Letture di ottobre

Ottobre, che molti eleggono a mese delle letture a sfondo horror è stato invece per me totalmente dedicato a letteratura scritta da donne. Non è stato fatto volontariamente e me ne sono accorta solo quando il mese era oramai giunto al termine; devo dire, però, che mi ha fatto estremamente piacere. Le letture totali sono state sei ma tra queste c’è una rilettura per un post che doveva arrivare e ancora non è comparso (spero però di riuscire a scriverlo una volta passata del tutto la “sbornia” post Lucca Comics), quindi è più un 5 più uno. Senza ulteriore indugio iniziamo a parlare della letture di ottobre:

Il primo libro letto ad ottobre è Il Miniaturista di Jesse Burton. Opera d’esordio dell’autrice inglese che ha ottenuto uno straordinario successo, Il Miniaturista narra le vicende della giovanissima Petronella Oortman che va in sposa, tramite matrimonio combinato, a Johannes Brandt. Ad accoglierla in casa però Nella non trova il marito bensì sua sorella, una donna all’apparenza fredda e morigerata e la servitù. Al suo ritorno Johannes regala a Nella un’enorme riproduzione della loro casa sotto forma di casa delle bambole. Quando la ragazza decide di contattare un miniaturista per poter decorare il dono, si rende conto che proprio il misterioso artigiano sembra essere l’unico in grado di svelare i segreti della casa.
Uno dei più grandi pregi di questo romanzo è quello di essere in grado, in maniera egregia, di ricreare l’atmosfera di una società assolutamente asfissiante come quella dell’Olanda del XVII secolo, una società in cui si andava a lottare tra la bramosia del guadagno e la facciata di moderazione religiosa, dove tutti erano pronti a distruggere persino gli amici per vendetta, denaro o a volte solo soddisfazione personale. Dove invece, a mio parere, i nodi vengono al pettine sono proprio sul famoso miniaturista del titolo. Il mistero che lo riguarda si risolve in maniera alquanto deludente e nonostante il suo ruolo assolutamente centrale a fine lettura ci si chiede quale fosse il reale senso di questo personaggio. Inoltre la trama inizia a diventare sempre più intricata e ogni mistero sembra racchiuderne almeno altri tre. Di alcuni la soluzione è chiara sin dall’inizio, di altri il tutto diventa un po’ forzato agli occhi del lettore. Probabilmente il “difetto” più grande della lettura è stato proprio quello di partire con un livello veramente alto, anche dal punto di vista stilistico, per poi andare lentamente a scendere, prediligendo il colpo di scena e il pathos (forse forzato) alla coerenza narrativa.
Sia chiaro, questo libro non è un disastro e molti lo potranno trovare un’ottima lettura. Per me 3 stelle, non di più.


Per la legge dei grandi numeri prima o poi doveva capitare (non che non fosse già capitato in passato): ho letto uno young adult che mi è piaciuto. Si tratta di Three Dark Crowns di Kendare Blake, appena pubblicato in Italia da Newton Compton col titolo La Battaglia delle tre Corone. Ambientato sull’isola quasi irraggiungibile dal mondo esterno di Fennbirn, narra le vicende di tre sorelle gemelle destinate al trono dopo aver combattuto fino alla morte le altre due. Ognuna delle tre ha un potere che le contraddistingue, c’è l’avvelenatrice, la naturalista e l’elementalista. In questa particolare generazione però i giochi sembrano essere fatti ben prima della lotta: solo una delle tre ha dei grandi poteri mentre le altre due ne sembrano prive. Seguiamo quindi le vicende di queste tre adolescenti cresciute in ambienti completamente diversi e che si trovano ad affrontare le più svariate difficoltà. Il ritmo del romanzo è abbastanza lento, c’è molta introduzione alla psicologia dei personaggi, al loro modo di interagire con gli estranei. Il punto centrale della storia, che molto spesso negli YA si focalizza sulla storia d’amore è qui spostato sui rapporti di amicizia, specie femminili, sulla fiducia e sulla sua mancanza. C’è chi sembra avere tutto e chi non si arrende alla sua condizione. Sul finale c’è un twist veramente importante, forse un po’ prevedibile ma che dà nuova linfa alla storia. Sono estremamente curiosa di leggere il seguito, One Dark Throne (di recentissima pubblicazione negli Stati Uniti) e spero di farlo nei prossimi mesi, appena smaltita un po’ della mia enorme pila di libri da leggere. Alla fine, nel metro assolutamente personale delle stelline, è un 4 su 5. Il libro però non è assolutamente consigliato a chi ama le storie d’azione che scorrono velocissime, qui ci troviamo sul fronte praticamente opposto.


