Epilogue… Some days later

Sono passati 5 giorni dall’ultimo post. Per la media di questo blog sono pochissimi giorni, rispetto ai silenzi di mesi dello scorso anno però ho scritto per 20 giorni di fila quindi qualcuno avrà pensato “eccola, ancora una volta scompare”. In realtà mi sono presa un paio di giorni per “rifiatare” da questa non stop, peraltro non sempre interessante e subito dopo sono andata “in trasferta” per due giorni.
Ma oggi ho pensato di scrivere due righe giusto per mostrare la mia buona volontà di non abbandonare di nuovo il blog e provare a informarvi di qualche idea che mi frulla (chiaramente non farina del mio sacco).Continua a leggere…

Day Twenty: Wrap It Up

Quasi tre settimane fa, quando ho iniziato questa sorta di sfida con me stessa, non ero assolutamente convinta che sarei riuscita a portare a termine questo “corso” (avevo pure capito male e mi ero autoconvinta che i giorni fossero 30, così per puro spirito di masochismo) e invece eccomi qua a fare un bilancio di questi giorni di scrittura quotidiana.
Non è stato facile, ho pensato di mollare tantissime volte anche perché non avevo mai (tranne il primo giorno) il post pronto e pensato dal giorno prima, diverse volte sono arrivata con l’acqua alla gola, ho postato poco prima di mezzanotte e soprattutto senza alcuna convinzione in ciò che avevo scritto.
Oggi però sono contenta. Ce l’ho fatta. Ho portato a termine qualcosa che avevo iniziato. Seppure non brillantemente questo progetto ha avuto un inizio e una fine. Ciò che mi lascia questo esercizio quotidiano è la consapevolezza che non si può tenere il blog come lo usavo io, con un solo post mensile che avulso dal resto è anche inutile, ma non si può neanche trovare il tempo per scrivere tutti i giorni. Sto iniziando a pensare che la programmazione dei post possa essere un grande aiuto, vediamo se riuscirò a portarla a termine.
Mi spiace che uno dei post che ho amato di più scrivere, sia tra quelli con meno visite (no, non vi rivelerò di quale si tratta) ed è strano vedere che alcuni dei post scritti con più difficoltà e fatica siano tra i più apprezzati. I misteri dell’internet (e dell’essere il peggior giudice di me stessa).
Wordpress mi ha mandato una mail proponendomi nuove sfide, come quella sulla poesia, ma le lascio ad altri blogger. Io ho dato.

A presto!


 

Disclaimer: Si conclude oggi la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… In pratica ho scritto per 20 giorni di fila (due giorni ci sono stati anche due post bonus). Complimenti a me!

Day Nineteen: Feature a Guest – Sort of

Oggi avrei dovuto ospitare un blogger ma in questi giorni sono stata talmente impegnata da non avere proprio la testa di andare a controllare in anticipo il “compito” di oggi quindi mi trovo costretta a una sorta di piano B. In realtà ci saranno ospiti, solo che non ho preso la briga di invitarli.
Ci terrei a segnalare un post che ho letto, in inglese, qualche giorno fa e mi ha colpita particolarmente. Qui sul blog non ho avuto l’opportunità di parlarne in maniera approfondita (diciamo che è una scusa per dire la voglia) ma H is for Hawk ovvero Io e Mabel in italiano è stata una lettura che mi ha profondamente colpito (tanto da leggere sia in inglese che in italiano, anche perché la non fiction è molto più difficile da leggere dei romanze e io di falconeria e ornitologia non so proprio nulla). Qualche giorno fa ho trovato un post (brano, racconto breve, storiella?) di Helen Macdonald sull’osservazione degli uccelli migratori dall’alto dell’Empire State Building. A prescindere dal fatto che la già citata ornitologia non rientra tra i miei interessi, la lettura è stata coinvolgente poiché non era rivolta (come potrebbe sembrare a prima vista) alla mera descrizione dell’osservazione bensì ti spingeva a riflettere su come il cambio di prospettiva possa modificare il tuo modo di vedere le cose e l’influenza dell’attività antropica su queste specie di uccelli.
Per chi fosse interessato trovate Winging it (questo il titolo del pezzo) a questo indirizzo (purtroppo dovete scorrere un bel po’, prima ci sono altri pezzi). Buona lettura!


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno diciannove. Meno uno.

Day Eighteen: Compose a Series of Anecdotes

Ho un rapporto altalenante con i primi giorni.

Il primo giorno delle vacanze estive della quarta elementare mi ammalai di varicella. Rimasi chiusa in casa per tre settimane, contagiai i miei fratelli e l’unica cosa che mi salvò dalle cicatrici fu l’uso smodato del talco mentolato.

