July 2016 Wrap Up

Non sono puntualissima, ma ero in vacanza e sono tornata il 6 agosto stanchissima e sfatta. Oltretutto scrivere questi wrap up è abbastanza impegnativo (e mi rendo conto che forse è un formato che rende di più in video, ma io che vado in video ahahahahah…NO, non sarebbe un bello spettacolo). Dal punto di vista delle letture luglio è stato un mese migliore di giugno, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Inoltre sono riuscita a leggere in tre lingue diverse e direi che questo fatto è positivo.
Quindi, senza ulteriori preamboli ecco a voi le mie impressioni sulle letture del mese scorso.

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Ciao siamo i libri letti da Maria Stefania a luglio, sì siamo in una foto storta ma voi la perdonerete per la sua inettitudine fotografica, vero?

Parte I: I manga

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A luglio ho letto due fumetti, per la precisione due manga, ovvero Last Game 6 di Shinobu Amano e Kasane 3 di Daruma Matsura. I due titoli sono in francese perché non sono disponibili in italiano e, a oggi, le possibilità di pubblicazione da parte degli editori italiani oscillano tra scarse e totalmente impossibili, quindi ho deciso di leggerli in questa lingua. Per Last Game ho deciso che, anche in caso di pubblicazione italiana, proseguirò la lettura in francese; dopo tutto la serie è completa in 11 volumi (e ho già prenotato il numero 7 in uscita a ottobre) e non mi va per niente di avere più della metà dei volumi di una serie in una lingua (francese) e poi lasciarla a metà per riprenderla in italiano da capo (cioè certe pazzie si possono fare solo per Himitsu di Reiko Shimizu e pochi altri). Per Kasane staremo a vedere, credo dipenderà tutto da chi lo annuncerà (ipoteticamente) e dall’edizione proposta, considerato che quella francese mi piace molto ma non è neanche super economica.

Last Game è, come al solito, la commedia romantica estremamente brillante e al contempo assurda. Niente di trascendentale o innovativo ma quel titolo fresco e divertente di cui spesso e volentieri sento la necessità. Con il bonus del protagonista maschile maltrattato da chiunque e campione del mondo di filmini mentali, il divertimento è assicurato. Il francese che si trova all’interno del volume è semplice ma non per poco avvezzi alla lingua, ci sono diverse espressioni gergali e alcune espressioni dialettali che richiedono un livello di conoscenza della lingua almeno intermedio. In Francia è pubblicato da Panini Manga (cioè la versione gianfransuà di Planet Manga).

Kasane è completamente diverso. Cupo, maturo, una continua sfumatura di grigio su una tavolozza di personaggi in cui non esistono vittime e carnefici, ma in cui tutti i personaggi sono entrambe le figure. Le azioni si pagano a caro prezzo e le “vittorie” non sono mai tali. Del primo numero di Kasane avevo parlato in un altro post che trovate qui e, posso dire che la mia opinione sulla serie è rimasta altissima. Una delle cose migliori che io stia leggendo in questo periodo. Consigliatissimo ma solo se sapete bene il francese. Anche io devo interrompermi per cercare alcune espressioni e parole, la lingua usata non è di certo tra le più semplici. In Francia è pubblicato da Ki-oon Editions (che non ha controparte italiana).

Parte II: La letteratura gianfransuà  (però in italiano)

A fine giugno avevo approfittato della promozione di Feltrinelli di 2 libri a 9.90 euro e avevo preso due libri praticamente a caso tra la scelta presente in libreria ad Alghero (tra i due avevo sentito parlare solo di uno e ne ero mediamente incuriosita). Il giudizio sommario è che per 9.90 euro si possono anche leggere a patto di considerarli delle letture leggere da spiaggia. A prezzo pieno, personalmente, non ritengo che siano fondamentali. Si può leggere molto di meglio.

Il primo dei due che ho letto è La meccanica del cuore di Mathias Malzieu. Breve, abbastanza scorrevole, fiabesco e fantasioso. Con un messaggio finale veramente crudele. Una lettura che è scivolata via in un paio d’ore, un libro da ombrellone, da estate senza pensieri ma con un difetto di fondo (che probabilmente riguarda solo me) ovvero l’anacronismo di alcune espressioni. Per quanto mi riguarda non è accettabile parlare di finale di campionati del mondo di calcio in un mondo in cui il calcio non esiste. La presenza di questi anacronismi ha fatto quello che si può definire come l’uccisione di tutto l’entusiasmo che potevo avere per la lettura e per una premessa se non originale almeno differente da solito. In sostanza, caruccio ma niente più.

