2017 – Un anno di letture parte: I Libri Top

Dopo tanto penare e quando comincia a non interessare più a nessuno ecco che arriva la versione 2017 del post che è stato più visitato sul mio blog durante i passati 12 mesi, ovvero i libri che mi sono piaciuti di più.
Troverete qui 10 titoli che ho particolarmente amato nel 2017, che non sono tutti stati pubblicati nel 2017 ma che sono i libri che più mi sono piaciuti nel corso dell’anno appena passato (quindi è solo il mio parere personale).

libritop

Di come sia andato in via generale il mio 2017 da lettrice ne ho già parlato qua (correte a leggerlo se non l’avete già fatto), qui invece affrontiamo in ordine cronologico i 10 libri che più mi sono piaciuti lo scorso anno facendo però una dovuta premessa: un solo libro per autore perché altrimenti questo post sarebbe stato una ripetizione di più libri degli stessi 3/4 autori e sono sicura che non avrebbe interessato nessuno.
Eh sì, sono in ordine di lettura e non di quanto mi siano piaciuti, non è una classifica anche se sarà chiarissimo quali mi sono piaciuti di più, perché è inutile che io mi nasconda dietro un dito, il livello di entusiasmo nel parlarne sarà differente


  1. Dovremmo tutti essere femministi di Chimamanda Ngozi Adichie (gennaio 2017)
    Primo libro letto lo scorso anno che finisce in classifica anche in rappresentanza del suo fratello più giovane (Cara Ijeawele ecc. ecc.). Ho trovato questo brevissimo libro molto bello. Nel riportare un discorso (che oltretutto si trova facilmente online) fatto durante una TedTalk, la Adichie cerca di spiegare con parole semplici cosa intenda lei per femminismo e perché chiunque dovrebbe esserlo. Al di là dei significati negativi che la lingua attribuisce a tutti gli -ismi e di tutti i dubbi che possono nascere a causa di certe derive chiaramente misandriche, la Adichie parla di un sentimento universale che dovrebbe spingere tutti a riflettere su cosa si intenda realmente con il concetto di parità, che riguarda più i diritti che un’uguaglianza biologica (che è chiaramente impossibile). Non è stato l’unico libro “femminista” letto durante l’anno ma mi sento di premiare questo perché privo di una carica di rabbia che potrebbe far storcere il naso a più di un lettore (non che l’autrice non avesse tutte le ragioni del mondo per essere arrabbiatissima).
    Credo tutti dovrebbero dare una chance a questo testo, è talmente breve che anche non vi piacesse non avrete certo “buttato via” giorni e giorni della vostra vita.

  • The Lies of Locke Lamora di Scott Lynch (febbraio 2017)
    Io e i libri fantasy. Preparatevi che vi ammorberò in lungo e in largo. Iniziamo dal primo volume nella saga dei Bastardi Gentiluomini (saga bellamente interrotta al volume tre, col quattro che chissà quando uscirà che mica è solo Martin ad avere tempi biblici di pubblicazione) pubblicato più di 10 anni fa in Italia da Nord ma ora praticamente introvabile e mestamente interrotto (anche se su Amazon c’è sempre questa ipotetica edizione in copertina flessibile segnata in uscita nel 2030 per TEA). Io l’ho letto in inglese e nonostante io non sia propriamente zoppicante nel britannico idioma, ho fatto un po’ fatica a leggerlo. A parte tutto, questo fantasy è fantastico e fuori dagli schemi, c’è poca magia ma in compenso ci sono tante bugie e il suo protagonista è talmente pieno di difetti che più di una volta pensi che sia solo un affabulatore incapace ed estremamente fortunato. Locke però è una vera forza della natura ed è talmente zuppo di segreti che non si potrà non rimanere affascinati dal suo carisma. Ci vuole coraggio a creare un protagonista che non corrisponda all’archetipo dell’eroe fantasy e che sia la cosa più lontana da un eroe e Lynch vince la scommessa su tutti i fronti.
    Ho in libreria il secondo libro nella serie (Red Seas under Red Skies) e credo proprio che in questo 2018 rientrerà tra le mie letture, nonostante non si abbia alcuna notizia certa del quarto volume tranne il titolo, ovvero The Thorn of Emberlain, con tanti saluti al mio proposito di non imbarcarmi nella lettura di serie interrotte.


