Letture di febbraio 2018.

Con qualche giorno di ritardo eccoci di nuovo qua a parlare delle letture del mese appena passato. A febbraio, nonostante il mese più breve ho letto ben sei libri e per una volta dopo tanto tempo ho letto solo in italiano. In generale è stato un buon mese di letture, andato in maniera completamente diversa rispetto a quanto avessi programmato (e mi ricordo ancora una volta quanto sia un bene che io non faccia TBR pubbliche, perché le disattendo in maniera sistematica) ma che mi ha portato delle letture che fanno riflettere. Lasciamo quindi perdere le introduzioni e vediamo cosa ho letto a febbraio.

febbraio

 

Innanzitutto ho portato a termine La Bussola D’Oro di Philip Pullman, primo libro della trilogia Queste Oscure Materie, edita in Italia da Salani ed estremamente popolare qui sul web. Vorrei parlarvene in toni entusiasti e unirmi quindi al coro. Purtroppo non è così. A livello stilistico e di lessico, se penso al target a cui è indirizzata la lettura, trovo che sia fin troppo complesso dalle prime pagine. Per me che di anni ne ho 30 suonati non è un problema, però una persona di 12 o 13 anni qualche difficoltà, giustamente, la trova. A livello di trama poi sono rimasta shoccata. Lo sviluppo della stessa non mi è piaciuto per niente (non sto lì a farvi spoiler ma tutta la parte finale per me è NO) e nel procedere con la lettura il mio entusiasmo è andato a scemare pagina dopo pagina, non per niente ho iniziato il libro a metà gennaio e ho proseguito con estrema lentezza. Probabilmente è uno di quei casi in cui esiste un’incompatibilità tra me e lo stile di Pullman e quindi sono io incapace di apprezzare a pieno uno dei libri che viene considerato una sorta di capolavoro per la letteratura per ragazzi. Me ne dispiaccio, continuerò a leggerlo ma con molta calma.
Nonostante tutto alla fine gli ho dato 3 stelle su 5 su Goodreads. Non è un libro brutto, o un disastro letterario e posso capire i motivi per cui possa essere apprezzato, ma non è la serie che fa per me.


Ho letto poi il tormentone del momento, seppure nel suo adattamento cinematografico, ovvero Chiamami col tuo nome di Andrè Aciman. Non ho visto il film quindi non posso fare alcun commento sul film diretto da Guadagnino e mi limiterò a parlare del libro che mi è piaciuto tantissimo fino a 40 pagine dalla fine, poi meh. Ma andiamo con ordine. Chiamami col tuo nome è la storia di Elio, diciassettenne figlio di un professore universitario che si prepara, come ogni estate, ad accogliere tra le mura della casa delle vacanze la scocciatura. Quell’anno la scocciatura si chiama Oliver ed è destinato a sconvolgere la vita e i sentimenti di Elio. In sintesi Chiamami col tuo nome è una storia di crescita e d’amore, della scoperta del desiderio in cui la coppia di protagonisti appartiene allo stesso sesso. Questo non lo rende però un libro di nicchia, non lo rinchiude in una sorta di “gabbia” di genere, anzi si dimostra essere una lettura apprezzabile in maniera trasversale. Il vivere il conflitto sentimentale di Elio, la sua scoperta del desiderio che si presenta in maniera anche morbosa, la sua confusione, la sua vergogna è un qualcosa in cui ogni adulto (in diverse situazioni e gradi) si può rivedere. La scoperta della propria sessualità è un processo intimo e unico per ciascun essere umano fatto di dubbi, conflitti, esperimenti, scoperte e rimorsi. Elio ne è una perfetta rappresentazione. Il libro mostra una situazione sociale e culturale di un certo tipo molto aperta e un’atmosfera quasi rarefatta, una famiglia accogliente e inclusiva e per me poteva concludersi 40 pagine prima. Le quaranta pagine finali, a mio modesto parere, sono in più. Le ho viste come un volontà di attaccarsi a un legame, come un non riuscire a superare una situazione, un aggrapparsi con le unghie e con i denti, un lottare contro l’essenza stessa della vita. La vita è fatta anche di sconfitte, perdite, abbandoni, occasioni perse e dobbiamo trovare la forza di andare avanti, di smettere di inseguire ciò che chiaramente non può essere. Anche qua, gusto prettamente personale e probabilmente sarò in minoranza, ma sono proprio queste ultime 40 pagine ad avermi fatto dare al libro 4 stelle su 5. Lo consiglierei comunque, anche se non a tutti (mala tempora currunt, purtroppo).


