I buoni propositi di lettura del 2014 VI: Invisible Monsters di Chuck Palahniuk

Complici un paio di giorni in cui ho usufruito del fantasmagorico servizio di trasporto pubblico della mia regione per spostarmi dal mio paese alle due città vicine, ho sfruttato i viaggi di cui sopra per dedicarmi alla lettura e nel tempo record di 3 corse da meno di un’ora ho portato a conclusione un libro che avevo sul mio Kindle da un po’ di tempo ma che avevo sempre messo da parte in favore di altro che mi entusiasmava di più sul momento. In effetti ciò che ho letto è stato disturbante, privo di qualsiasi empatia, intricato, cattivo e crudo eppure reale nel suo essere totalmente inverosimile. Si tratta di Invisible Monsters di Chuck Palahniuk romanzo del 1999 che io leggo a soli 15 anni di distanza dalla sua pubblicazione.

La cover di Invisible Monsters. Tra le tante che si possono trovare in giro non è neanche la più disturbante.
La cover di Invisible Monsters. Tra le tante che si possono trovare in giro non è neanche la più disturbante.

 

*Attenzione: lievi, anzi lievissimi spoiler sulla trama. Nessun finale, nessun colpo di scena (forse mezzo)*

Shannon McFarland è una modella dal presunto successo. Si ritrova a fare pubblicità alle peggiori cose, sullo sfondo di macelli, sfasciacarrozze e altri ambienti degradanti per far risaltare la sua bellezza.
Ha un fidanzato di nome Manus, una migliore amica di nome Evie e conflitti mai risolti con i suoi genitori che venerano il suo fratello omosessuale scappato di casa a 16 anni e morto di AIDS. Poi un giorno tutto cambia: un incidente, uno sparo, gli uccelli e Shannon perde letteralmente la faccia e la bellezza. Senza più la mandibola, mangiata dagli uccelli, è oramai un mostro dal volto deforme senza più la possibilità di mangiare cibi solidi o di parlare in maniera comprensibile. L’infermiera/suora del reparto la vuole presentare agli uomini più deformi che passino per l’ospedale ma lei rifiuta. Non è più bella, non è più nessuno. Manus scompare, la sua amica la invita a casa ma solo per farla fuori, sembra non esserci alcuna via d’uscita quando arriva lei, la Principessa Brandy Alexander, così alta, bella e rifatta; così donna come neanche Shannon è mai stata nonostante una vaginoplastica separi  la principessa dall’esserlo biologicamente.
Brandy travolge e stravolge la vita di Shannon e la trascina in un viaggio alla ricerca di medicinali da trafugare tra Stati Uniti e Canada in un continuo cambiare identità e vita. Avvolta da veli che nascondono il suo volto Shannon non è più un mostro è un mistero e le persone amano il mistero. A far loro compagnia c’è il signor Alfa Romeo, una delle tante identità inventate da Brandy per Manus. Anche Brandy in realtà non è chi dice di essere ma questo lascio a voi scoprirlo o vi racconterei tutto.

In un mondo tanto patinato quanto vuoto, dove per far risaltare una bellezza del corpo si ricorre a qualunque mezzo i protagonisti hanno tutti perso la bussola, non sanno più chi sono, non sanno più chi vogliono, chi possono essere. Brandy scappa trascinando con sé Shannon la quale, più fugge via più capisce di aver bisogno della fuga perché non potendo più essere la modella bella, vuota e ingenua non ha la forza, i mezzi per poter capire cosa diventare. Eppure quando i pezzi del puzzle vanno tutti a incastrarsi in maniera (fin troppo) perfetta la vicenda si avvia a una conclusione in cui sembra esserci una speranza, un fragile equilibrio forse trovato per la prima volta, un dono che più grande non può esistere, la scoperta che dietro le foto, i vuoti complimenti, la notorietà c’era solo un folle e disperato bisogno di essere amate.
Palahniuk non si fa e non ci fa mancare nulla durante la vicenda andando ad affrontare diversi temi, tra cui spiccano quello dell’omosessualità, della transessualità e della ricerca di se stessi anche se non vengono affrontati in maniera troppa approfondita, visto anche il numero di pagine del romanzo (227 pagine). L’unico aspetto veramente “disturbante” per me durante la lettura è stato lo stile un po’ confusionario e ballerino fino al momento in cui non si comprende il perché la protagonista (narratrice in prima persona della vicenda) continui a rivolgersi al lettore come i fotografi si rivolgevano a lei quando era una modella, in un’imitazione anche a livello stilistico del vuoto di quel mondo che Palahniuk sembra voler accusare.
In definitiva un libro da leggere ma non per tutti, credo che lo stile dell’autore possa allontanare un certo tipo di lettori che amano una narrazione più lineare e, d’altra parte, capisco che ci siano persone poco interessate a temi e autori tanto eclettici quanto disturbanti.

Questo non è stato il mio primo incontro con Palahniuk né sarà l’ultimo (ho già un altro suo romanzo che mi aspetta, ma dovrà aspettare un altro po’); dello stesso autore ho letto, poco più di una decina di anni fa, Fight Club sull’onda emotiva del film che sembrava aver travolto tutto e tutti tra le mura del liceo, però mi ricordo più il film (o meglio Edward Norton) del libro, cioè ricordo che il finale fosse diverso ma dovrei dargli nuovamente uno sguardo. Di sicuro però lo ricordo come una lettura meno cervellotica di Invisible Monsters con uno stile non interrotto ogni poche frasi dal classico “Dammi più cuore, Dammi più verità” (che poi non so se nel libro ci sia veramente questa combinazione, ma sono talmente tante che potrei averci preso V.v).

Invisible Monsters è pubblicato nella collana Piccola Biblioteca Oscar di Mondadori ed è in vendita al prezzo di 9.50 euro in edizione cartacea e al prezzo di 6.76 euro in formato ebook sul Kindle Store di Amazon.it e  6.99 euro sullo store Kobobooks.


Ti metti a contare i fatti ed è deprimente.

Posso mangiare solo cibi per poppanti.

La mia migliore amica si è scopata il mio fidanzato.

Il mio fidanzato mi ha quasi accoltellato a morte.

Ho dato fuoco a una casa e per tutta la notte sono andata in giro puntando un fucile contro gente innocente.

Mio fratello che odio è tornato dai morti per mettermi in secondo piano.

Sono un mostro invisibile, e sono incapace di amare. Non so cosa sia peggio.

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