  • Cecità  di José Saramago (febbraio 2017)
    Questo libro è stato un pugno nello stomaco, una fonte di inquietudine e di riflessione. Un libro bello, importante, con uno stile di scrittura praticamente claustrofobico, con personaggi senza nome che vengono identificati solo per le loro caratteristiche. Saramago pennella magistralmente uno dei ritratti di personaggio femminile più belli che io abbia mai letto in vita mia ovvero la moglie del medico, la vera protagonista della storia, colei che si trova ad affrontare il mondo che cambia rimanendo la sola invariata.
    Una grande metafora quella della cecità bianca, che colpisce senza alcuna causa, si propaga in maniera inarrestabile e svela agli occhi ben aperti di chi ha il libro tra le mani le bassezze di cui è capace di macchiarsi l’essere umano, le umiliazioni che gli uomini accettano quando privati di delle cose fondamentali e il marciume e lo squallore che ci circondano.
    Bello ma fonte di ansia, ne conserverò sempre un ottimo ricordo ma difficilmente lo riprenderò in mano perché mi ha fatto stare veramente male.


  • A Conjuring of Light di V.E. Schwab (febbraio 2017)
    Cosa si può dire di un libro che conclude una trilogia senza fare spoiler? Direi assolutamente niente. Quindi perché scegliere questo rispetto all’altro libro della Schwab che ho letto (e a cui ho dato 5 stelle su Goodreads come questo) ovvero Vicious?
    Sarà un fattore sentimentale, sarà che il finale mi è piaciuto veramente tanto, non lo so spiegare. Mi trovo seriamente in difficoltà e non voglio farvi il riassuntino della trama del primo libro di cui vi ho parlato in lungo e in largo sia nel 2017 che nel 2016 quindi mettiamola così: serve arte nell’usare la mannaia e, a mio parere, la Schwab ne ha in abbondanza, anche quando prende il tuo cuore e lo fa in tanti piccoli pezzetti. Ci sono alcune porte aperte nel libro, lasciate lì apposta perché i personaggi di questa serie li ritroveremo in un’altra in uscita nei prossimi anni (sia chiaro i sopravvissuti) anche se con dei nuovi protagonisti e molto più adulti. Sì perché, per quanto convenga (?) a molti pensarla diversamente, questa è una serie fantasy per adulti non YA. E più si va avanti nella lettura più diventa palese.
    Infine una citazione che se non avete letto il libro sarà senza alcun senso ma che a me fa morire dal ridere ogni singola volta che ci penso “Stop fucking with the ship” Alucard Emery
    Spero che la Newton Compton continui a pubblicare la serie io, visto il buon lavoro fatto dall’editore contro ogni mia aspettativa, continuerò a supportarla.


  • Words of Radiance di Brandon Sanderson (aprile 2017)
    La lettura è di questo tomone è stata un’esperienza e parte della Tome Topple di aprile scorso (quella che non ho fallito miseramente). Quasi 1100 pagine da leggere in inglese, un’infinità di nomi, luoghi, personaggi, tutte cose che scoraggerebbero in molti. Non me. L’ho adorato, più di The Way of Kings, più di qualsiasi altra cosa di Sanderson che io abbia letto, sono fermamente convinta che sia questa la serie in cui l’autore si esprime al massimo. Anche qua, secondo volume di una serie in corso (realmente in corso perché il terzo capitolo Oathbringer è da poco giunto nelle mie mani) ovvero The Stormlight Archive quindi della trama posso dirvi nulla, sia perché sarebbe spoiler sia perché sarebbe incomprensibile. I meccanismi del Cosmere (l’universo narrativo in cui sono ambientati tutti i libri per adulti dell’autore) sono complessi e durante la lettura ho preso appunti per non perdere il filo. Il libro però è coinvolgente, ricco di colpi di scena (di WTF ogni singola volta che compare Wit/Hoid) e con dei personaggi caratterizzati benissimo. I miei preferiti si riconfermano essere gli spren che accompagnano alcuni dei protagonisti umani, perché col loro non comprendere appieno la natura umana e tentare (spesso fallendo) di imitarla creando dei risultati che vanno a volte ad alleggerire la trama, altre a metterla in moto. Insomma, Sylphrena ti amo, Pattern sei meraviglioso e vorrei uno spren tutto per me. E la chiudiamo qua, inizio ad avere una certa età per fare la fangirl che emette suoni tipo animali estinti.


