I buoni propositi di lettura di MariaSte reloaded: Trent’anni e li dimostro di Amabile Giusti vs Trent’anni e li dimostro di Amabile Giusti

No, non mi sono bevuta il cervello. Non ho riletto Trent’anni e li dimostro e ne voglio parlare di nuovo. Quel libro non esiste più, cioè non è più in vendita. Esiste un altro Trent’anni e li dimostro con la stessa immagine di copertina e della stessa autrice, la calabrese Amabile Giusti.
Non cambia la sostanza, non cambia il genere (questo è un romance fatto e finito che ha avuto il dono della dignità di libro e non di Harmony) ma la storia è diversa. Uguale ma diversa.
La protagonista è sempre quella calamita per sfighe varie ed eventuali di nome Carlotta Lieti ma, come se fosse confermata la teoria degli universi paralleli anche se solo in ambiente letterario, che ha come coinquilino quel grandissimo stronzo di Luca Morli, una madre da plotone di esecuzione e una sorella presunta stronza.

Attenzione da qui in poi si parla come se chi legge avesse finito il libro quindi, se non volete spoiler fermatevi pure qua.

Cos’è cambiato dalla versione 1.0 a quella Mondadori (chiamiamola 2.0 va’)?

Il senso della storia è più o meno lo stesso cambiano alcuni dettagli, ci sono delle scene in più, c’è un epilogo e Carlotta ha deciso di modificare completamente la sua vita lasciando una laurea in Scienze Politiche per dedicarsi all’arte e all’Accademia delle belle arti e ha “mollato” un bellissimo lavoro di annunciatrice televisiva per fare la trovarobe in una compagnia teatrale alla disperata ricerca di Barbie da collezione senza un euro da parte. Cambiando lavoro, cambiano le figuracce ma non cambia Carlotta che è insicura, con il complesso del cesso e innamorata persa di uno che (parere personale) non se lo merita.
Attenzione: parte ora una filippica che prende spunto dai due protagonisti del libro, ma col libro in sé non ha moltissimo a che fare. Se volete potete saltarla e continuare a leggere la parte non in corsivo.

Luca è descritto al di là della sua corazza superficiale come complesso, tormentato, con un rapporto tremendo con il padre e ciò che rappresenta ma, al di fuori della “magia” della lettura, uno che ti porta in casa ogni sera una donna diversa non fa certo una buona impressione a mio parere. Proprio per niente. Usa le donne e poi le getta (e le donne poi tornano sempre e lui le ignora, le intorta, dice loro cose assurde facendo passare Carlotta per quella che non è), per fare un dispetto a Carlotta, per vendicarsi del fatto che quella provi a farsi una vita all’infuori di lui, si porta a letto sua sorella con lei in casa, e alla fine, a tratti, sembra pure essere una vittima.[Vittima un corno, grazie.]
Poi arriva l’amore quello vero e tutto si dimentica in una dichiarazione sotto la pioggia, lasciando davanti un futuro roseo perché pieno di nuove certezze e consapevolezze (oltre che d’ammmmore).
Anche Carlotta però non è esente da colpe.
Attenzione però, le sue sono di tipo completamente diverso. Chiusa nel suo mondo dominato da un complesso di inferiorità enorme, rifiuta il dialogo perché convinta che ciò che arrivi dall’esterno sia solo una critica o un rifiuto. Lei, come si suol dire, “se la balla e se la suona” impedendo di instaurare un dialogo sia con sua sorella, che per carità ha le stesse identiche colpe più la consapevolezza di essere universalmente riconosciuta come una bellezza, sia con Luca.
Convinta di non avere di meglio, di non poter muoversi, incapace di affermare la sua volontà si fa trascinare in una relazione che non vuole con Tony dalla lingua viscida, tanto da volersi fare suora dopo esserci stata a letto per poi “scordalo” non appena si avvicina Luca.
Fiera supporter del partito “è meglio così invece che perdere tutto” Carlotta si condanna a una sofferenza inutile e dannosa per l’autostima; è inaccettabile sottoporsi volontariamente alla tortura del vedere l’uomo che si ama portarsi a letto ogni sera una donna diversa, mi rifiuto di credere che faccia soffrire più di non vederlo più.
Per fortuna è un libro e il lieto fine è dietro l’angolo, non credo però che nella vita reale queste cose accadano. Forse me la sto pure prendendo troppo per un libro. Ma il fatto di averlo letto due volte, seppure con tutte le sue differenze a corollario della trama principale, mi ha portato a riflettere.