A distanza di un anno dalla lettura di Cecità, uno dei miei libri preferiti dello scorso anno (trovate il post qui), ho letto nuovamente qualcosa di Saramago, ovvero una sua raccolta di racconti/articoli usciti nel corso degli anni per due quotidiani di Lisbona tra il 1968 e il 1969 dal titolo “Di questo mondo e degli altri“. I mini-saggi (non so trovare un termine migliore perché la maggior parte non sono racconti, sono resoconti di esperienze reali, di fatti di cronaca, ricordi di infanzia) presenti all’interno della raccolta sono estremamente brevi, tra le due e le tre pagine che trattano di argomenti estremamente diversi, dalle storie familiari allo sbarco dell’uomo sulla luna. Devo ammettere che sebbene alcune storie mi siano piaciute tantissimo, in modo particolare quelle dedicati ai suoi nonni e alla sua terra natale, che descrivono un Portogallo rurale che sembra lontanissimo nel tempo dal nostro mondo e invece dista neanche un secolo dal momento in cui scrivo, l’andamento di questa raccolta è stato molto altalenante. Alcuni mini-saggi non reggono il peso del tempo e, alla prova dei fatti si sono mostrati totalmente errati. Ovviamente manca da parte mia l’impegno a non “giudicarli” in base al momento storico in cui sono stati scritti, ma è un qualcosa che mi risulta particolarmente complesso quando si parla di articoli che commentano accadimenti di cronaca, oramai diventati storici. Per il resto lo stile di Saramago rimane inconfondibile e, a mio parere, estremamente affascinante nonostante il forte senso di claustrofobia che i suoi “muri di testo” possono creare nel lettore.
Facendo una media di tutti i piccoli saggi contenuti in questa raccolta, ho dato a Di Questo mondo e degli altri 3.5 stelle su 5.


Finalmente ho letto un libro del Premio Nobel 2017 per la Letteratura Kazuo Ishiguro. Ho deciso di iniziare da qualcosa di breve e quindi la scelta è ricaduta su Notturni, raccolta di racconti uniti tutti dal tema comune delle musica. Alcuni dei racconti sono accomunati dalla presenza dello stesso personaggio, altre dall’ambientazione e alcuni mi sono piaciuti molto, altri un po’ meno. I miei racconti preferiti sono quello di apertura, Crooner e quello di chiusura, Violoncellisti, accomunati dall’ambientazione veneziana e niente più. Il primo è la storia di un musicista di quelli che suonano nei caffè veneziani, proveniente dall’est europeo che incontra il musicista preferito di sua madre, che riusciva ad ascoltare oltre la cortina di ferro grazie al mercato di contrabbando. I due iniziano a parlare e il giovane viene coinvolto in una serenata del cantante per la moglie, con un twist finale inaspettato. Il secondo parla invece di un giovane e talentoso violoncellista e del suo incontro con una donna, una virtuosa del violoncello a suo dire che stravolgerà il modo di suonare. Non sono riuscita a farmi un’idea precisa dell’autore e voglio leggere altro di suo prima di dare un parere “definitivo”, ho trovato però i racconti molto scorrevoli e mi è venuta voglia di leggere altro dell’autore.  In definitiva ho dato 3.75 stelle su 5 alla media dei cinque racconti.


