Cuore Oscuro di Naomi Novik: due o più parole sull’edizione italiana

In questo post non sarò per niente ragionevole. Un po’ come quando ti toccano gli affetti e reagisci in maniera istintiva e magari esagerata ma il mio entusiasmo per un libro in uscita in Italia che io avevo adorato (e addirittura messo tra i preferiti dello scorso anno) è stato assassinato senza pietà. I sospetti c’erano tutti a partire dal titolo per me assolutamente senza senso e, una volta che ho avuto il volume in mano e l’ho aperto tutti i miei sospetti sono diventati realtà e ho fermato qualcuno che mi aveva chiesto se prendere il libro o meno. Il libro in questione è Cuore Oscuro di Naomi Novik, edito da Mondadori nella collana Chrysalide al prezzo di 19.50 euro.

Il leggero amore per un libro e la lunga storia del perché ho due copie in inglese (e per un periodo ne ho avute tre) che non racconterò di certo oggi.

Facciamo però un passo indietro e parliamo in generale del libro. Uprooted è un libro fantasy scritto da Naomi Novik nel 2015 fortemente influenzato dal folklore polacco e più in generale dell’Est Europa, luoghi di cui la famiglia della scrittrice è originaria. A differenza della maggior parte di libri fantasy in circolazione è un libro autoconclusivo e nel 2016 ha vinto il Locus Award come miglior romanzo fantasy, il Nebula Award come miglior romanzo, il Mythopoeic Award nella categoria letteratura per adulti e il British Fantasy Award, inoltre è stato nominato per lo Hugo Award arrivando secondo dietro The Fifth Season di N.K. Jemsin.
Uprooted narra le vicende di Agnieszka una diciassettenne che vive in una valle al confine con un bosco malvagio che tenta di inghiottire tutto ciò che lo circonda. La valle viene difesa da uno stregone noto come il Drago che, in cambio della protezione, richiede un sacrificio umano nella forma di una ragazza di 17 anni da tenere con sé per 10 anni. Agnieszka sa che il Drago porterà via una ragazza della sua età ma, come tutti, è convinta che sarà la sua amica Kasia la prescelta. Come potrete ben immaginare le cose andranno in maniera diversa e da lì inizierà la storia.
Questa in linea generale è la trama (lo so, sono un mezzo disastro con le trame) ma non è di questa che vorrei parlare in questa sede. Il focus è sull’edizione italiana.
Già dalla scoperta della pubblicazione sono rimasta basita dal titolo che non ha niente a che vedere con l’originale. Uprooted significa letteralmente sradicato/a e nell’economia della storia ha un significato profondo. L’edizione francese ha tradotto il termine letteralmente, mentre quella spagnola ha optato per una traduzione libera che rende l’idea generale della storia ovvero “Un cuento oscuro” (letteralmente un racconto oscuro). In Italia, probabilmente per scelta “politica”, si è deciso di intitolare il libro Cuore Oscuro. E no, non ci siamo. Perché nella storia di cuori oscuri ce ne sono ben pochi, ci sono cuori chiusi a chiave, altri accecati da desideri vari e alcuni personaggi forse non hanno proprio un cuore. Ma per quanto il racconto sia oscuro in alcuni punti è evidente, almeno per me, che questa scelta sia per attrarre in certo tipo di pubblico. E in effetti il libro in Italia è venduto come Young Adult.
In linea teorica non ho nulla contro gli Young Adult e ogni tanto ne leggo anche io anche se quasi mai mi conquistano. Trovo che alcuni veicolino messaggi non proprio edificanti e che siano privi di messaggi forti che si trovano nei libri per l’infanzia, invece altri sono talmente presi dall’essere politicamente corretti che ai miei occhi sono finti. Probabilmente però, se di anni ne avessi 18 o 19 e non 33, riuscirei ad apprezzarli molto di più. Quindi no, il mio non è un odio a priori.
Uprooted, seppure abbia qualche aspetto che può ricordare questi libri (come ad esempio la protagonista tardo adolescente e il fatto che sia una sorta di racconto di formazione), è un libro per adulti ma nell’edizione italiana è diventato uno young adult.
Il primo motivo è perché venduto in una collana di young adult, assieme a titoli come Carve the Mark di Veronica Roth e la serie di Shadowhunters di Cassandra Clare. Il secondo è perché quando è arrivata la mia copia e l’ho aperta sono rimasta di sasso.

L’edizione inglese. Esteticamente la mia preferita, con una combinazione di colori che mi piace tanto e gli inserti color oro. Direi che è esaurita è un eufemismo, io sono riuscita a recuperarla dall’Australia ed è uno di quei brossura enormi e scomodi. L’edizione cartonata, già quando la cercavo io, costava già più di 100 dollari.