Il secondo invece è Una sera a Parigi di Nicolas Barreau. La fiera dell’assurdo. Un classico romanzo rosa con una copertina non da romanzo rosa (lo sappiamo tutti che i romanzi rosa hanno delle cover infime e dei titoli che fanno loro compagnia, a volte mi chiedo se non sia fatto apposta per allontanare le persone) e una serie di coincidenze che veramente, non è possibile credere che in un mondo che non ha nulla di fantastico possano accadere tutte queste cose. Direi la lettura bocciata del mese. Assolutamente non consigliato. Se voglio leggere un romanzo rosa, ne leggo uno con tutti i crismi e soprattutto lo leggo ambientato nell’ottocento (che a me piacciono quelli là non quelli contemporanei).

Parte III: Il recupero (in estremo ritardo) dell’infanzia

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Approfittando dell’iniziativa di Repubblica ho recuperato uno dei pochi libri di Roald Dahl che non avevo mai letto da bambina. Si tratta de Il GGG (sì, la vergogna mi copra per non aver letto durante l’infanzia Il grande gigante gentile). Pur essendo un libro per bambini l’ho trovato adorabile anche alla mia età e assolutamente una lettura consigliata per chi frequenta la scuola elementare. Con un’ambientazione da fiaba non fiaba, Dahl trasmette tutta una serie di messaggi assolutamente positivi e costruttivi, divertendo e intrattenendo. Di primo acchito il modo di parlare del GGG mi è sembrato estremamente fastidioso, ma pensando all’effetto che avrebbe fatto sulla me stessa bambina è diventato subito molto più divertente. Purtroppo leggere Il GGG a 32 anni  fa perdere parte della “magia” del libro ma sono comunque molto contenta di averlo recuperato. A essere sincera però devo dire che Matilde mi è piaciuto di più, sarà che l’ho letto da piccola, sarà che Matilde adora i libri, saranno semplicemente i miei gusti personali, ma l’ho trovato più vicino al mio gusto. Ovviamente questo parere squisitamente personale non toglie nulla al valore de Il GGG che, insieme a altri libri di Dahl, tutti i bambini dovrebbero leggere.

Parte IV: Il classico del mese

Proseguendo sulla scia dei classici della letteratura che non ho letto in passato, a luglio ho deciso di leggere Il signore delle mosche di William Golding. Ho preso l’edizione degli Oscar Junior Mondadori con la copertina di Gipi, la prefazione di Stephen King e i contenuti extra (si potrebbe fare una tesi di laurea sui contenuti extra di questa collana di libri, un elenco di opere a tematica simile lo sappiamo fare tutti, non c’è mica bisogno di sparare il bollino in copertina, sembra un po’ come se io mi vantassi del fatto che ho due occhi, insomma un grande traguardo; invece la prefazione l’ho trovata molto interessante e io non sono certo tra i fan di Stephen King).
La lettura de Il Signore delle Mosche è stata quanto di più veritiero e doloroso mi sia capitato di leggere sui bambini da tantissimo tempo. Nell’immaginario comune i bambini sono buoni, degli esseri puri e non corrotti da esperienze e cattiverie che tutti incontriamo nella vita; questo libro smonta questa convinzione. I bambini non sono puri bensì sono istintivi e, liberi dalle strutture che la società impone loro attraverso le figure degli adulti, mostrano la loro crudeltà. Man mano che la lettura andava avanti ero sempre più in ansia per i protagonisti, perché si vedeva il microcosmo creato da quei bimbi in fuga dalla guerra a immagine e somiglianza della società degli adulti implodere su se stesso per lasciare spazio agli istinti più basilari e crudeli. Una botta nello stomaco. Un libro che tutti dovremmo leggere, un modo per ricordarci sempre e comunque che l’infanzia non è solo sorrisi, bontà e innocenza e che, in fondo, ricordiamo tutti benissimo ciò che eravamo capaci di fare quando gli adulti non ci controllavano.