  • Fair Play di Tove Jansson (aprile 2017)
    Una bellissima storia d’amore, probabilmente la storia d’amore più bella che ho letto lo scorso anno. Un libro fatto di frammenti di vita lontani tra loro nel tempo, capace di dipingere la quotidianità di un rapporto tra due artiste con tutte le loro fissazioni, gelosie e i desideri (piccoli o grandi) da realizzare. Nessuna trama roboante, nessuna avventura magica (solo piccole barche da pesca in mezzo alla nebbia e alle intemperie), solo la vita descritta brevemente ma con tanta poesia. Ciò che mi ha colpito di più è la delicata descrizione dell’amore che traspare da ogni pagina senza che venga sbattuto in faccia del lettore neanche per un momento.


  • Exit West di Moshin Hamid (aprile 2017)
    Forse il libro più impegnato che ho letto lo scorso anno, sicuramente il più attuale. Non sta a me dire se il libro reggerà la prova del tempo, quello che so è che mi ha colpito. Non tanto nella storia di Nadia e Saeed, la storia di un amore che nasce e si iberna in un qualcosa di strano, un ibrido o solo l’idea di un amore che si sgretola ma allo stesso tempo non riesce a distruggersi perché unico legame, unica certezza in un mondo stravolto prima dai colpi della guerra civile e poi dalla condizione di profughi in un mondo ostile. Hamid sfrutta un elemento fantastico, quello delle porte che improvvisamente si trasformano in portali per descrivere il fenomeno migratorio che tanto ci interessa da vicino in questi ultimi anni e le reazioni allo stesso. Nel leggerlo potrete ritrovarvi nell’attualità che si trova sui giorni, ovviamente esasperata dalla finzione letteraria, è chiaro che una porta che consente di trasportarvi istantaneamente dove vuole nel mondo sia un mezzo più efficace dei gommoni che solcano il Mediterraneo e spesso vengono ribaltati dalle onde.
    Una lettura per aprire la mente, per cercare di capire chi si nasconde dietro quelle facce che vengono classificate come immigrati, per provare a immedesimarsi col dramma della guerra. Consigliatissimo.


  • L’ordine del tempo di Carlo Rovelli (luglio 2017)
    Interrompiamo le trasmissioni dal mondo del fantastico per immergerci in quello della scienza. Della fisica quantistica spiegata in maniera semplice, nonostante io ne abbia studiato una parte (con non troppo amore) durante il corso dei miei studi universitari. Ho letto che alcuni puristi non apprezzano particolarmente questi saggi del Professor Rovelli e li accusano di essere più che altro acchiappalettori. Io non la penso così: attualmente c’è un clima di diffidenza nei confronti delle discipline scientifiche talmente grande che qualsiasi operazione che tenti di avvicinare ai concetti scientifici, dai più semplici ai più astrusi anche i completi profani è per me lodevole. L’ordine del tempo a mio parere è più che lodevole, è proprio un bel libro: è la dimostrazione che non occorrono pagine e pagine di formule per rendere il concetto chiaro. Certo occorre avere una mente leggermente avvezza al pensiero scientifico per non rimanere sconvolti davanti alla distruzione e ricostruzione del concetto di tempo, ma la scienza è divertente anche per questo. Distrugge tutto ciò che pensiamo sia fisso e imperituro e lo ricostruisce senza però cancellare la magia con cui guardiamo al mondo stesso. Se non avete letto nulla di suo però vi consiglio di leggere prima le sue Sette Brevi Lezioni di Fisica.

