Letture di maggio 2018.

Il bruttissimo vizio di scrivere delle letture del mese appena passato quando siamo oltre la metà del mese in corso dovrei perderlo. Più probabilmente dovrei imparare a organizzarmi meglio. Fatto sta che oggi parliamo dei libri che ho letto a maggio e non sono pochi, quindi due parole su ognuno senza troppi fronzoli. Almeno spero.

maggio

Maggio è stato il mese migliore di questo 2018 (non credo che giugno possa batterlo visto che non ho letto nulla o quasi nella prima metà del mese), ho letto ben 7 libri e si è passati da vette altissime ad abissi che meriterebbero dei post a loro dedicati perché i misteri misteriosi dell’editoria (e di come forse per la legge dei grandi numeri un libro su mille che scrivi ti viene decente) andrebbero studiati a fondo.

Primo libro finito a maggio è A Court of Frost and Starlight di Sarah J. Maas, la novella che serve da ponte tra la prima parte della serie di A Court of Thorns and Roses e la seconda di prossima pubblicazione in cui i protagonisti non saranno quelli dei primi tre libri.
Cercherò di essere breve. Dopo aver letto quattro libri di questa autrice mi azzardo a esprimere la mia opinione su questa saga. La Maas non è una grande scrittrice,a mio parere fa un uso asfissiante di determinate descrizioni fisiche (credo che i muri di casa mia si siano rotti le scatole degli occhi viola con le stelle) camuffa col fantasy dei libri che sono chiaramente dei romance, riesce a distruggere quello che costruisce nei libri precedenti, sembra ascoltare fin troppo le critiche dei suoi lettori e per cercare di accontentarli crea danni di magnitudo infinitamente superiore. Non posso assolutamente dire nulla perché sarebbe uno spoiler ma la gestione di alcuni personaggi è al limite del ridicolo, cambiano idea su aspetti fondamentali della loro vita alla velocità della luce e soprattutto ci sono delle scene che fanno pensare cosa stesse passando per la testa all’autrice perché una persona si chiede se sia fisicamente possibile che accada una cosa del genere.

Ora penserete che io molli la saga qua e basta e invece no, leggerò il prossimo libro, non fosse altro per vedere se anche questa volta seguirà le tracce lasciate dalle scrittrici di fanfiction che più di un hint le hanno dato su come proseguire la storia. Non ho però nessuna intenzione di dare una chance alla Maas per altre sue saghe o libri, questa era iniziata come guilty pelature ma ha perso pure quel fascino.
Due su cinque. Il primo libro è di prossima pubblicazione in Italia ma fatevi un favore e leggete altro (ovviamente secondo il mio modesto parere)


Ho poi letto Bar Sport di Stefano Benni. Questo libro mi era stato regalato diversi anni fa ed era scomparso. Letteralmente. È ricomparso durante una sorta di mini trasloco interno alla casa e ne ho approfittato per leggerlo. Non credo di avere il tipo di umorismo giusto per Benni, la prima metà del libro mi è piaciuta tantissimo, la presentazione dei personaggi mitici che da sempre popolano il bar sport, le paste che hanno una loro mitologia e più che sfamare sprovveduti astanti mietono vittime. Poi da metà in poi qualcosa si è inceppato e, nonostante sia un libro veramente breve, ho faticato tantissimo a portare a termine la lettura. Mi rendo conto che, in questo caso, la difficoltà non nasce tanto dallo stile di scrittura o dagli argomenti trattati, bensì da me, da un senso dell’umorismo particolarmente assente in questo periodo. Non ho potuto dargli più di due stelle e mezzo, mi riprometto però di dargli una seconda chance in un periodo in cui sarò più propensa. Un po’ mi scoccia non averlo apprezzato, un po’ molto.


A marzo avevo letto One Dark Throne di Kendare Blake. A maggio ho letto la raccolta delle due novelle che fanno da prequel a tutta la serie dal titolo Queens of Fennbirn. Al suo interno sono contenute due storie dai toni diversi: la prima The Young Queens racconta dell’infanzia delle tre protagoniste prima delle vicende narrate nella saga principale, mentre The Oracle Queen parla dell’ultima regina col dono della vista e di come la leggenda che la riguarda e tutti conoscono non è proprio la verità (e che gli Arron da sempre hanno fatto le peggio cose e si meritano di morire tutti malissimo, ma proprio in quei modi cruenti).
Facendo la media di quanto mi siano piaciute le due storie ho dato al libro 3.75 su 5. The Oracle Queen mi è piaciuto molto, mi ha appassionato e ho sofferto con la povera Elsabet, vittima degli orridi Arron e della loro sete di potere, mentre The Young Queens non mi ha fatto impazzire, più che una storia organica mi è sembrato una serie di brevi sguardi sul passato di Mirabella, Arsinoe e Katharine che però non ha aggiunto niente di fondamentale alla storia né ha spiegato in maniera approfondita alcune caratteristiche caratteriali delle tre protagoniste.

