Inutili riflessioni: quando un libro piace a tutti ma non a te

Avete mai provato la straniante sensazione di isolamento nel non aver amato un libro mentre tutti ne tessevano le lodi? Parliamone un po’ insieme…

riflessioni

A me è capitato più di una volta, così come mi è capitato di vivere la situazione diametralmente opposta (ovvero quella di amare un libro alla follia che è solitamente considerato quantomeno dimenticabile, magari ne parliamo un’altra volta) ed è strano. Non parlo solo di libri per cui si genera un hype esagerato, per meccanismi che spesso hanno ben poco a che fare con la letteratura di per sé, anche di quelli che escono in sordina e poi, lentamente, entrano nel cuore dei lettori per poi arrivare a me e non lasciarmi niente. Ovviamente ci sono diversi gradi di “non mi piace”, si parte dal semplice pur apprezzandone la scrittura, non sono riuscita a provare alcun moto di entusiasmo per questo libro al “ma cosa cavolo ho letto, avrei potuto leggere o fare altro nello stesso tempo”.
Un esempio del primo caso è un libro molto amato, parte di una tetralogia di cui si è parlato in lungo e in largo che dovrebbe approdare nei prossimi mesi sul piccolo schermo sotto forma di serie televisiva ovvero L’Amica Geniale di Elena Ferrante. Ecco, l’ho detto, pur avendo apprezzato lo stile della Ferrante e aver trovato interessante la trama non ho provato alcuna empatia per le due protagoniste che a pagine alterne (e a volte insieme) mi hanno provocato solo un crescente senso di antipatia e fastidio. È chiaro che non sia scattata la scintilla ma mai sognerei di dire che il libro sia brutto e, anche se non so quando, vorrei leggere almeno il secondo volume (a detta di molti il migliore) per vedere se non era il momento giusto o tra me e la signora Ferrante non c’è affinità letteraria. Purtroppo, un altro libro sembra sempre quello giusto da iniziare prima di Storia del nuovo cognome.
Un esempio del “cosa cavolo ho letto” è, per non nominare sempre e solo lo stesso libro che lascio a voi indovinare, Ready Player One di Ernest Cline a cui penso sempre con affetto come il libro paracarro (infantile e palese tentativo di censura). So che è un libro amato e che in questo periodo sta vivendo una recrudescenza di popolarità a causa dell’adattamento cinematografico di prossima uscita (che mi ha provocato l’orticaria solo grazie alla visione del trailer che riesce a tradire uno degli aspetti fondamentali del protagonista dal minuto zero). Andando a rileggere il wrap up dove ne parlavo mi rendo conto che la mia opinione è espressa in maniera abbastanza velata per non andare a ferire la sensibilità altrui, questa volta mi libero di questa “paura” (anche perché se il libro vi piace mica siete delle brutte persone) e vi dico che la trama è, a mio parere pressoché inesistente, infarcita di cliché e colpi di scena scontatissimi. Più che un libro, a bocce ferme, la sensazione che è rimasta è quella di un lunghissimo elenco di citazioni nerd che più nerd non si può degli anni ’80 e che attorno a questa passione sia stato costruito un castello di carte spacciato per trama che al primo soffio di vento potrebbe venire giù.
Lo trovo paracarro inoltre perché nel leggerlo ho provato la sensazione di vedere l’autore che dietro le parole del suo romanzo si sbraccia in preda all’autocompiacimento per aver indotto una sensazione di nostalgia degli anni ’80 che, oggi più che al momento dell’uscita del romanzo, va tanto di moda. Non mi piace quando le sensazioni che provo durante la lettura sono macchiate dal sembrare forzate, indotte con (fin troppa) maestria dall’autore.

Nonostante tutto (e sì, questa volta non sono stata affatto buona) quando mi ritrovo in questa situazione ci rimango un po’ male e mi chiedo se sono io a non aver capito il messaggio del romanzo, se il mio non aver amato quel particolare romanzo sia lo spirito “bastiancontrario” che da sempre abita in me o se sia semplicemente la mia opinione che, per quanto fuori dal coro, è pur sempre la mia e merita rispetto tanto quanto il coro di complimenti. Trovo sia bello discutere con altri di ciò che ci piace e non ci piace di un libro, ascoltare punti di vista diversi dai miei che possono farmi trovare nuove chiavi di lettura che magari mi sono sfuggite; d’altra parte non amo quando la discussione degenera, ci si trincera dietro le proprie posizioni e invece di trovare un confronto si passa direttamente all’insulto che, sia chiaro, nulla a che fare con le qualità (vere o presunte) del libro oggetto di discussione.

Voi come vi ponete quando vi trovate in questa situazione? Provate mai dei dubbi sulle vostre opinioni quando deviano in maniera sostanziale da quelle altrui o ne fate un punto di orgoglio? Siete interessati a discussioni costruttive che possano farvi scoprire nuovi aspetti? Mi raccomando se amate L’Amica Geniale o Ready Player One non prendetevela con me, è solo la mia modesta opinione. Io non sono un critico letterario, anzi se volete offrirmi nuove chiavi di lettura parliamone qui nei commenti.
A presto e buone letture!

 

PS: Al terzo appuntamento in quattro mesi possiamo dare il benvenuto alle Inutili Riflessioni tra le rubriche del blog. Salutiamole tutti perché non si sa per quanto si fermeranno, spero però vi possano piacere. Ah sì, i link sono quelli dell’affiliazione Amazon, se volete aiutare il blog e non spendere un centesimo in più, sono il modo giusto di darmi una mano.

3 pensieri su “Inutili riflessioni: quando un libro piace a tutti ma non a te

  1. Della Ferrante non ho ancora letto una pagina, e dubito che lo farò; quindi, non posso giudicare nel merito.
    Ma tutto il clamore attorno alla sua presunta identità e il vederla proposta in continuazione mi ha tolto ogni curiosità: sarà bravissima, sarà apprezzatissima in Italia e all’estero e anche a ragione, ma non mi avrà mai!

    Un libro molto incensato che ho trovato vuoto e irritante? Il giovane Holden.

  2. È proprio vero quello che dici. Per quello che mi riguarda, c’è un libro su cui mi trovo in totale disaccordo praticamente col mondo intero ed è Madame Bovary! 😮

  3. Il libro della Ferrante l’ho in casa, ma devo dire che mi è passata un po’ la voglia di leggerlo. Non perché non mi ispiri più, ma perché quando un libro diventa troppo chiacchierato, seppur con commenti prevalentemente positivi, alla lunga la curiosità si abbassa (anche se forse dovrebbe essere il contrario!). Comunque anche io ho sempre il “terrore” di sbagliare chiave di lettura, ma allo stesso tempo cerco di non farmi influenzare eccessivamente dalle recensioni altrui, soprattutto quando mettono in luce solo aspetti positivi o solo quelli negativi. Te lo ridico, queste inutili riflessioni mi piacciono un sacco. Ciao! 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.