Letture di luglio 2018.

A luglio ho letto sei libri di cui quattro con ben più di 400 pagine, oserei dire che si tratta di un sostanziale miglioramento rispetto a giugno (e in questo elenco non sono comprese le letture e riletture di fumetti). In linea generale posso ritenermi soddisfatta e oggi voglio parlare con voi di ciò che ho letto lo scorso mese.

Il primo libro che ho portato a termine durante lo scorso mese di luglio è The Passenger: Islanda. Questo è il numero iniziale di una nuova rivista tematica pubblicata da Iperborea che, in ogni uscita, si focalizza su un’unica nazione per raccontarne gli aspetti meno conosciuti tramite giornalisti e scrittori locali o comunque esperti. Insomma è una sorta di ibrido molto ben riuscito tra lo strumento di divulgazione socio geografica (oltre i soliti stereotipi e le informazioni da guida turistica) e la collezione di brevi saggi su argomenti di interesse diversi legati dal denominatore comune del paese, non disdegnando delle efficaci e curiose infografiche. Ho molto apprezzato anche il formato e la scelta cromatica del volume stesso.
L’unico difetto che ho trovato (e che non so se attribuire a chi ha curato l’edizione in Italia o l’autore del pezzo) è la presenza di qualche errore tra cui spicca quello sull’attribuzione dell’arte del Bisso alla Sicilia. Per il poco che ne so io, quella della tessitura del bisso (per sapere cosa sia vi rimando a Wikipedia) è un’arte in via di estinzione per cui sono recentemente avvenute diverse battaglie di natura legale sull’isola di Sant’Antioco (che è qui in Sardegna). Sono andata a informarmi se per caso non fosse una mia mancanza e l’arte fosse effettivamente nata in Sicilia male testimonianze che ho trovato sul web parlano di Puglia come regione di diffusione oltre che la Sardegna, quindi mi spiace un po’ per questa svista.
Per il resto la trovo un’ottima iniziativa editoriale e non mancherò di prendere i numeri che tratteranno altre nazioni che mi incuriosiscono. Tra le prossime uscite prenderò sicuramente quella che riguarda il Giappone che è uno dei paesi che più vorrei visitare in un futuro (spero prossimo).


Ho letto poi Divorare il cielo di Paolo Giordano, edito da Einaudi. Occorre qui fare una premessa (di cui forse ho parlato anche nel post riguardo i libri che vorrei leggere durante l’estate): questa lettura è stata una sorta di ultima chance che ho voluto dare all’autore spinta da diverse recensioni positive lette e viste sul web da parte di persone che, come me, non avevano certo amato La solitudine dei numeri primi. Se devo essere sincera e, lo ammetto, poco delicata quel libro per me rimane nella classifica dei libri più brutti che ho abbia mai letto, portato a termine con grande sforzo in un periodo della mia vita in cui mi ero ripromessa di non interrompere le letture (ah, quanto ero sciocca).
Ho notato poi che gli estimatori di questo titolo ben poco avevano apprezzato l’ultima fatica di Giordano, quindi mi sono avvicinata alla lettura molto più tranquilla e, forse perché partivo da delle aspettative veramente basse, ho complessivamente apprezzato il libro.
Non è il libro più bello che io abbia letto in questo 2018 e non credo proprio rientrerà nella lista dei libri che più mi sono piaciuti in questo anno però l’ho trovato coinvolgente, con un buon uso dei diversi piani temporali anche se ci ho ritrovato alcune delle cose che mi avevano fatto storcere il naso ai tempi del suo esordio, su tutte l’eccessivo dramma. Ci sono alcune cose che sembrano essere messe lì solo per far male e non sempre sembrano degli elementi genuini della storia, ma quasi forzati. I personaggi poi sono tutti mediamente antipatici e costruiti in modo che non diano al lettore quanto potrebbero dare. Una menzione d’onore in quanto ad antipatia va a Bern, personaggio a mio parere di un egoismo sconfinato, insensibile alle istanze altrui e non sono quanto in grado realmente di amare. D’altro canto Teresa, la protagonista, un po’ mi ha fatto pena e un po’ rabbia: è così triste vedere una persona annullarsi per amore, rinunciare a una vita completamente diversa per seguire una persona che ha mette l’ideale e i suoi desideri sopra ogni cosa; d’altra parte fa rabbia vederla inerme e ferma nelle sue posizioni, incapace di credere di aver sbagliato, intestardita come una bambina che non è più da tempo. Il finale, a parte un particolare che ho trovato un po’ assurdo (scusate ma è uno spoiler enorme), mi è piaciuto abbastanza: in un modo o nell’altro anche in un atto di enorme egoismo si trova la forza di dare una svolta alla propria vita e a quella altrui. I giorni bui sono arrivati e i protagonisti si sono fatti trovare pronti.
A conti fatti però non so se ve lo consiglio (anche considerato il prezzo elevato dell’edizione Einaudi), potete sempre attendere l’uscita dell’edizione economica o vedere se lo hanno in biblioteca e farvene un’idea.