Parte V: L’esordio destabilizzante (Feticismo delle cover pt.1)

Ne parlo solo ora ma Nessuno scompare davvero di Catherine Lacey è stato il primo libro letto durante il mese di luglio, ispirata dalla recensione che ne aveva fatto Gardy sul suo blog gerundiopresente e da una copertina, dal mio punto di vista, molto evocativa (se volete una recensione seria del libro andate sul suo blog, mi raccomando). La mia conoscenza della Nuova Zelanda era una roba tipo, ci hanno girato Il Signore degli Anelli, nel libro delle medie la definivano come una specie di Italia al contrario dal punto di vista climatico e la squadra di Rugby che fa la danza haka, tipica dei Maori. Fine. Il libro è stato quindi una scoperta “geografica” e culturale ma, soprattutto, è stato una lettura sostanzialmente destabilizzante. La protagonista Elyria ha chiaramente dei problemi, nessuno decide di sparire nel nulla senza avvisare nessuno se non ha dei conflitti interiori irrisolti e non sembra, per lunga parte del libro, neanche volerli affrontare. La sua storia è quella di una fuga continua, di un rifiuto della stabilità, di una incapacità di essere se non felici, almeno sereni. In alcuni momenti mi sembrava di poter empatizzare con questa donna tormentata, col suo bufalo che le impediva di essere felice ma, la sua tendenza a voler quasi giustificare il suo malessere, ad identificarlo ma non affrontarlo me la rendeva antipatica al punto di pensare che avesse quasi delle tendenze masochiste e amasse la situazione in cui si trovava. Anche la risoluzione della faccenda (ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER) è chiaramente dovuta a fattori esterni, non è qualcosa che viene da una necessità di Elyria, è qualcosa che si trova costretta a vivere ed affrontare. Nonostante tutte queste critiche al personaggio di Elyria, Nessuno scompare davvero mi è piaciuto molto ed è uno dei pochi libri con un finale chiaramente aperto, quasi un non finale, che non mi ha lasciata delusa.

Parte VI: La lettura “paracula” del mese

Ovvero Ready Player One di Ernest Cline a.k.a. il libro che se hai una certa età e afferri tutti i riferimenti al volo lo ami alla follia e se invece sei più giovane cielo che schifo questo libro non ha neanche trama.
Preso in inglese rispetto all’italiano perché 1) costava di meno in inglese e 2) la cover italiana non mi piace per niente questo libro è stata una piccola salita con, dopo poche pagine una lunghissima e agile discesa. Io ricado nel gruppo di persone che tutti i riferimenti alla cultura nerd degli anni ’80 li afferra al volo (perché in modo più o meno diretto ho vissuto gli anni ’80, ho dei ricordi di prima mano anche se radi e più che altro legati alla cultura italiana) e che quindi, anche quasi in maniera involontaria si trova ad apprezzare questo libro pur vedendo i tantissimi difetti che si porta dietro, uno su tutti la caratterizzazione scadente dei personaggi che non siano il protagonista Wade. Il tutto è infarcito con una serie di luoghi comuni su aspetto e interessi di questo gruppetto di nerd che dovrebbero vivere nel futuro ma sono più incastrati negli anni ’80 di quanto non lo siano le persone che erano bambini e adolescenti durante quegli anni. La trama è debole debole, a volte persino scontata, eppure dopo le prime 40 pagine che ho faticato a leggere, ho letto il resto del libro tutto di un fiato in una sorta di ipnosi regressiva di un’enorme sala giochi della mia infanzia. Ho visto, girovagando per il web, che da questo libro sarà tratto un film, previsto per marzo 2018 e nonostante le riserve sul libro, sono abbastanza curiosa di vederlo. Certo che, se non volete spoiler su tipo l’unica cosa che non avevo previsto è meglio che non guardiate il cast del film, così un consiglio spassionato.
Comunque mi sa che, se siete nati dopo la fine degli anni ’80 questo non è affatto il libro che fa per voi, se siete nati prima potrebbe essere un simpatico e poco impegnativo ritorno a videogiochi, film e fumetti che hanno segnato la vostra infanzia e adolescenza.

Parte VII: Lo Young Adult (quello anomalo a quanto pare)