Da un punto di vista estetico l’edizione esternamente non è male, riprende l’illustrazione di copertina spagnola e una volta la sovraccoperta il disegno è stampato sul libro stesso però già dando uno sguardo all’aletta destra della sovraccoperta stessa mi è venuta un po’ di tristezza.  Capisco che Naomi Novik non sia la scrittrice più famosa a questo mondo ma la sua biografia è ridotta a quattro righe, come se fosse l’ultima delle esordienti. Tra tutti i premi vinti da Uprooted segnalano solo il meno famoso e non si fa alcun accenno agli altri libri scritti dalla Novik (dai che la saga di Temeraire non è così sconosciuta e anche se interrotta è arrivata pure nel nostro paese, seppure per un editore differente) o agli altri premi vinti dalla stessa. Insomma uno sforzo in più si poteva fare, se proprio non si voleva usare la lunghissima biografia che si trova nell’edizione americana.
Il “problema” a mio parere nasce all’interno.
Punto primo: la mia copia sembra stampata male con un sacco di spazio vuoto sopra e pochissimo sotto. Non riesco a fare una foto come si deve di questo problema ma sembra proprio che la stampa sia decentrata rispetto alla pagina, però questo può essere una sorta di capriccio borderline OCD e non una critica sensata (ehi però l’ho detto all’inizio che sarei stata irragionevole).
La vera nota dolente è a mio parere la traduzione a cura di Manuela Carozzi. Da un punto di vista grammaticale è, per quello che ho letto, praticamente ineccepibile. Non ho rilevato errori impressionanti o imbarazzanti (stile Ancillary Justice o la prima edizione de Il Trono di Spade) però a livello di lessico e linguaggio l’ho trovato povero. I periodi che già in originale non sono super complessi sono ridotti all’osso. Nella scelta dei termini si opta sempre per quello di registro più basso, quello che possono capire tutti. Il tutto risulta essere semplificato, posto in modo da essere facile per i ragazzi, non c’è la ricercatezza del termine che una lingua come l’italiano ti consente molto più dell’inglese. Oltretutto ogni tanto mancano pezzi di frasi, un po’ come se si fosse deciso che quel particolare non fosse importante in italiano.  Le frasi sono quasi tutte presentate nella forma soggetto + verbo + complemento, con pochissime variazioni, il tutto per rendere la lettura più semplice. Col risultato di mortificare lo stile originale dell’autrice che potrà pure non essere lo stile più poetico e letterario di questo pianeta ma non è certo lo stile dei temi della scuola media. Sia chiaro che non ho nulla contro la traduttrice e sono sicura che abbia seguito delle linee guida, questo però non può frenarmi dall’esprimere il mio disappunto nei confronti del risultato finale.
A mio parere, oltre che fare un torto all’opera e all’autrice si fa un torto anche ai lettori, che vengono regolarmente ritenuti più stupidi di quello che non sono in realtà.

Questa copia invece non l’ho pagata. Avevo ordinato l’edizione della foto precedente da BookDepository e quando non l’avevano reperita mi avevano rimborsata ma, qualche giorno dopo, era arrivata questa edizione (che, per quanto non abbia una copertina stupenda, è estremamente curata) da parte del sito perché quella inglese era oramai fuori produzione. Anche se a volte penso solo che abbiano sbagliato.

Un vero peccato questa edizione che, con immensa tristezza, non mi fa assolutamente consigliare la lettura in italiano.
Oltretutto non so quanto successo abbia avuto questa operazione di “svecchiamento” di un libro che di vecchio non aveva proprio niente, visto che dando uno sguardo almeno tra chi su Youtube legge e recensisce YA di Cuore Oscuro non se ne vede neanche l’ombra. Vi consiglio quindi, se siete interessati, di fare uno sforzo e leggere il libro in inglese.
Perdonate questo sfogo e preparatevi psicologicamente perché ne potrebbe arrivare un altro, visto che giovedì prossimo (il 12) esce in italiano A Darker Shade of Magic per la Newton Compton con il titolo di Magic e ho il terrore per la traduzione.
In realtà con questo post volevo aprire un dibattito con voi sulle traduzioni italiane, sembra proprio che quasi nessuno sia immune a strafalcioni e magagne, dal più piccolo al più grande e se ci spostiamo dalla traduzione da lingue che non sono l’inglese, il francese o il tedesco i problemi diventano ancora più grandi. Insomma discutiamone insieme. Se invece siete interessati a cosa io pensi di Uprooted ne ho parlato in un sacco di post lo scorso anno (ve ne lascio uno a caso).
A presto con le letture di settembre!

7 pensieri su “Cuore Oscuro di Naomi Novik: due o più parole sull’edizione italiana

  1. Ok che “tradurre è un po’ tradire”, ma questo comportamento l’ho notato in moltissimi romanzi di genere (fantasy e compagnia bella), soprattutto se appetibili anche ad un pubblico giovane.
    Io capisco che spesso i traduttori sono sottopagati e che per campare devi tradurre tanto e velocemente, ma appiattire la prosa originale usando frasi scarnificate e termini il più semplici possibile è veramente triste. Senza contare che dà al romanzo -soprattutto se narrato in prima persona- un certo tono da “teenager incazzato” che alla lunga è davvero fastidioso.
    Io ricordo una certa Annarita G., traduttrice di moltissimi volumi , che davvero rendeva gli stili tutti uguali, tanto da far sembrare tutte le sue traduzioni scritte dallo stesso autore.
    E negli anni 80-90 andava anche peggio! Ricordo uno scrittore e traduttore sci-fi/fantasy che ogni volta che traduceva un romanzo scritto da una donna toglieva tutte le parti a suo parere troppo “leziose” o troppo descrittive, per rendere il romanzo il più “mascolino” possibile (rendeva perfino più colorite certe imprecazioni). Perfino moltissime traduzioni di classici spacciate per integrali (un esempio fra tutti “Casa Howard” di Forster) spesso non lo sono, con periodi sforbiciati e testo fra parentesi completamente omesso.Non è allucinante questa cosa?
    Insomma, ogni volta che mi capita di confrontare libri in lingua originale che ho amato (ma anche fumetti eh) con la rispettiva traduzione italiana, ci resto sempre un po’ male: anche nei rari casi in cui non ci sono strafalcioni incredibili , il piattume generale mi deprime sempre un po’.

    • Purtroppo sembra una battaglia persa. In questo caso poi, sembra proprio che l’intento fosse di renderlo più appetibile a un pubblico giovane che non sembra né troppo interessato o tantomeno entusiasta.

Rispondi a Inutili riflessioni: è il mio libro preferito vs è un libro bellissimo. – iononsonoquellaragazza Cancella risposta

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