Day Eighteen: Compose a Series of Anecdotes

Ho un rapporto altalenante con i primi giorni.

Il primo giorno delle vacanze estive della quarta elementare mi ammalai di varicella. Rimasi chiusa in casa per tre settimane, contagiai i miei fratelli e l’unica cosa che mi salvò dalle cicatrici fu l’uso smodato del talco mentolato.

Il primo giorno da membro effettivo della banda musicale era un 4 Novembre. Ricordo ancora che indossavo un gonnellino blu a pieghe in attesa che arrivasse la divisa ufficiale e ricordo ancora il vento che faceva svolazzare la gonna ovunque, l’immane difficoltà nel riuscire a suonare e camminare contemporaneamente e il sollievo alla fine di tutto.

Il primo giorno delle scuole superiori rimasi da sola in Auditorium perché il mio nome era stato l’unico a non essere stato chiamato. Mi aggregarono a quella che poi diventò la mia classe per 5 anni ma si chiesero per tutta la mattina cosa ci facessi io in quella scuola. Fu la segreteria a svelare l’arcano: avevano sbagliato a trascrivere il cognome e quindi io presente non esistevo per la scuola e la Maria Stefania inesistente era assente al suo primo giorno di scuola.

Il primo giorno di università conobbi una persona che è diventata una carissima amica ma mi chiesi anche cosa ci facessi io in quell’aula, visto che tutti conoscevano la chimica molto più di me.

Il primo giorno al ritorno dalle vacanze estive in laboratorio di tesi lo passai seduta per quasi un’ora sulle scale davanti alla porta del laboratorio perché erano tutti a un convegno e io non avevo le chiavi. Arrivò poi il mio relatore che mi chiese cosa ci facessi là. Risposi “La Tesi, prof.”. Lui non disse nulla e aprì la porta del laboratorio. Quel giorno non misi il naso fuori dal laboratorio per neanche un minuto perché non volevo incontrare nessuno.

Il primo giorno del Master arrivai in ritardo e bagnata come un pulcino perché l’autobus era così in ritardo che andare a piedi sotto il diluvio sembrò quasi un’idea intelligente. Quasi. Il raffreddore che mi accompagnò nelle settimane successive mi fece capire che era stata un’idea veramente stupida.

Il primo giorno di lavoro passò con me seduta su uno sgabello a guardare gli altri lavorare e io muta come un pesce. Grazie vergogna.

A conti fatti forse non è un rapporto altalenante, è proprio un pessimo rapporto.
E no, ora a suonare ci vado esclusivamente con i pantaloni.


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno diciotto. Meno due. Quello di oggi è un delirio della stanchezza.