Per il progetto Booktubeitalialeggeindipendente di luglio, la casa editrice estratta era la Sellerio, nota ai più come la casa editrice che pubblica i romanzi di Camilleri e con una consistente fetta di catalogo dedicata ai gialli.
Io, come ho ripetuto diverse volte, non sono una grande amante di questi romanzi quindi ho spulciato un po’ il catalogo per trovare qualcosa che più si confacesse ai miei gusti. Alla fine mi sono ricordata che è proprio Sellerio a pubblicare una fetta consistente della produzione del mio amato Sergio Atzeni e quindi mi sono dedicata alla lettura di un suo volume. Inizialmente la scelta era ricaduta su Bellas Mariposas che purtroppo è attualmente fuori catalogo e in attesa di una ristampa e quindi ho ripiegato su Raccontar Fole, una raccolta di testimonianze sulla Sardegna reperibili da fonti non sarde principalmente del XVIII e XIX secolo. Il quadro che ne vien fuori è tutt’altro che lusinghiero e anche la storia ci informa che mentre altrove monarchie crollavano, imperi nascevano, da queste parti si viveva in case senza finestre e in condizioni igieniche a dir poco precarie, Atzeni però sottolinea con un’ironia in alcuni punti veramente pungente, le contraddizioni che questi illuminati signori portano nelle loro testimonianze scritte. Se ne può dedurre che, visto che ben pochi andavano in Sardegna o potevano dire di averla visitata, si sentissero autorizzati a scriverne un po’ di tutto prendendosela a volte con gli isolani tutti, a volte col clero, a volte con animali inesistenti.
Purtroppo il libro e molto breve e l’intervento di Atzeni manca spesso di mordente e devo ammettere, a malincuore di essere rimasta abbastanza delusa. Non consiglio la lettura di questo piccolo volume a chi vuole conoscere questo scrittore della mia terra scomparso troppo presto, se siete interessati iniziate da Passavamo sulla terra leggeri o da Apologo del giudice bandito, questo è più un divertissement, un qualcosa in più, una piccola e inutile rivincita di un sardo che mostra che anche dalle parti dell’isola a forma di sandalo ci si può affermare.


Quarto libro del mese di luglio è stato il nuovo romanzo di Naomi Novik, di cui vi ho già accennato nei preferiti del mese (che trovate qua), ovvero Spinning Silver. Come da stessa ammissione dell’autrice questo non è vero e proprio retelling della fiaba di Tremontino, bensì un racconto che pesca da questa e da altre fiabe della tradizione popolare dell’est Europa (in questo caso la Lituania che per secoli è stata Russia) per creare una storia nuova e con messaggi assolutamente moderni. La storia narra le vicende di tre donne completamente diverse per estrazione sociale ma che fanno tutte e tre i conti con lo sdegno di chi le circonda: una è ebrea e tanto basta per essere emarginata, una è povera e con un padre violento, la terza è ricca e nobile ma non è bella abbastanza. Le loro storie andranno a convergere e alla fine si troveranno tutte e tre a dover acquisire un potere che mai pensavano di poter avere e a gestire le conseguenze che questo porta con sé. L’inclusione dell’elemento sovrannaturale, tanto caro al folklore della Russia, è graduale e si inserisce perfettamente all’interno della storia.
Come libro è estremamente diverso dal suo predecessore, ovvero Uprooted, ciò che non è cambiato è il mio apprezzamento: in questo caso poi si abbandona un po’ più lo schema della fiaba, la presenza di più punti di vista rende la vicenda ancor più dinamica e l’atmosfera invernale è stata veramente rinfrescante nel calura dello scorso mese.
Io vi consiglio di leggerlo in inglese, che non è particolarmente complesso, sapete però che il mio parere è influenzato dal trattamento che ha avuto Uprooted in italiano, a mio parere pessimo. Questo non è un libro Young Adult, nonostante le protagoniste siano adolescenti, questa è una fiaba ma di quelle per adulti in cui certo non ci si nasconde dietro un dito per mostrare la bassezza e la crudeltà anche di un padre nei confronti dei figli o dove si risparmiano scene forti.
Spero di finire in tempi decenti il post dedicato a Spinning Silver, perché vorrei parlarvene meglio dandogli il giusto spazio.


