Letture di giugno 2018.

Se qualcuno tra voi ha letto il post dei preferiti già saprà che ho letto veramente poco a giugno. Il post sarà quindi breve e (spero) indolore. Rispetto allo scorso anno sono indietro di un libro ma nel 2017  i mesi in cui ho letto veramente poco sono arrivati tutti nella seconda metà dell’anno (il disastroso agosto 2017), quindi spero di riuscire a mantenere un buon ritmo di lettura ma, soprattutto, di leggere bei libri. Per ora, mi accontento di dirvi due cose sulle letture del mese appena passato.

giugno

Il primo libro che ho completato nel mese di giugno è Diavoleide di Michail Afanasievic Bulgakov. La produzione dell’autore russo disponibile in italiano non è sconfinata e quindi ho deciso di trattenermi e leggere un suo volume all’anno, poi passerò alla lingua inglese. Questo volume, edito da Voland (e se avete letto Il Maestro e Margherita questo nome dovrebbe dirvi qualcosa), contiene due racconti brevi: quello che dà il titolo alla raccolta e un secondo intitolato Le avventure di Čičikov. Diavoleide viene da molti considerato come una prova generale del suo capolavoro, per me è stata un’esperienza di lettura travolgente. La trama è abbastanza lineare e ovviamente ai limiti dell’assurdo (o forse oltre) e la storia è talmente breve che non mi pare il caso di anticiparvi nulla sulla trama. Ciò di cui vi voglio parlare è quanto sia coinvolgente, incalzante, per certi versi ubriacante; una storia che ti cattura e che ti costringere a correre con lei fino all’unico finale possibile. Le avventure di Čičikov invece riporta i personaggi gogoliani de Le Anime Morte e le infila nel sogno del protagonista Čičikov che per certi versi può ricordare lo stesso Bulgakov. Dei due è questo il racconto che mi è piaciuto di più ma è veramente breve, una ventina di pagine scritte non troppo in piccolo e con un libro di formato ridotto, che mi è impossibile dirvi nulla. Forse non è il volume adatto per avvicinarsi a Bulgakov, non so forse Cuore di cane può essere un punto di partenza migliore e meno frenetico, dal canto mio l’ho amato moltissimo e gli ho dato una valutazione di 4.5 stelle su 5.


Ho portato poi a termine un libro che mi era stato regalato per il mio compleanno dalla mia migliore amica, ovvero Doctor Who: The Day of the Doctor di Steven Moffat, sì lui, proprio lui. Negli ultimi due anni il mio livello di coinvolgimento per la serie tv più longeva della storia britannica (correggetemi se sbaglio) si è notevolmente abbassato e non so se seguirò la nuova stagione episodio per episodio o farò un super recupero dopo aver letto dei pareri. Prima che qualcuno intervenga, non è affatto un problema che il Dottore ora sia diventato una donna, è che sento proprio un coinvolgimento inferiore.
Comunque il libro ha riacceso totalmente il mio entusiasmo come non accadeva da tempo. Gli ho dato 5 stelle, anche se è comunque un libro di Doctor Who, cioè se non siete fan potete lasciar perdere senza alcun problema. Invece se seguite la serie è un must read (occhio agli spoiler, l’episodio è uscito quasi cinque anni fa, però io vi avviso). Per me questo è il vero episodio del cinquantesimo come era nato nella mente di Moffat, ciò che abbiamo visto in tv è il risultato di tagli e conti da fare con budget, attori ecc. Compaiono personaggi che nell’episodio non ci sono, c’è un approfondimento psicologico maggiore dei personaggi, è spiegata benissimo la parte in cui i tre dottori si incontrano, il perché di alcune espressioni e gesti che sono lasciate alla comprensione dello spettatore. Il personaggio del Momento (o Bad Wolf o Rose Tyler, come preferite) ha un ruolo più chiaro, compare River, Petronella Osgood diventa molto più di una macchietta fangirlistica ed è sempre più adorabile. Infine Moffat ci regala una trollata meravigliosa sul capitolo 9 (sì ogni riferimento al nono dottore è puramente voluto) con una risoluzione geniale. L’ultima pagina del libro che capita spesso di vedere e non capire, avrà senso solo dopo aver letto il nono capitolo.


