Cinque libri che mi hanno fatto piangere #5coseche

Buon venerdì, anche questa settimana torna l’appuntamento con il  #5coseche, iniziativa nata sul blog Twins books lovers che propone per ogni venerdì un post tematico, deciso tra tutti i partecipanti all’iniziativa, su 5 cose che siano libri, serie TV o affini. In questo appuntamento occorre prendere i fazzoletti, un po’ di comfort food e un copertina per lo shock, si parla di libri che fanno piangere. Iniziamo:

5coseche

Prima di tutto una premessa, non ricordo a memoria di aver inondato di lacrime le pagine di un libro, quindi più che altro si tratta di libri che mi hanno profondamente commossa. Di solito mi sciolgo letteralmente in lacrime durante la visione dei film (anche quelli in cui di solito non piange nessuno), coi libri sento più una sensazione di stomaco chiuso, di cuore che fa male ma raramente piango. Quindi questo è un elenco di libri che mi hanno profondamente commossa ma forse non ridotta ad avere gli occhi gonfi e il naso rosso dal pianto. Ora però basta veramente coi preamboli.


Un libro che ho letto tantissimi anni fa (il blog mi viene in aiuto e mi ricorda che sono passati 5 anni) ma ricordo mi avesse commosso alla fine è Io sono un gatto di Natsume Soseki. Storia di un gatto che viene adottato da una famiglia giapponese, in cui l’io narrante è proprio quello del gatto protagonista che si trova a interagire coi suoi simili e con noi fino a pensare di non essere più un gatto ma oramai un essere umano. Il finale è una vera botta, probabilmente molto giapponese ma una botta al cuore di quelle dolorose.


Un altro libro che mi ha profondamente commossa è la conclusione di una trilogia che in Italia è appena al primo volume e quindi attenzione pericolo spoiler (anche se non è assolutamente nelle mi intenzioni). Sto parlando di A Conjuring of light di V.E. Schwab, volume conclusivo della Shades of Magic trilogy (il primo volume Magic, è edito in Italia da Newton Compton). Costruire i finali è complesso e il rischio di rovinare tutto è altissimo eppure all’interno delle atmosfere agrodolci di questo finale (che tanto mi hanno commosso e avvicinato anche a personaggi per cui credevo di non provare un grande interesse), ho ritrovato uno dei miei finali preferiti.


È un graphic novel ma mi ha fatto veramente piangere durante la lettura (ero addirittura sul treno che cercavo di non farmi vedere piangere ma non riuscivo a smettere di leggere) è Il Porto Proibito di Teresa Radice e Stefano Turconi. Storia di un giovane marinaio inglese che ha perso la memoria e si trova a interagire con una famiglia formata da tre sorelle che attendono il padre capitano di vascello. Riuscirà Abel a recuperare i ricordi perduti? E le sorelle a rincontrare il tanto amato genitore? Lo scoprirete, tra le lacrime se darete una possibilità a questo romanzo grafico edito da Bao Publishing.


Anche in questo caso parliamo di un romanzo grafico, ma sembra proprio che io abbia bisogno delle immagini per commuovermi, ovvero Dimentica il mio nome di Zerocalcare. Storia romanzata delle origini della sua famiglia materna, questo graphic novel mi ha commosso perché mi è sembrato trasmettere il profondo affetto che legava l’autore a sua nonna, una sorta di esercizio di superamento del lutto che ci è stato voluto donare per spingerci a riflettere e farci tornare a sentire l’amore per i nonni, la cui scomparsa spesso va a segnare la fine della nostra infanzia e giovinezza.


Ultimo di questo elenco ma non ultimo in generale un libro che mi ha commosso ma non dalla tristezza, bensì dalla tenerezza, dal fatto che per una volta anche nei libri, tra le difficoltà le cose sembrano andare per il verso giusto. Sto parlando di The Goblin Emperor di Katherine Addision. Purtroppo questo libro non è disponibile in italiano e lo ritengo un peccato perché in questa storia fantasy, in cui un ragazzino da sempre maltrattato e isolato perché metà goblin si trova a capo di un impero trasmette un messaggio positivo e commovente. La bontà, quella vera che viene dal cuore, verrà ripagata nonostante le difficoltà e le sofferenze. Le cose non potranno andare mai bene al 100% ma per una volta vedere i buoni farcela è commovente.


Anche questa settimana ce l’abbiamo fatta a portare a casa l’appuntamento, devo ammettere che a volte diventa particolarmente complesso (perché sono una persona insensibile e senza cuore ovviamente) ma farcela è sempre una soddisfazione. Voi vi commuovete durante la lettura? Fatemi sapere in un commento quali sono le letture che vi hanno commosso di più!
A presto e buone letture!

25 pensieri su “Cinque libri che mi hanno fatto piangere #5coseche

  1. Non sei insensibile e senza cuore… io ho fatto strafatica a trovare più di tre titoli da mettere in questa categoria! Per quanto mi riguarda, poi, detesto i libri scritti per far piangere, quindi è ancora più raro che accada! The Goblin Emperor mi ispira un sacco! Lo metto in Wishlist per il futuro! 😀

  2. Ciao, come promesso sono passata a dare un’occhiata a l tuo post.
    Non ho letto nessuno di questi libri ma mi sono segnata un paio di titoli perché mi hai incuriosita.
    Ciao 😉

  3. Dimentica il mio nome ha commosso anche me: Zerocalcare ha reso in modo stupendo le emozioni e, come dici tu, ci ha insegnato qualcosa sul lutto. Quanto a me, temo di essermi commossa spesso, perché certi autori hanno avuto la brutta idea di far fuori alcuni dei miei personaggi preferiti: penso a quel sob festival de La porta di Tolomeo di Jonathan Stroud, a Struck by Lightning o a Le due città. Buone letture!

    • Riflettendoci dopo aver pubblicato al post, mi sono resa conto che la mia reazione a eventi luttuosi è più che altro il “pietrificarmi”. Ci rimango di sasso ma non riesco a esprimere il dispiacere.

      • Io sono un’introversa (ci sto lavorando su), quindi ti capisco: in situazioni difficili tendo a irrigidirmi e a chiudermi a riccio. Forse, leggo tanto proprio per cercare autori capaci di sviscerare le emozioni e di aiutarmi a riflettere sui miei sentimenti e su quelli degli altri.

      • Io sono una persona affatto timida, che però non ha autostima e si vergogna sempre. Scrivere un post per me è un esercizio doloroso, ho sempre paura di non essere apprezzata. Non amo come scrivo e fatico a rileggermi senza cancellare tutto e quando amo un libro e agli altri non piace (o la situazione opposta) sento sempre di essere io ad aver sbagliato. Leggere mi fa provare tanto, ma riesco più a esprimere le emozioni quando c’è il supporto visivo.

      • Scrivere è un ottimo esercizio, anche se a volte doloroso: di volta in volta, si migliora sempre di più e si possono avere soddisfazioni che aiutano l’autostima. Sono sicura che tanti lettori del tuo blog, se li chiamassi in causa, ti direbbero che ti apprezzano ;). Alla prossima :).

  4. Ciao, purtroppo non conosco nessuno di questi titoli, ma corro subito a leggere la trama =)!

  5. Ciao!! Ho sentito parlare benissimo di “Io sono un gatto”, benché io non vada proprio d’accordo con i felini mi piacerebbe leggerlo, magari riesco a cambiare idea…
    Ho letto non da tanto tempo Dimentica il mio nome e, hai ragione, emozionante!!

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