Il primo giorno da membro effettivo della banda musicale era un 4 Novembre. Ricordo ancora che indossavo un gonnellino blu a pieghe in attesa che arrivasse la divisa ufficiale e ricordo ancora il vento che faceva svolazzare la gonna ovunque, l’immane difficoltà nel riuscire a suonare e camminare contemporaneamente e il sollievo alla fine di tutto.

Il primo giorno delle scuole superiori rimasi da sola in Auditorium perché il mio nome era stato l’unico a non essere stato chiamato. Mi aggregarono a quella che poi diventò la mia classe per 5 anni ma si chiesero per tutta la mattina cosa ci facessi io in quella scuola. Fu la segreteria a svelare l’arcano: avevano sbagliato a trascrivere il cognome e quindi io presente non esistevo per la scuola e la Maria Stefania inesistente era assente al suo primo giorno di scuola.

Il primo giorno di università conobbi una persona che è diventata una carissima amica ma mi chiesi anche cosa ci facessi io in quell’aula, visto che tutti conoscevano la chimica molto più di me.

Il primo giorno al ritorno dalle vacanze estive in laboratorio di tesi lo passai seduta per quasi un’ora sulle scale davanti alla porta del laboratorio perché erano tutti a un convegno e io non avevo le chiavi. Arrivò poi il mio relatore che mi chiese cosa ci facessi là. Risposi “La Tesi, prof.”. Lui non disse nulla e aprì la porta del laboratorio. Quel giorno non misi il naso fuori dal laboratorio per neanche un minuto perché non volevo incontrare nessuno.

Il primo giorno del Master arrivai in ritardo e bagnata come un pulcino perché l’autobus era così in ritardo che andare a piedi sotto il diluvio sembrò quasi un’idea intelligente. Quasi. Il raffreddore che mi accompagnò nelle settimane successive mi fece capire che era stata un’idea veramente stupida.

Il primo giorno di lavoro passò con me seduta su uno sgabello a guardare gli altri lavorare e io muta come un pesce. Grazie vergogna.

A conti fatti forse non è un rapporto altalenante, è proprio un pessimo rapporto.
E no, ora a suonare ci vado esclusivamente con i pantaloni.


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno diciotto. Meno due. Quello di oggi è un delirio della stanchezza.

Day Seventeen: A Map as Your Muse

L’altro giorno ho aperto il cassetto del mio comodino. Quel cassetto non lo apro praticamente mai stipato com’è di cose di un passato oramai remoto, che non ho mai avuto la forza di sistemare nel vero senso del termine. Ci sono i quaderni usati per chiacchierare in silenzio durante le lunghe ore di scuola, ci sono gli anelli presi a San Marino durante la gita scolastica di terza superiore, biglietti di aereo, treno, metropolitana (tutti feticci di un muro dei ricordi che non sono mai riuscita a costruire) e poi, vecchia e mezzo rovinata c’è lei. La mappa della metropolitana di Parigi.

MetròParis
Parigi, la città al centro delle cronache tra le più cupe del 2015 dell’Europa, la ville lumière, la città così sfacciatamente snob eppure così bella (e in questi giorni pure un po’ sott’acqua), il ricordo del viaggio del 2002, tra allarmi bomba e strani incontri in metropolitana, tra una Tour Eiffel vista da vicino ma non scalata e un giro un bateau mouche, dieci giorni per festeggiare 18 anni. Che bella Parigi. Che bella la stazione Arts et Métiers della linea 11 della metro, tutta ricoperta di pannelli di rame, tanto che ti sembra di essere finito all’interno del Nautilus, ventimila leghe sotto i mari.
Ricorderò sempre la voce che in francese annuncia Chatelet, scendi dal treno, sali le scale e sbuchi in città. C’è la Senna, ci sono i parigini, c’è l’atmosfera che è propria di Parigi. Le auto, il traffico, la modernità ma la città se ne frega. E anche tu decidi di fregartene, per una volta Google Maps può attendere e ti puoi perdere a guardare la mappa della metropolitana che si snoda per l’enorme città alla ricerca del treno che ti porterà a vedere ciò che ti affascina di più sulla città.


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno diciassette. Meno tre. Inizio a crederci, ma non troppo.