Poi c’è lui, il libro che in questo 2017 hanno letto praticamente tutti, su cui tutti hanno espresso un’opinione ovvero Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood, pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie (ma che io ho letto in inglese, perché ho recuperato il libro a inizio 2017 quando non si parlava proprio di una ripubblicazione italiana e il libro era pressoché introvabile). Parlare di questo libro è difficile, io l’ho amato tantissimo e per la prima volta dopo mesi ho dato 5 stelle su 5 a qualcosa che ho letto però non so quanto consigliarlo agli altri. Lo stile della Atwood è particolare e inizialmente il libro sembra vagare in una narrazione con un’elevata tendenza alla divagazione e senza uno scopo ben definito. Inoltre l’uso della punteggiatura che fa l’autrice può risultare ostico specialmente nelle prime pagine del romanzo. La protagonista Offred descrive ciò che l’inquietante distopia che la circonda, indugiando frequentemente su un passato tanto amato quanto doloroso rispetto alla sua situazione attuale. Essere una donna fertile in un mondo in cui la sterilità è diventata la norma, vivendo un legame considerato oramai illegale e peccaminoso ( ovvero essere una seconda moglie) è la condanna di Offred che sembra trascinarsi in questa vita da ancella, la cui mente ha cercato di resistere al lavaggio del cervello ma in alcune parti si è arresa. Il ritrovamento di una frase incisa sembra dare forza alla donna, che sfida in segreto l’ordine delle cose leggendo quando non le è più concesso. La frase è ovviamente la famosissima (e assolutamente priva di significato reale) “nolite te bastardes carborundorum”. Solo sul finale si scopre il perché di questo tipo di narrazione e tutto assume un significato diverso. Non me la sento di dire di più a riguardo, nonostante si trovino sul web delle trame molto più approfondite e assolutamente piene di spoiler di questa che vi sto fornendo io, credo di non fare un favore a chi intende leggere questo piccolo gioiello.
Nonostante le forte connotazione femminista più volte attribuita a questo romanzo la Atwood ha sempre rinnegato questo tipo di etichetta per la sua opera, così come ha sempre negato che questa opera sia di fantascienza, nonostante abbia vinto la prima edizione dell’Arthur C. Clarke Award. L’autrice preferisce definire il suo lavoro come di Speculative Fiction, che è poi è la maxi categoria che va a raccogliere proprio generi come la fantascienza e la distopia.
Il libro mi è piaciuto tantissimo e, nonostante non sia certo l’ultima uscita, ha una forte valenza ai nostri tempi. La distopia descritta dalla Atwood non è così lontana e, specie negli Stati Uniti, il libro è tornato al successo lo scorso anno sulla scia dei fatti avvenuti durante il 2016. Che sia una paura immotivata o no, lo scopriremo solo vivendo. Il valore del libro non dipende certo dalle paure che crescono nell’animo umano come risposta agli avvenimenti che lo circondano. Lettura consigliata, ovviamente se non vi fermano gli inizi abbastanza lenti.


Veniamo poi a quella che è sicuramente una delle più grandi delusioni di questo 2017. Non siamo ai livelli di disastro che è stato per me Il Circo della Notte (lo so, lo so che lo amate tutti ma quel libro per me rappresenta l’apoteosi del nulla) ma la cocente delusione ci sta tutta. Attratta da una copertina veramente stupenda e da una trama che sembrava molto interessante (un po’ sulla scia dell’Albero delle Bugie ma per adulti) ho comprato Il Serpente dell’Essex di Sarah Perry, edito in Italia da Neri Pozza. Anche in questo caso si tratta di un libro che in patria è stato lodato in lungo e in largo dai critici ma che soffre in maniera ancora più grave de Il Miniaturista della sindrome del libro un po’ inconcludente. La trama parte con i migliori auspici e poi va a perdersi, risolvendo le diverse sottotrame in maniera, a mio parere, un po’ troppo sbrigativa. L’azione in questo libro è così lenta che in alcuni punti sembra una scusa per descrivere con attenzione il fango che caratterizza l’Essex, a volte avvengono cose che non hanno senso e non saranno degnate di alcuna spiegazione fino all’ultima pagina. Il ritratto dei personaggi maschili non è particolarmente generoso e spesso le figure femminili tendono, più o meno inconsciamente ad approfittarsi di loro, mostrandole come superficiali e capricciose se va loro bene, malate e profittatrici nel peggiore dei casi. La figura della protagonista è poi esile come un filo di vento, è una donna che è stata maltrattata dal marito in maniera pesante, ha un figlio praticamente autistico con cui non riesce a instaurare un rapporto eppure salta da una parte all’altra e nulla sembra scalfirla in profondità. Anche quando qualcosa sembra increspare ben oltre la superficie la sua apparente calma è in grado di separare tutto come se non le appartenesse.
Lo stile di scrittura al contrario è molto bello e ben curato. Il linguaggio è di livello alto senza rendere la lettura astrusa, non si abusa di termini desueti solo per riportare l’atmosfera di fine ottocento. Il problema è l’edizione italiana assolutamente non curata. Per quanto sia oramai chiaro a tutti che la figura del correttore di bozze sia praticamente un animale in via d’estinzione all’interno dall’editoria italiana qui errori e refusi abbondano, tanto da rendere un paio di frasi di difficile lettura e di stravolgere il significato di una terza rendendola completamente priva di senso logico.
Un vero peccato da diversi punti di vista. Alla fine gli ho dato 3.5 stelline su 5 ma alla luce di questa recensione veramente poco lusinghiera forse 3 stiracchiate sono veramente più che sufficienti.
Consigliato solo agli amanti dei romanzi storici dove più che l’azione si privilegia l’atmosfera e la vacuità.


