Day Three: One-Word Inspiration…

Regret…

Rimorso, rimpianto. Strano che per l’inglese due parole che in italiano sono diverse possano essere sinonimi. Io preferisco interpretarla come rimpianto, come le tante occasioni che mi sono passate davanti e ho lasciato andar via a volte per incapacità (presunta) altre per indolenza. Preferisco pensare allo struggimento figlio della perdita di occasioni, di sentimenti, di persone. Il rimpianto di non aver salutato per bene chi stava andando via, il rimpianto di non aver detto la cosa giusta al momento giusto. Per anni non ho fatto altro che farmi corrodere dai rimpianti poi ho deciso che ne avevo abbastanza. Non si può, non si deve, ogni lasciata è sì persa ma, non essendo in possesso di nessuna macchina del tempo, non ci si può fare nulla.
Da adolescente presi una cotta paurosa per un ragazzo molto popolare e, a mio parere e non solo, molto bello. Non ricordo bene come diventai sua amica e poi me ne innamorai. Reduce da una bruttissima botta amorosa (bruttissima botta amorosa nell’accezione di una sedicenne) decisi di non dichiarami e sopportai in silenzio quando mi disse che per lui non ero un’amica ma un amico, quando mi chiese un consiglio su chi scegliere tra due ragazze. Per fortuna poi arrivò il diploma e le nostre strade si divisero (ovviamente per fortuna della mia psiche), però il rimpianto di non essermi fatta avanti aveva iniziato a corrodermi da dentro, al punto di scrivergli una lettera (che gli inglesi definirebbero soppy) che rimase per qualche mese dentro il mio portafoglio come una reliquia. Un giorno, tornata a casa da un esame particolarmente stressante e un po’ triste per la salute di una persona a me cara, aprii il portafoglio e tirai fuori la lettera; pensavo che, nel leggerla, avrei trovato consolazione in quel sentimento. Al contrario, man mano che scorrevo le frasi, mi rendevo conto di quanto quel pezzo di carta inchiostrato fosse inutile e al limite del masochismo. Che senso ha una lettera se non viene consegnata? Nessuno. Avevo preso una decisione tempo prima e rimuginarci sopra era inutile. Così presi un accendino e la bruciai. Fu un’esperienza catartica. Non c’è più alcun rimpianto da parte mia per questa storiella adolescenziale, ai tempi decisi che tacere era la cosa migliore per me, così è stato.
Fantasticare di ciò che sarebbe potuto essere può sembrare tremendamente dolce e consolatorio, in realtà è una menzogna che ci raccontiamo perché non siamo contenti del periodo che stiamo vivendo. Forse è meglio smettere di mentire e cercare di migliorare la realtà che viviamo quotidianamente.
In piccolo io ci sto provando. Non sempre ci riesco ma quando ce la faccio mi rendo conto che le cose belle sono quelle vissute, non quelle nate e morte nel “castello della mente”.


PS: Oggi un po’ più tardi ma continua la mia sfida con la #everyday inspiration di WordPress. In teoria dovrei scrivere per 20 giorni di fila… Siamo a tre.

See you tomorrow

 

 

 

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