Per il progetto Booktubeitalialeggeindipendente di giugno, la casa editrice estratta era la Fazi Editore. Tra il suo consistente catalogo ho scelto di leggere La Primula Rossa di Emma Orczy, primo romanzo di una saga letteraria di inizio secolo scorso, che ha goduto di diverse trasposizioni cinematografiche, tra cui una veramente antica di cui conservo vaghi ricordi per i colori sgargianti e la poca accuratezza storica nei costumi. Ci troviamo nel 1792 e in Francia la ghigliottina è in piena attività per separare dai loro corpi le teste degli aristocratici. Per loro, l’unica salvezza sembra essere l’enigmatica Primula Rossa che salva e fa sparire sotto gli occhi dei cittadini, gli odiati aristos. Smascherare e catturare l’enigmatico e geniale nemico della Repubblica è l’ossessione del cittadino Chauvelin che andrà in Inghilterra, patria della Primula per scoprirne l’identità. Per riuscire nel suo intento non si fermerà davanti a niente, neanche al ricatto di una sua bellissima connazionale, Marguerite St.Just andata in sposa al più vano dei damerini del regno britannico, ovvero Sir Percy Blakeney. Le cose però non sono così come sembrano e Marguerite avrà molto da scoprire e dovrà rivedere su chi riporre la sua fiducia. Se volete leggere questo libro per il mistero sull’identità della Primula Rossa, allora fermatevi, la sua identità vi sarà chiara sin da subito. Al contrario se volete leggere qualcosa di coinvolgente, avvincente e pieno di avventura, una storia cappa e spada con tutti i crismi allora questo è il libro che fa per voi. Io l’ho divorato in soli due giorni e nonostante alcuni difetti che non so se imputare alla traduzione troppo moderna o a uno stile che non rientra tra i miei preferiti, l’ho trovato molto coinvolgente. Alla fine gli ho dato 3.75 stelle su 5, chissà se Fazi pubblicherà i seguiti potrei prima o poi leggerli.


Infine ho letto How Fiction Works di James Wood. Di questo libro esiste una versione italiana oramai fuori catalogo dal titolo Come funzionano i romanzi. Breve storia delle tecniche narrative per lettori e scrittori (per la serie allunghiamo i titoli senza alcun motivo apparente) quindi io l’ho letto in inglese. In questo saggio non eccessivamente lungo Wood, critico letterario, descrive attraverso una serie infinita di esempi come un romanzo dovrebbe essere scritto, almeno secondo lui.
Questo libro dovrebbe essere venduto con un avviso molto grande con scritto su spoiler su più libri di quanti possiate immaginare, volente o nolente sono stata spoilerata pure io sul alcuni titoli (in maniera particolare riguardo autori classici russi e parte della letteratura americana del novecento a cui io non mi sono mai avvicinata). Se uno vuole affrontare la lettura di questi romanzi si rovina alcuni passaggi, per alcuni addirittura il finale. Quindi questo è un libro per lettori veramente forti che si concentrano su classici (russi e francesi su tutti) e sugli scrittori statunitensi novecenteschi, che ignora totalmente la letteratura di genere.
Come si sarà già intuito non sono rimasta esattamente entusiasta, anzi mi aspettavo qualcosa di completamente diverso e ho faticato veramente tanto a portarlo a termine perché man mano che affrontava i diversi argomenti trovavo la scrittura sempre più pesante. Sarà che avevo 19 anni l’ultima volta che ho letto un libro con critiche letterarie incorporate (all’università ho affrontato un percorso completamente diverso), però mi sembrava un libro per chi è molto più ferrato di me in ambito letterario. Io poi non ho ambizioni letterarie (o meglio, ogni tanto penso che vorrei scrivere, poi mi ricordo che scrivo veramente male e mi lancio in convoluti film mentali degni del peggior flusso di coscienza mai pubblicato) quindi non lo posso considerare certo un manuale di studio. Peccato, speravo proprio mi piacesse di più.


Anche per questo mese siamo arrivati alla fine. Ve l’avevo detto che avevo letto poco, però pensavo di scrivere meno.
Voi cosa avete letto a giugno? Avete letto qualcuno dei libri di cui vi ho parlato? Fatemelo sapere in un commento. A presto e buone letture!

(PS: I link che trovate sui libri sono quelli di affiliazione ad Amazon. Se volete supportare il blog potete fare un click sui link e comprare attraverso gli stessi. Voi non pagherete un centesimo in più e aiuterete questo spazio ad andare avanti. Grazie! (anche se non li userete mai, ma siete solo passati da queste parti).

PPS: Potevate avvertirmi che l’immagine era sbagliata, me ne sono accorta solo giorni dopo, che figuraccia!

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2 pensieri su “Letture di giugno 2018.

  1. Sono contenta che La Primula Rossa ti sia piaciuto! Esiste anche una serie tv inglese molto carina, che è ahimè andata in onda troppo tempo fa perché sia facilmente recuperabile via streaming (ma qualcosa si trova ;))

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