Day Sixteen: Mine Your Own Material

Riguardare la timeline del mio profilo Facebook è una cosa mi ritrovo a fare di tanto in tanto, quindi il compito di oggi mi risulta meno difficile di tanti altri. A volte cancellavo post, altre li nascondevo, ora non più. Il tutto è diventato un ambiente più trascurato e meno frequentato (in realtà commento e interagisco molto meno anche con gli altri, è un periodo un po’ così non ci posso fare molto) dove la fanno da padrone le condivisioni dei post di questo blog e di mangabase. Anni fa mi lanciavo in considerazioni filosofiche, in papiri di lamentele e, a rileggerli oggi, penso solo che siano stati sfoghi inutili.
L’eco che può darti un social network è nulla, è un po’ come fosse aria; in compenso porta a tanti rischi. In molti non la pensano come me, ma non mi importa. Preferisco una bacheca scarna e anonima a una piena di frecciatine ben indirizzate, pullulante di commenti poco lusinghieri nei confronti di personaggi pubblici o persone che mi hanno fatto del male in privato. Considero Facebook come un luogo di svago/luogo attraverso il quale mettersi in contatto con persone lontane, non certo come un diario segreto (tra parentesi, non sono mai riuscita a tenerne uno. Iniziavo e dopo un paio di giorni non avevo proprio più voglia di scrivere).
A dimostrazione del mio scarso interesse oggi rimane la notifica che mi invita ad aggiornare la mia immagine del profilo perché è da oramai troppo tempo la stessa.
No grazie, signor FB, a me va benissimo così. Provi con qualcun altro perché in me trova una sua pessima utente.


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno sedici. Meno quattro.

Day Fifteen: Take a Cue from Your Reader – Plan B

Qualche giorno fa avevo fatto una domanda vi avevo chiesto di cosa voleste che io parlassi, purtroppo non mi ha risposto nessuno quindi devo arrangiarmi col piano B. So che la scarsità di commenti è un problema che affligge blog molto più grandi del mio quindi non avevo molte speranze, sarebbe stato carino ma ahimè ci arrangiamo col piano B offerto da WordPress e quindi vi parlerò di dove mi piace leggere.
Sì, per la serie argomenti interessantissimi.

Dove ti piace leggere?

A me piace leggere praticamente ovunque. Leggo a letto (e mi dimentico di andare a dormire perché sto leggendo), leggo in salotto con la tv accesa di sottofondo, leggo sui mezzi di trasporto perché, e ammetto di essere fortunata, non soffro di mal d’auto. Nel periodo in cui prendevo l’autobus tutti i giorni per andare a Sassari il kindle è stato praticamente il mio migliore amico e sapevo di avere sempre quelle due ore in cui avrei letto senza interruzioni. Adoro leggere le poche volte in cui vado al mare. Leggo anche quando sono in attesa (anche perché tendenzialmente a leggere il tempo passa più in fretta).
Sono in grado di leggere un po’ ovunque, l’unico problema è che mi dà proprio fastidio tenere i libri in mano e più sono spessi più ne sento il “peso”. Quindi preferisco leggere in luoghi in cui il libro può stare poggiato e io mi limito a girare le pagine. Ad esempio ho mollato il super tomo con i primi due volumi de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco perché era veramente troppo pesante per le mie braccia (che poi io abbia trovato progressivamente sempre più pesanti e incasinati i libri è un altro discorso per un altro giorno).

Alla fine, l’importante è leggere. Specie se si trovano bei libri come quelli che sto leggendo durante questo 2016.


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno quindici. Il giorno del piano B. Il giorno in cui parlo di cose a cui non importa una mazza a nessuno.

 

I preferiti di MariaSte XXIII: Maggio 2016

Questo mese, decisamente in maniera più puntuale, torna la rubrica meno amata del mondo: ovvero i preferiti!
Se qualcuno passa qui di solito avrà notato che da un po’ sto scrivendo tutti i giorni per la #everyday inspiration. Ma per i preferiti si trova sempre tempo.

Se volete leggere altri  preferiti andate di corsa a leggere il blog di quel losco figuro di Yue che posta su SayAdieutoYue e che scrive anche di altro.

Buona lettura!

Continua a leggere…

Day Fourteen: Recreate a Single Day

Il giorno della mia laurea è stato il giorno più bello e al contempo più terrificante della mia vita. L’ansia, la fatica, gli ostacoli, gli errori, le cadute e le risalite, tutto mi aveva condotta a quel momento. Il risveglio con l’ansia, il prepararsi, il non voler neanche ripetere. La nausea, l’arrivo in facoltà con largo anticipo e l’attesa.
Poi il momento fatidico, i passi incerti, il microfono che non funziona, i tentativi per sistemarlo che fanno saltare l’impianto video. L’impianto video che torna e la tesi ripetuta urlando davanti a pochissime persone. Le domande.
Di nuovo l’attesa.
Infine la proclamazione e la firma, la fine di un percorso. Le congratulazioni e i fiori. Le lacrime di gioia e liberazione. La fine e l’inizio.
Il ritorno a casa e le telefonate per avvisare i parenti. Le persone care accanto.
Il cielo era ancora chiaro quando sono andata a dormire, consapevole che quella giornata sarebbe stata irripetibile. Magari ce ne saranno di migliori, ma mai come il giorno in cui ho vomitato l’anima però sono diventata Dottore Magistrale in Chimica.


 

Disclaimer: Continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Giorno quattordici. Il ritorno dei temini stupidi. Ma apprezziamo lo sforzo.