Se non sapete di cosa parli la saga di Three Dark Crowns vi lascio un breve riassunto: Katherine, Arsinoe e Mirabella sono tre sorelle gemelle, ognuna con un potere magico di natura differente, cresciuta da una differente fazione del loro regno che al compimento del loro sedicesimo anno di vita dovranno combattere all’ultimo sangue per diventare l’unica regina in vita. Il loro destino sembra segnato ma questa volta il destino sembra voler scombinare le carte in tavola, donando solo a Mirabella poteri molto forti e apparentemente condannando a morte certa le sue sorelle. Ma sarà proprio così?


Ho letto poi An Ember in the Ashes (tradotto in italiano come Il dominio del fuoco) di Sabaa Tahir. Questo fantasy (che di fantasy per ora ha ben poco, più che altro degli accenni e qualche manifestazione paranormale) con un’ambientazione che ricorda tantissimo l’impero romano l’ho iniziato con aspettative molto alte che non sono state attese a pieno. Non riesco a identificare per bene cosa sia che non mi ha convinto a pieno, perché ho letto questo libro molto in fretta, la prosa non è affatto male, non è neanche un libro lento però non mi ha convinto del tutto. Sia chiaro che non è un brutto libro e in molti lo potranno apprezzare più di me però non è scoccata la scintilla (spero che possa scattare col seguito che conto di leggere nei prossimi mesi). Forse sono proprio i protagonisti e la loro caratterizzazione l’anello debole e spero che nei prossimi libri possano crescere. Sono invece molto affascinanti alcuni comprimari come la comandante (un essere veramente spietato e assolutamente invischiato in faccende non troppo pulite e leggermente sovrannaturali) e gli Auguri (credo che Augurs possa tradursi a questo modo) che sembrano immortali e onniscienti ma, a mio parere, si stanno facendo sfuggire qualcosa di grosso da sotto il naso. La vicenda si conclude con un discreto cliffhanger e spero che gli avvenimenti delle ultime pagine diano la sveglia ai protagonisti per poter far scattare la scintilla. Facendo la somma dei pro e dei contro mi sento di dare a questo primo libro dell’Ember Quartet tre e venticinque su cinque.


Poi mettiamo un chiodo nel muro perché ho finito un libro che avevo iniziato a marzo e poi abbandonato in seguito a uno spoiler devastante. Ho fatto passare un paio di mesi, ho praticamente ricominciato il libro dal principio e, nonostante lo spoiler fisso in testa, me lo sono goduta tantissimo. Sto parlando di The City of Brass, fantasy di esordio di S.A. Chakraborty. Un fantasy ambientato in Egitto io non lo avevo mai letto e l’ambientazione che dall’Egitto delle guerre napoleoniche si sposta poi nella città di Daevabad è stata uno degli aspetti che più mi hanno convinta. Inoltre c’è uno studio di location, personaggi, creature magiche (che si rifanno alla tradizione araba) molto curato tanto che non sembra affatto un’opera di esordio. Posso solo sperare che il livello della saga vada a crescere. Ma di cosa parla questo libro di cui non ho letto quasi niente in giro (almeno qui in Italia)? Racconta di Nahri una ragazza che tira a campare fregando ignari clienti che credono di trovarsi di fronte a una persona dotata di poteri magici. In realtà Nahri si fa raccontare tutto e trova il modo di svuotare le loro case. Ciò che Nahri non rivela è che, forse, qualche potere magico lo possiede sul serio: comprende qualsiasi lingua senta, vede le malattie negli altri e ha una strana capacità di guarire con estrema rapidità. Quando, dopo aver finto di effettuare un rito magico si troverà a confrontare delle creature sovrannaturali che la vogliono uccidere, invocherà Dara un genio dal carattere scontroso che, in un modo o nell’altro si offrirà di aiutare Nahri e portarla a Daevabad quella che sembra essere la sua vera città d’origine.
Altro non vi dico, preparatevi a inseguimenti, tradimenti, palazzi che si ribellano ai loro padroni, personaggi pieni di segreti, inganni che vanno avanti da decenni in una città abitata praticamente da esseri immortali.
Il libro mi è piaciuto veramente tanto e spero in una sua pubblicazione italiana perché la lettura in inglese non è semplicissima, considerato anche che ci sono diversi termini che derivano dall’arabo/ sono stati inventati dall’autrice per cui occorre consultare un glossario. In totale quattro su cinque, si può solo migliorare.


