e tantomeno i figli possono scegliere i loro genitori. Non sempre però l’amore famigliare è una forza così forte da tenere tutto legato, a volte per sopravvivere è necessario tagliare i ponti. Doloroso ma pur sempre necessario.

Ciò che più mi ha fatto imbestialire è il fratello Shawn della protagonista. Il ritratto che viene fuori di questo essere è disgustoso: si tratta di una persona violenta, capace di comunicare con gli altri solo attraverso la violenza e l’umiliazione del prossimo specie se di sesso femminile. Gli abusi che la Westover subisce sono abominevoli: il fratello la chiama puttana, le instilla il dubbio di essere malata e sbagliata, di non essere una donna perché non rispetta i canoni che lui le vuole imporre, le infila la testa dentro il water e tira l’acqua per farla annegare, le spezza un polso, la picchia e la minaccia di morte.
Neanche gli incidenti mortali a cui sopravvive possono giustificare tanta rabbia e un tale comportamento che era suo da ben prima.
In tutto ciò la presa di posizione della famiglia, che ha portato poi a quella che è la risoluzione finale del libro è, se possibile, peggiore del comportamento di Shawn. A mio parere assolutamente ingiustificabile.

L’educazione non è un libro perfetto, non è stupefacente da un punto di vista stilistico eppure, a me, non è importato. Non si può richiedere la purezza della forma laddove la sostanza è così densa di emozioni e forte. Dopo aver vissuto certe esperienze non si potrà mai guardarle in maniera totalmente distaccata, per quanto si possano considerare superate sono ferite che non si rimargineranno mai.
Eppure questo è un libro che porta con sé un grande carico di speranza, anche nelle situazioni più disperate: Tara Westover si è emancipata grazie all’educazione e il suo più grande dono è stata la capacità critica. L’autrice però non si scorda che ciò che l’ha resa è tutto il suo passato è stato, in fondo, la sua educazione.

Se vi piacciono i memoir non posso fare altro che consigliarvi L’educazione, una delle mie letture preferite di questo 2018.

Nonostante sembri un librone enorme le pagine sono meno di quattrocento e scorrono via veramente velocemente. La vicenda narrata è veramente coinvolgente e, almeno per me che ho empatizzato tanto con la protagonista, molto dolorosa.

Se volete saperne di più vi segnalo un’intervista all’autrice e un suo video che potete trovare rispettivamente qui e qui.
A presto e buone letture.


Questo post segna il rientro a una programmazione più o meno regolare, ci sono stati alcuni impegni che mi hanno lasciato veramente poco spazio per dedicarmi al blog o alla lettura.
Vi avviso anche che per questo mese salteranno i preferiti, non avrebbe senso scrivere un post in cui dico non ho avuto una serie preferita o un evento preferito ecc. Spero potrete perdonarmi. Arriveranno anche alcuni post nuovi meno legati al mondo dei libri ma penso di diluirli nel tempo. Chi mi segue su Instagram avrà già subito tutta una serie di storie dal titolo Me Vs Handlettering, vediamo di portarlo pure qui sul blog.

PS: giusto perché non mi so ancora regolare con la nuova normativa che riguarda blog ecc, vi avviso che i link sono quelli del programma di affiliazione Amazon mentre il libro è stato comprato da me.

4 pensieri su “L’educazione di Tara Westover

  1. […] Infine ho letto L’educazione di Tara Westover. Storia autobiografica dell’autrice, della sua infanzia vissuta tra la discarica e il fanatismo religioso e della sua scoperta da adolescente dell’istruzione. Oggi Tara Westover vive in Inghilterra e insegna storia a Cambridge ma è doloroso leggere di come ci sia arrivata. Come ho scritto nel post che gli ho dedicato questo non è un libro perfetto ma mi chiedo come si possa essere perfetti quando si è coinvolti, la vera forza di questo libro sta nel racconto stesso, vivido e a tratti incredibile (specie se si pensa che descrive l’epoca in cui viviamo) di una vita che può sembrare impossibile e non lo è. Un racconto di quanto il fanatismo religioso, associato con la malattia mentale, possa diventare dannoso. In effetti la storia di un’educazione fatta di tetti da costruire, rimedi omeopatici e maltrattamenti prima ancora che di libri. Consiglio caldamente la lettura di questo memoir perché, al di là dell’esperienza dell’autrice che di per sé sarebbe già un motivo più che valido per leggerlo, spinge a riflessioni anche sulla propria esperienza. Probabilmente non ci saranno nella nostra vita esperienze estreme come la sua (e non lo auguro a nessuno) ma spunti di riflessione ne potremo di certo trovare. Se volete un parere più ampio trovate il mio post su L’educazione qua. […]

  2. […] La lettura: Questo mese non ho una lettura preferita. Ho letto libri che mi sono piaciuti e di cui vi parlerò nel wrap up di (spero) prossima uscita. Ho letto anche alcuni fumetti e vorrei parlarvene ma niente spicca sul resto quindi, incredibilmente, questo mese è questa la categoria che va a vuoto. Però, visto che non il mese scorso non vi ho portato i preferiti di agosto vi segnalo che il libro preferito di quel mese è stato L’educazione di Tara Westover a cui ho dedicato un intero post che potete trovare qua. […]

  3. […] L’educazione di Tara Westover (agosto 2018) Un libro imperfetto ma al contempo bellissimo. Questo, per me, è stato senza dubbio l’anno dei memoir dolorosi quindi non potevo non mettere questa lettura così dura e shoccante. Tara Westover ha pochi anni in meno di me e non ha un certificato di nascita, non conosce la data del suo compleanno, non è mai andata a scuola fino a che non è riuscita a sfuggire all’influenza di una famiglia oscurantista segnata dall’integralismo religioso e, probabilmente, dalla malattia mentale. Questo è un libro scritto più col cuore che con la testa, è quasi un percorso catartico necessario non tanto alla scrittrice quando alla donna per affrancarsi da un passato pesante. Io non sarei sopravvissuta, lei ce l’ha fatta anche se ha pagato il prezzo grandissimo della perdita di parte dei suoi affetti. Tutto questo porta a riflettere sui propri rapporti coi parenti, che non possiamo certo scegliere, e che a volte dobbiamo sacrificare per sopravvivere. Ci porteremo dietro la ferita di aver perso parte del nostro passato ma, come si fa con le piante malate, bisogna tagliare via i rami secchi per poter consentire alla pianta di continuare a vivere e crescere. Se siete interessati a un parere più completo, trovate il post dedicato a L’educazione qua. […]

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