Parlando invece del libro in sé, lo stile è stato limato e lucidato, sono andate via alcune cose volgarotte ma tanto divertenti e con esse è andato via uno dei peccati più gravi di Luca (ovvero essersi fatto Giovanna, l’amica di Carlotta, per un attimo ho sperato che non si facesse anche Erika, la sorella e invece no). È arrivato un simpatico cagnone, un inquietante affresco di Giuditta e Oloferne ma la famiglia di Carlotta non è cambiata, solo Erika sembra avere un lato nascosto che spunta sul finale quando si scopre che la gelosia tra sorelle è reciproca e che soldi e aspetto non regalano la felicità. Non è stata Erika a fare uno o più torti a Carlotta, né il contrario; molto più semplicemente le incomprensioni dell’adolescenza hanno rovinato un rapporto tra sorelle che non è detto sia del tutto perduto (anche se Erika cara, andare a letto col ragazzo che piace a tua sorella è comportamento degno dei più beceri dispetti dell’asilo)
Sono scomparsi quasi tutti i personaggi legati al lavoro di Carlotta al network televisivo, e ne sono arrivati altri, ovvero la compagnia teatrale. Su tutti spuntano Iriza, ragazza buona e dolce condannata dalla madre a un nome più terrificante di Sue Ellen e Sandokan (perché, se non ve lo ricordate o non lo sapete, Iriza è la torturatrice suprema di Candy Candy, quella che le rende la vita un inferno in tutto e per tutto) e Ortensia, donna volitiva e priva di inibizioni che realizzerà il suo sogno più grande grazie al suo insopportabile e incontentabile nipote, il regista Rocky.
Franz, l’asparago lesso (cit. Luca), rimane. Ed è lo stesso Franz, comprensivo, buono, generoso e forse innamorato. Senza speranze perché, come ci suggerisce la saggia (come no) mamma di Carlotta “i tipi crudeli rendono meglio a letto”.
Ci sono poi dei momenti più malinconici, uno su tutti che racconta dall’amore di un nonno per la nipote disabile, sentimento puro e disinteressato che porta con sé spunti di riflessione sul fatto che l’amore abbia tantissime facce e che sacrificare la propria vita per un’altra persona può essere il più grande atto d’amore concepibile.
Quasi a compensare un momento così serio c’è poco dopo una figura di merda di Carlotta in pubblico che meriterebbe di entrare nel Guinnes World Record (e che ti fa ricordare quanto irreale sia tutta la vicenda).

Non ve la ricordavate vero? Vi si stanno rizzando i peli dietro il collo eh! Il terrore in boccoli e gonnella
Non ve la ricordavate vero? Vi si stanno rizzando i peli dietro il collo eh! Il terrore in boccoli e gonnella. Ha proprio quella faccia da sadica XD

 

Dopo questa (seconda lettura) e nonostante la mia filippica su quanto nella vita reale io Luca Morli non lo vorrei in casa neanche per sbaglio, il libro non lo boccio. Lo consiglio sempre allo stesso pubblico a cui consigliavo la versione 1.0 con la precauzione di ricordarsi che questo è un libro e nella vita reale no, le persone non cambiano per amore, non hanno illuminazioni sulla via di Damasco per noi etc. etc.
Ultima nota, in questa versione 2.0 di Trent’anni e li dimostro c’è un piccolo epilogo che lascia la vicenda meno sospesa e porta un piccolo messaggio che può essere applicato anche nella vita reale: l’amore degli altri è importante ma forse lo è di più l’amore per se stessi. Solo amandoci potremo capire chi ci ama veramente e chi no.

Il tempo che passa è nulla, ne sono sempre più persuasa, è un paravento per timidi e codardi. I trent’anni, i quaranta, o perfino il doppio, sono solo involucri: da soli non hanno sostanza né valore: conta come li riempi.

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