Poi, visto che non leggevo un suo libro da febbraio, ho letto l’unico libro della Schwab che avevo in casa e non avevo ancora letto, ovvero Vicious (libro inedito in Italia, ma facilmente reperibile in lingua inglese). Vicious è il primo libro per adulti dell’autrice angloamericana ed è completamente diverso da ciò che avevo letto di suo. Il fatto di avere sempre ambientazioni diverse (pur mantenendo una certa coerenza nei suoi temi) è un aspetto che apprezzo particolarmente di questa scrittrice unito a uno stile di scrittura che trovo sempre avvincente, di estrema leggibilità ma con alcune frasi che rimango impresse nella memoria per quanto riescono, anche con poco parole, a esprimere concetti, azioni o sentimenti con estrema chiarezza (e ogni tanto poesia).
In un mondo praticamente simile al nostro esistono persone con poteri simili a quelli dei nostri supereroi. Victor ed Eli, due studenti universitari prossimi alla laurea iniziano a studiarli e scoprono che sono il frutto di persone tornate dalla morte (ovvero i sopravvissuti alle esperienze ai confini della morte NDE) e provano questa teoria sulla loro pelle. Questo porterà i due a dividersi in maniera traumatica per ritrovarsi dopo 10 anni non più come amici, ma come acerrimi nemici.
In questo libro non ci sono eroi. Non ci sono buoni. Victor Vale è ambizioso, potente e spinto dalla vendetta. Non si fa problemi a sporcarsi le mani pur di raggiungere il suo scopo e non si sente in grado di provare sentimenti. Eppure salva una ragazzina anche se non si fa problemi a sfruttarla. Victor non si cura del mondo, per lui esiste solo la vendetta.
Eli sembra il buono, in realtà si ritiene un essere superiore, tornato dalla morte grazie a un Dio che gli ha dato un compito che lo porterà a sporcarsi le mani molto più di quanto non faccia Victor.
Chi è il vero cattivo tra i due? Chi è più crudele? Sta al lettore scoprirlo.
Personalmente io ho empatizzato tantissimo con Victor e l’ho seguito con passione crescente lungo il suo cammino di vendetta. Il libro ha un finale che lo renderebbe concluso ma l’anno prossimo uscirà un seguito che mi trovo ad attendere con pazienza. Qualcosa della Schwab da leggere ancora mi manca.
5 stelle su 5. Ovviamente non sono le 5 stelle de Il racconto dell’Ancella, non è assolutamente lo stesso tipo di libro, non c’è lo stesso messaggio eppure l’ho amato allo stesso modo (e l’ho letto più in fretta).


Infine ho riletto A Darker Shade of Magic di  V.E. Schwab, o meglio ho letto l’edizione italiana della Newton Compton, dal titolo assolutamente originale di Magic. Direi che ho parlato in lungo e in largo di quanto io ami la saga che inizia con questo libro e vorrei parlarvi in un post a parte dell’edizione italiana. Diciamo solo che averlo letto tutto è indice almeno di una buona traduzione. Se siete interessati, incrociate le dita, il post dovrebbe arrivare presto.


Questi post stanno diventando sempre più lunghi. Un applauso per chi è riuscito ad arrivare sino alla fine. Voi cosa avete letto ad ottobre? Vi siete dedicati anche voi all’orrore/terrore (insomma avete letto IT come hanno fatto tutti)? Fatemelo sapere con un commento!

Al mese prossimo col wrap up e buone letture a tutti!

 

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2 pensieri su “Letture di ottobre

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