Infine ho letto non uno ma due Young Adult, uno a inizio e uno a fine mese, ma ve ne parlo insieme perché fanno parte della stessa saga: si tratta di A Torch against the Night e di A Reaper at the Gates entrambi di Sabaa Tahir, rispettivamente secondo e terzo libro dell’Ember Quartet. Il secondo è disponibile anche in italiano col titolo Una fiamma nella notte e non ho la minima idea se e quando verrà pubblicato il terzo. A mio parere l’editore italiano avrebbe potuto benissimo intitolare la saga “Il festival del mai una gioia” è sarebbe stato più fedele che mai.
Non potendo parlarvi della trama perché sarebbe tutto uno spoiler posso dirvi che trovo il cattivo della saga (o l’antagonista chiamatelo un po’ come vi pare) uno dei personaggi più riusciti: è chiaramente alimentato dalla sete di vendetta e, col passare della storia, si vedrà che è anche un po’ tormentato dalle scelte che fa però è uno spasso: è cinico, ha un’ironia tagliente e non si nasconde dietro grandi proclami, ti dice le cose in faccia e non si pone alcun problema morale nel farlo. D’altro canto del trio di protagonisti chi per ora ne esce vincente è Helene che ha un arco di crescita narrativo che ho apprezzato tantissimo. Gli altri due protagonisti Elias e Laia soffrono un po’ di più, chi della sindrome del martire chi dell’incapacità di prendere una decisione giusta, e sembrano uscirne più a pezzi.
Laia inoltre ha chiaramente vinto il premio della scelta più stupida degli ultimi mille anni e passa una buona fetta del tempo a capire come affrontare le conseguenze delle sue azioni (un consiglio spassionato, figlia mia quando fai una tavolata di quelle proporzioni è meglio che non ci pensi a ciò che hai combinato e pensi solo a rimediare) e a non capire le scelte di chi la circonda e a che prezzo arrivano.
Il ritmo della storia è sempre avvincente, col passare dei libri l’ho trovato migliorato ed è aumentato il senso di coinvolgimento. Purtroppo avevo indovinato un colpo di scena sin dal primo libro, e non so in quanti non possano essersene accorti, ma diversi altri invece sono stati davvero inaspettati.
Ora devo attendere il prossimo anno per sapere come andrà a finire la vicenda, io un po’ tifo per il cattivo però so che non vincerà mai nonostante per come si sono messe le cose la faccenda è a dir poco disperata. Festival del mai una gioia mica è un modo di dire, è proprio letterale e forse è il difetto più grande di tutta questa saga, il cliffhanger compulsivo, il dover concludere ogni capitolo in bilico, suvvia signora Tahir se per una volta attenta alle coronarie dei suoi lettori mica questi ci rimangono male. Arrivata al terzo libro sono rimasta più shoccata per quel paio di capitoli che non è finito in “tragedia” che per tutti gli altri.


Ecco qua la consueta foto delle letture. Notate un tema ricorrente? Eh sì a luglio ho letto solo libri le cui copertine erano sui toni freddi del verde e del blu. Motivi profondissimi per leggere un libro non trovate? Avrei potuto leggere pure Il Sognatore di Laini Taylor ma ho deciso che farò smorzare tutta l’ondata di entusiasmo e di voci critiche un po’ fuori dal coro prima di affrontarlo. Agosto è invece iniziato all’insegna delle letture leggere e disimpegnate: andate a leggere il post dei libri che voglio leggere questa estate e provate a indovinare di cosa si tratta!

Siamo giunti alla fine di questo post. Avevo iniziato a scriverlo e poi mi ero fermata diverse volte, anche perché un fulmine ha mandato in tilt il modem e ho dovuto attendere che l’assistenza ne portasse uno nuovo che avevano esaurito a causa dell’elevato numero di guasti dei giorni scorsi.
Voi cosa avete letto a giugno? Avete letto qualcuno dei libri di cui vi ho parlato? Vi ho incuriosito su qualcuno di questi libri? Fatemelo sapere in un commento.
E no, nonostante il ritmo rallentato, una sorta di blocco dello scrittore, un agosto che si preannuncia pieno di impegni e le condizioni meteorologiche sfavorevoli, il blog non va in vacanza.

A presto, buone letture e buone vacanze (a voi che ci andrete!)

(PS: I link che trovate sui libri sono quelli di affiliazione ad Amazon. Se volete supportare il blog potete fare un click sui link e comprare attraverso gli stessi. Voi non pagherete un centesimo in più e aiuterete questo spazio ad andare avanti. Grazie! (anche se non li userete mai, ma siete solo passati da queste parti).

 

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