Dal mese di maggio ho deciso di aderire a un progetto sviluppato su Youtube e su Instagram dal titolo booktubeitalialeggeindipendente. Se andate su Instagram e cercate btili, troverete tutte le informazioni a riguardo spiegate molto meglio di come potrei fare io, vi dico solo che ogni mese viene estratto un editore indipendente e tutti i partecipanti leggono un libro pubblicato da quella casa editrice per poi parlarne l’ultimo giorno del mese. A maggio la casa editrice estratta è stata L’orma editore e il libro da me scelto è Ma la vita è una battaglia: Lettere di libertà e determinazione di Charlotte Brontë. Non si tratta di un romanzo o di un racconto della mia Brontë del cuore, bensì di una piccola raccolta di missive scritte dalla stessa nel corso della sua vita che svelano un ritratto inedito e molto sincero di questa donna forte e determinata, innamorata non ricambiata e circondata per tutta la sua vita da malattia e morte. L’ho apprezzato tantissimo e l’unico difetto che posso trovare in questo piccolo libro è la mancanza di altre lettere, non che si possano inventarne di altre, era semplicemente il mio egoistico desiderio di leggere di più scritto dalla mano della Brontë. Inoltre questo libro è carinissimo,  con un prezzo contenuto e possiede una sorta di bustina esterna con lo spazio per l’affrancatura per fare in modo che il libro possa essere facilmente spedito. Quattro e mezzo su cinque.


Infine, questo mese lasciamo il meglio alla fine, ho letto Circe di Madeline Miller. Cinque stelle su cinque, un libro che rimarrà con me per molto tempo e che non ho dubbi rivedrete a fine anno nel post dedicato ai libri migliori che ho letto. Sapete che qui sul blog le recensioni non sono all’ordine del giorno e sono dedicate ai libri che mi colpiscono o ai quali tengo particolarmente. Circe rientra in entrambe queste categorie e se volete saperne di più e a caldo di ciò che ne penso vi invito caldamente a leggere quell’accozzaglia di idee confuse che è questo post. Qui vi dico solo che se volete leggere un solo libro in inglese fate lo sforzo e leggete questo, vi farà soffrire con questa dea/strega troppo umana per gli dei e troppo divina per gli uomini, vi darà la speranza e poi ve la toglierà. Arrivati alla fine col cuore a pezzi capirete che lavoro ha fatto la Miller, non ha semplicemente riscritto la storia di un personaggio mitologico ma le ha donato nuova vita e dignità e l’ha dotata di una voce che parla forte e chiaro alla società moderna.


Meno male che avevo detto che sarebbero state due parole per titolo… Comunque anche questo mese mi porto a casa il wrap up, attendo i vostri commenti. A presto e buone letture!

Le letture cartacee di maggio, A Court of Frost and Starlight l’ho letto su Kindle, almeno ho speso 5 euro e non 15. Mi sarei arrabbiata molto di più. <— stiamo lavorando per ripristinare le immagini. Scusate.

 

PS: I link che trovate sui libri sono quelli di affiliazione ad Amazon. Se volete supportare il blog potete fare un click sui link e comprare attraverso gli stessi. Voi non pagherete un centesimo in più e aiuterete questo spazio ad andare avanti. Grazie! (anche se non li userete mai, ma siete solo passati da queste parti).

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2 pensieri su “Letture di maggio 2018.

  1. […] Passiamo ai libri. Quest’anno la mia tazzina va a un esordio che, quando ho letto io, non si filava praticamente nessuno e poi, verso la fine dell’alto è esploso nel mondo di booktube. Sto parlando di The City of Brass di S.A. Chakraborty, primo libro di una trilogia fantasy ambientata tra Il Cairo del XIX secolo e una fantomatica città abitata solo da creature tipiche della mitologia araba ovvero gli jinn. Non è un libro di facile letture e bisogna far riferimento più e più volte al glossario che si trova alla fine (perché devo ammettere la mia mostruosa ignoranza per quanto riguarda mitologie diverse da quella che noi chiamiamo classica) però è avvincente. Non è un libro perfetto, c’è qualcosa che a mio parere meriterebbe una discussione che non sono in grado di approfondire sul comportamento di alcuni personaggi, però ragazzi per essere un esordio ha assolutamente superato ogni più rosea aspettativa. Fossero tutti così gli esordi, con ambientazioni diverse, con uno studio approfondito di location, personaggi, creature magiche. Una serie che spero vada solo a migliorare e che, in caso di una pubblicazione italiana, vi consiglio caldamente. Se siete interessati a un parere leggermente più approfondito e a lettura appena finita, lo trovate qua. […]

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