In realtà questa dovrebbe essere l’ultima parte di tutto questo post, essendo questo l’ultimo libro che ho letto a luglio ma ho deciso di lasciare ciò che mi è piaciuto di più alla fine quindi ora vi beccate due righe su uno Young Adult. Immagino le reazioni piene di orrore di molti di voi e quelle con i cuoricini agli occhi di altri, quindi è necessaria una premessa: io non sono una lettrice di YA, alcuni li trovo assolutamente inavvicinabili (After & company per fare un esempio), altri inutilmente e forzatamente strappalacrime (Colpa delle Stelle e tutto il filone delle malattie incurabili) per altri ancora non provo alcun interesse. Il mio approccio è stato quindi con un YA di un’autrice di cui avevo già letto altro (e di cui parlerò tra poco) e che, avendo letto diverse recensioni di critici, si scostasse dai soliti cliché che caratterizzano il filone. Sto parlando di This Savage Song di Victoria Schwab. In effetti, ambientazione “scolastica” (ma fino a un certo punto) a parte in questo libro non c’è una storia d’amore e questo è qualcosa che ho apprezzato particolarmente. Un altro aspetto che mi è piaciuto tanto è la creazione dei mostri che sono vagamente ispirati a mostri classici, ma ne sono una rivisitazione e una ricostruzione che va oltre il solito mostro classico che viene snaturato al servizio della storia. Il ruolo della musica poi è molto bello e, a mio parere, sfrutta il collegamento che si crea tra la stessa e l’anima delle persone. D’altra parte trovo che il libro sia a tratti un po’ forzatamente drammatico,  sono convinta che il tutto sia dovuto al fatto che il target del libro è un pubblico che ha la metà dei miei anni e che vive un’età caratterizzata da una tendenza all’estremizzazione di sentimenti e problematiche tutte legate all’accettazione da parte di se stessi e degli altri. In definitiva il libro mi è piaciuto ma mi rendo conto che gli YA non fanno per me. Di questo leggerò la conclusione perché si tratta di una serie formata da due libri, nella speranza che non si cada nella storia d’amore forzata o in tutti quei cliché che sembrano piacere tanto ai fedelissimi degli YA. Però Victoria Schwab sa scrivere e gli YA sono scritti con un’interlinea abnorme, ecco perché sembrano enormi.
Parte VIII: The books that I loved (and I didn’t expect to love & Feticismo delle cover pt.2)

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Siamo giunti quasi alla fine, mancano solo due libri  per concludere questo wrap up ma è un po’ come se dovessi parlare solamente di uno perché fanno parte della stessa serie. Per essere più precisi sono i primi due libri (su tre) del primo arco narrativo di una serie  dal titolo Shades of Magic; questo arco giungerà al termine col terzo libro in uscita il prossimo 21 febbraio. Sto parlando di A Darker Shade of Magic e A Gathering of Shadows di V.E. Schwab (sì, se ve lo chiedete è sempre Victoria Schwab ma quando scrive libri per adulti si firma come V.E. non chiedetemi perché, non ne ho idea). Questi libri, o meglio A Darker Shade of Magic, l’ho comprato per un motivo profondissimo (se, come no) ovvero il mo assoluto e totale amore per la cover (che qui non rende perché ho fatto la foto più brutta che potessi concepire). Ho superato pure il mio poco amore per i libri con copertina rigida perché il paperback (che sarebbe l’edizione inglese) ha una cover a dir poco orrenda (a mio parare). Comunque potrete tutti immaginare quali fossero le mie aspettative a riguardo. Basse, se non bassissime.
Il fatto che in foto i libri siano due dovrebbe suggerirvi che A Darker Shade of Magic è andato oltre le mie aspettative in maniera esponenziale. Ho trovato fantastico lo stile di scrittura di V.E. Schwab, la caratterizzazione dei personaggi e l’ambientazione. In ordine sparso, l’idea dei mondi paralleli (no, non è spoiler se andate a cercare la trama del libro è la prima cosa che vi dicono) non sarà sicuramente rivoluzionaria o innovativa, ma il modo con cui l’autrice la presenta e ci gioca è molto avvincente. I mondi non sono uno la copia dell’altro, hanno un particolare punto di contatto e le dinamiche tra gli stessi sono spiegate in maniera chiara senza bisogno di sprecarci pagine e pagine dietro. Il sistema di funzionamento della magia e l’introduzione del protagonista Kell come Antari* è molto convincente (e il particolare dell’occhio completamente nero e l’assegnazione del colore nero alla magia è una scelta meno scontata di quanto si possa immaginare. I personaggi sono caratterizzati molto bene e risulta evidente come l’autrice non ami gli eroi senza macchia e senza paura ma adori caratterizzare personaggi fondamentalmente grigi (alcuni più borderline degli altri). Non ci sono principesse da salvare, ci sono donne di cui bisogna avere paura tra le pagine di questo libro; ci sono protagonisti tormentati ma non emo, ci sono principi e pirati. E c’è la Magia, sì con la m maiuscola perché è viva e pensante. E poi c’è Delilah Bard, la protagonista femminile e lei è tutta da scoprire.