  • The Bear and the Nightingale di Katherine Arden (luglio 2017)
    Un debutto fulminate, quasi il libro che mi ha sorpresa di più non fosse altro che sapevo già che mi sarebbe piaciuto tantissimo dato che è ambientato nella Russia medioevale, è un fantasy, ci sono tutte le figure del folklore russo, il libro in realtà si intitolava “Amami MariaStefania”. Questo esordio, e primo libro della Winternight Trilogy, è pregevolissimo. L’autrice ha uno stile che mi piace veramente molto, (mi è partita la shippata selvaggia e in questo momento sono in piena ship perché sto  leggendo il seguito The Girl in the Tower)  mostra la crudezza di questa Russia fredda e piena di pericoli e in cui c’è una lotta tra la religione cristiana imposta e gli antichi spiriti e creature magiche del vecchio folklore. In generale The Bear and the Nightingale è la storia di Vasya, figlia minore di un boiardo del nord della Russia che alla morte della moglie decide di risposarsi e bandire le vecchie divinità dalla casa, da sempre servite e onorate che la giovane Vasya può vedere. Allontanare i vecchi dei ha un prezzo e forse il villaggio di Vasya, disperso tra le foreste innevate del nord della Russia, non può difendersi contro leggende che forse non sono tali.


  • Alias Grace di Margaret Atwood (novembre-dicembre 2017)
    Come scegliere tra tutti i libri letti di un’autrice che si è ritagliata un posto altissimo nella classifica dei preferiti del 2017? Così come ho fatto per Sanderson e per la Schwab mi sono sforzata e ne ho scelto uno. Forse la scelta non è quella che si aspettavano tutti, visto che Il Racconto dell’Ancella ha travolto il 2017 grazie alla pluripremiata serie televisiva ma, dopo attenta e lunga riflessione e nonostante abbia impiegato un po’ a ingranare nella lettura, mi sono resa conto che, a mio modestissimo parere, Alias Grace ha una marcia in più. Camuffato da versione romanzata della vita di Grace Marks, famosissima (presunta) assassina del XIX secolo, è in realtà un’acuta e profonda riflessione sulla condizione femminile. Non importa se Grace abbia compiuto o meno gli efferati delitti, nessuno coinvolto nella vicenda si cura di Grace, di cosa pensi o faccia. Anche il giovane medico che cerca di crearne un profilo psicologico prima ne subirà il fascino, poi si farà trascinare in un rapporto malsano in cui a soffrire sarà, ancora una volta, una donna.
    La Atwood riesce a dare vita a Grace, rendendola più di un personaggio che è giunto a noi da sordidi libri dedicati al caso (che mostrano che il gusto per quei giornali stile Settimanale Giallo è qualcosa insito nell’uomo da ben prima dei nostri tempi) e famosissimi casi giudiziari, bensì una persona priva delle memorie di quel giorno maledetto la cui volontà non è importante e che ha imparato tanto nella vita, decidendo che tacere è meglio quando la propria opinione non è ciò che conta.


Qui c’era una foto brutta dei libri più belli. Purtroppo non è più in mio possesso, farò di tutto per rifarla, spero meno brutta. 

Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta! Incredibile ma vero siamo giunti alla fine di questo viaggio tra i miei libri preferiti del 2017.  Mi spiace da morire aver lasciato fuori alcuni libri come Il Racconto dell’Ancella perché merita, cavolo se merita ma torniamo a bomba, non potevo fare un post con tre autoriSpero che questa lettura (mi rendo conto abbastanza lunga) non vi abbia lasciato stesi davanti alla tastiera e che vi abbia invogliato a leggere qualcosa.
Quali sono stati i vostri libri preferiti del 2017? Fatemelo sapere in un commento (o linkatemi il vostro blog così potrò leggerli)

A presto e buone letture!

PS: Trovate le mie delusioni libresche del 2017 qui e il  post riassuntivo delle letture qua!
Inoltre cliccando qua finite catapultati nel magico mondo delle tazzine del primo My Cup of Tea, al quale siete tutti invitati a partecipare!

 

10 pensieri su “2017 – Un anno di letture parte: I Libri Top

  1. Sono tra quelli che aspettano The Thorn of Emberlain: speriamo di avere notizie ;). Ottimi libri, davvero per non parlare di quel capolavoro che è Cecità. Per me, tra i migliori ci sono Il racconto dell’ancella, Istanbul Istanbul e Lincoln nel Bardo. Buone letture!

    • Il racconto dell’ancella ha perso con Alias Grace di un nulla perché è bellissimo. Lincoln nel bardo mi incuriosisce, invece non conoscevo Istanbul Istanbul e andrò a informarmi.
      Cecità è una lettura illuminante, molto dolorosa e “ansiogena” ma di quelle da fare.

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