Veniamo ora al primo dei due libri che mi ha fatto riflettere tanto, ne ho già parlato in uno dei post del venerdì (per la precisione questo) ovvero Le cose che non ho detto di Azar Nafisi. In questo memoir l’autrice iraniana naturalizzata statunitense racconta della sua vita in Iran, della sua famiglia, degli stravolgimenti che hanno attraversato il suo paese d’origine per ben due volte in un secolo, delle libertà conquistate e poi perse. Soprattutto  descrive in maniera pressoché perfetta i rapporti all’interno della sua famiglia tra un padre che amava in maniera disperata e che è riuscito comunque a deluderla e tradirla e una madre che è sempre vissuta in un mondo che non era quello reale e con la quale non è mai andata d’accordo. Durante la lettura sono rimasta colpita non tanto dalle vicende (anche se mi sento più edotta della storia iraniana del XX secolo) bensì dalla descrizione dei rapporti familiari che in luoghi lontani e con culture completamente diverse dalla nostra, sono comunque sempre gli stessi. I figli sono destinati a vedere crollare il mito dei propri genitori e più adulti si è quando questo mito crolla più la scoperta è dolorosa e i genitori non potranno non essere delusi dalle scelte dei figli, potendo fare poco e nulla per impedirle. I matrimoni si basano sull’amore, sulla convenienza, sulla ribellione, sul senso di responsabilità e possono trasformarsi e resistere al tempo oppure fallire quando sembra che il peggio sia passato. La lotta contro i fantasmi del passato è una battaglia impari e praticamente impossibile da vincere. Nonostante le liti, le incomprensioni e gli allontanamenti la famiglia, per quanto non scelta, farà sempre parte della nostra vita e quando sarà troppo tardi si cercherà di capire il perché di tutti gli errori, per conservarne il ricordo migliore possibile. Anche se non è detto ci si riesca.
Molto molto bello. 4.5 stelle su 5.


Infine ho letto uno dei libri che più attendevo in questo 2018, ovvero Borne di Jeff Vandermeer. A termine della lettura sono rimasta attonita per svariati minuti, particolarmente scossa e poi per qualche giorno ho continuato a rimuginare sul messaggio che la lettura mi ha voluto trasmettere. Come al solito, con Vandermeer, credo che questa sia una lettura polarizzante, ne ho già visto una recensione non troppo positiva che mi trova però in disaccordo. Borne narra la vicende di Rachel, una cacciarifiuti di una città in rovina, vittima di una catastrofe non ben identificata ma di probabile origine biotecnologica, che trova tra le setole dell’orso geneticamente modificato Mord, una creatura somigliante a un anemone che porta con sé in casa e chiama Borne. Borse non è un animale, non è una piante, per Rachel però diventa un figlio che porta a incrinare il suo rapporto con Wick, il suo amante/capo/collega. Al di là dell’ambientazione, dello stile dell’autore e del genere (che possono piacere o non piacere e che io ho apprezzato tantissimo) Borne si trova a trasmettere un messaggio di assoluta attualità, una domanda che forse tutti ci portiamo dentro ma non abbiamo il coraggio di porre: cosa ci rende delle persone? È l’aspetto? L’anima? Le nostre azioni? Si nasce persone o lo si può diventare?
Borne pone continuamente a Rachel questa domanda e Rachel conforta Borne, nonostante attorno a sé spuntino come funghi evidenze del contrario. Durante la lettura scopriremo però che non è solo questa strana creatura a porsi la domanda, ed essere una persona è un dubbio che attanaglia un po’ tutti.
Pur non essendo privo di difetti a me questo romanzo è piaciuto tantissimo e me lo porterò dentro per un bel po’ di tempo.  4.25 su 5, consigliato sempre se la fantascienza vi piaccia o se volete provare qualcosa di nuovo e diverso dal solito.


Anche questo mese abbiamo portato il wrap up a casa. Scusate ancora per il ritardo, sono stata impegnata ai seggi elettorali e mi sono dovuta riprendere da quasi 24 ore ininterrotte senza dormire, spero il mese prossimo di essere puntuale. Ho anche interrotto le mie letture e non ho ancora ripreso. Ho letto un solo libro che non mi ha neanche fatto impazzire, anzi mi ha leggermente fatto arrabbiare, ma ne riparliamo il mese prossimo.
Voi cosa avete letto a febbraio? Avete per caso letto qualcuno dei libri di cui vi ho parlato? O, per caso vi ho incuriosito un po’? Fatemelo sapere in un commento.
A presto e buone letture!

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15 pensieri su “Letture di febbraio 2018.