Riguardo A Gathering of Shadows ho molto meno da dire, se per caso avessi incuriosito qualcuno sarebbe molto ingiusto parlarne perché il rischio di spolverare qualsiasi cosa è altissimo. Diciamo solo che avevo deciso di non leggere le ultime 50 pagine per non dover aspettare per mesi e mesi A Conjuring of Light (questo il titolo del capitolo conclusivo della saga) ma il mio proposito è stato disatteso dopo una ventina di minuti e ora mi trovo in attesa (e col pre ordine fatto da un mese su bookdepository). Quello che posso dire è che il secondo capitolo della serie inizialmente si concentra di più sui personaggi, su i rapporti tra gli stessi e su come occorra vivere affrontando le conseguenze delle proprie azioni e, a volte, con quelle degli altri che si trovano a decidere per noi. Nel corso della lettura l’azione diventa sempre più importante ai fini della trama fino a un precipitare degli eventi che porta a un cliffhanger oserei dire illegale e che se ci penso mi dico, perché non è già 21 febbraio 2017?

In definitiva, nella speranza che avvenga una pubblicazione italiana di questo libro, direi che questi due titoli fantasy per adulti mi sono piaciuti molto più dello YA della stessa autrice (un pubblico più giovane, potrebbe benissimo esprimere la sua preferenza per This Savage Song) e li consiglio agli amanti del fantasy.
Ah sì, in questi libri l’interlinea torna ad essere umana quindi non sembrano delle tesi di laurea (lo sappiamo tutti che nella tesi si mette un’interlinea bella larga perché così sembra che si è scritto di più, non facciamo finta di niente) come gli YA.


Ops, mi sa che questa volta è venuto fuori un vero e proprio papiro, chissà chi avrà il coraggio di leggere tutti questi miei deliri. Oh voi coraggiosi che siete arrivati alla fine di questo post pensate che dovrei dividerlo? Fare i fumetti da una parte? Parlare durante il mese pian piano di ciò che leggo? In attesa delle vostre risposte (mi farebbe tantissimo piacere vedere più commenti qui sul blog) vi rimando ai prossimi post sul blog (ci sono ancora due parti di quote challenge che vi attendono) e vi rinnovo l’appuntamento con il wrap up di agosto a settembre (tranquilli, per come sono messe le cose sarà molto più breve di questo, sono in fase semi blocco del lettore + visione compulsiva delle Olimpiadi + parenti in ogni dove + è agosto ogni tanto faccio vita sociale pure io).

Buone letture a tutti!

 

* Gli Antari sono persone che nascono con una capacità magica nettamente superiore ai normali esseri umani. Si distinguono perché hanno un occhio di un colore normale e uno completamente nero, dal quale vedono normalmente, che è il marchio della magia sulla loro persona.

 

 

5 pensieri su “July 2016 Wrap Up

  1. Ciao! Che belle letture! Potresti scrivere i post dividendo un po’ i generi, come hai detto, magari i fumetti in un post e i romanzi in un altro, più che altro per una questione di immediatezza e “ordine”.

  2. Il tuo stile è divertente e scorrevole, è un piacere leggerti perché scrivi davvero molto bene. Io sono campionessa nel salto del paragrafo ma stavolta ho letto anche le virgole ahahahah in ogni caso, io per Last Game continuo a sperare in una pubblicazione italiana… ce, non ha davvero nulla che non vada o che lo renda poco appetibile anzi, ci sono scene che fanno realmente morir dal ridere… Kasane mi incuriosisce ma quello che più ha attirato la mia attenzione è il fantasy si cui hai parlato alla fine ** eh sì, ha delle cover veramente belle in quell’edizione! La meccanica del cuore l’ho preso anche io qualche tempo fa ma non l’ho ancora letto…. ps sono hinata dello smo. Non mi faccio viva da una vita ma tra esami e test vari + la lettura quasi nulla di nuovi fumetti non ho avuto davvero tempo né forse voglia. …

    • Ciao Hinata!!! Grazie mille per i complimenti. In realtà sono convinta che A Darker Shade of Magic ti abbia incuriosita perché ne ho parlato con tanto “ammmmmore” e non ho neanche tirato in ballo il fangirleggiamento selvaggio che questa serie tira fuori in me (infatti non ho idea di cosa potrebbe venir fuori se parlassi di Uprooted che ho letto a maggio).
      Fai bene a sperare in Last Game in italiano, per quanto mi riguarda spero che, in caso di pubblicazione, venda ma questa volta finisco in francese.

      PS: Non sto più scrivendo sullo Smo neanche io da qualche tempo. E sto leggendo anche io pochissimi fumetti.

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