  1. Ciao! Letture interessanti. Rispetto alle tue letture di febbraio, io posso darti un riscontro (in versione striminzita e ridotta) dal punto di vista cinematografico.
    Riguardo a La bussola d’oro: ho visto il film con la Kidman e Daniel Craig di Chris Weitz e non ho letto il libro. Il film mi è piaciuto molto. Peccato che nonostante si prospettasse la trasposizione dell’intero ciclo, il progetto sia fallito.
    Riguardo a Chiamami col tuo nome: non ho ancora avuto modo di leggere il libro di Aciman ma ho guardato il film. Che mi è piaciuto molto. Guardalo appena possibile. E ti dico con certezza che la trasposizione cinematografica si distanzia per alcuni aspetti dal libro. Tanto per cominciare non ha una voce narrante che racconta gli eventi del passato, ma è tutto ambientato nel presente. Se ti va di leggere la mia recensione e lasciare un commento, ecco il link: https://recensionieco.wordpress.com/2018/03/01/film-chiamami-col-tuo-nome-di-luca-guadagnino-4-candidature-agli-oscar-per-il-regista-palermitano/
    Riguardo a Ishiguro: ho prima guardato il film Non lasciarmi diretto da Romanek, quando è uscito e poi ho letto il libro, tanto tempo fa. Ricordo nitidamente di aver odiato la cosa di aver visto il film. Purtroppo non è stata una scelta calcolata. E’ solo capitato.
    In genere sono rigida nella successione “prima romanzo e poi trasposizione”. Comunque ti consiglio il fim di Guadagnino.

    • Vado a leggere il tuo post sul film di Guadagnino. Per Ishiguro seguirò il tuo consiglio, anche perché se penso a recuperare i film prima di leggere i libri allora posso direttamente smettere di leggere XD

  2. Ciao!
    Di questo wrap up febbraio ho letto solo “Chiamami con il tuo nome”, ormai qualche anno fa, e devo dire che condivido la tua opinione: la parte finale l’ho trovato piuttosto superflua, e quasi ho faticato a leggerla (mi aspettavo che aggiungesse qualcosa alla storia, ma niente).
    Neanche io ho ancora visto il film di Guadagnino, ma sono piuttosto perplessa alla notizia che avrà un sequel: immagino si baserà sull’ultima parte del libro, che oltre ad essere di per sé piuttosto breve, ha pure i limiti di cui abbiamo parlato; mah…
    A presto

    • Sono contentissima di non essere l’unica a pensare che la parte finale di Chiamami col tuo nome. Cioè bastava proprio che finisse là, in quel modo, è una storia di crescita non del non sapere superare le proprie ossessioni adolescenziali.

  3. Sei la seconda persona che mi parla di “Chiamami col tuo nome” (il libro) in due giorni! Penso proprio che dovrò inserirlo nella mia coda di lettura. 😉 Condivido, ahimè, la tua incompatibilità con Pullman: l’ho sempre letto con difficoltà anch’io.

    • Pensa io ho letto il libro perché tutti mi parlavano del film 😂. Mi fa piacere non essere la sola a trovare Pullman “indigesto”: mi sento meno sola.

  4. […] Chiamami col tuo nome di André Aciman. Letto a febbraio, sarebbe stato cinque stelle e non quattro e mezzo se non fosse stato per le ultime quaranta pagine per me del tutto superflue. Una storia d’amore universale, di accettazione a tratti utopistica e che può aiutare ad aprire i propri confini mentali. Se volete leggere le mie opinioni a caldo, potete trovarle qua. […]

  5. […] Le cose che non ho detto di Azar Nafisi. (Adelphi) La Nafisi, professoressa di letteratura di origine iraniana, racconta la sua vita e della sua famiglia e allo stesso tempo narra la storia del suo paese principalmente pre rivoluzione islamica con suo padre sindaco di Teheran e sua madre tra le prime donne nel parlamento. Ci sono i silenzi, i tradimenti, le sofferenze, gli atti di ribellione dell’autrice visto ad anni di distanza, con più maturità e meno illusioni. C’è la consapevolezza di non poter tornare indietro unita al rimpianto di non poter più sistemare le incomprensioni createsi nel corso degli anni coi suoi genitori. Soprattutto c’è il racconto sincero di una vita tra cadute e risalite, trionfi e insuccessi, lotte e fughe. Assolutamente consigliato e, devo dire, anche istruttivo su un periodo storico che difficilmente viene studiato a scuola. Vi ho parlato di Le cose che non ho detto in questo post. […]

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