I buoni propositi di lettura di MariaSte: I salici ciechi e la donna addormentata

Ormai non ho quasi più sentimenti. Anche il mio calore se n’è andato lontano. A volte mi dimentico persino di averlo avuto.

I salici ciechi e la donna addormentata (Einaudi Super ET 13 euro) è una raccolta di 24 racconti di Haruki Murakami, scritti nell’arco di poco più di 20 anni, dal 1983 al 2005, di lunghezza ed argomento variabile. Tra essi spunta “La Lucciola” che altri non è che il racconto da cui è stato tratto Norwegian Wood, di cui ho parlato in passato.

La bellissima cover del libro. Mi ha colpita sin da quando l'ho vista in libreria per la prima volta.
La bellissima cover del libro. Mi ha colpita sin da quando l’ho vista in libreria per la prima volta.

Fare un riassunto sarebbe inutile e praticamente impossibile e non tutti i racconti mi sono rimasti impressi allo stesso modo. Alcuni mi sono piaciuti, altri mi hanno lasciato l’amaro in bocca, di un paio ancora oggi stento a capire il senso.  Tra i racconti che mi sono rimasti impressi più  degli altri, c’è quello da cui ho preso la citazione ad inizio post ovvero “L’uomo di ghiaccio“, storia di un amore condannato dalla natura stessa dell’uomo protagonista che porterà gli amanti nella prigione di ghiaccio più grande della terra. Ci sono poi “I gatti antropofagi” una storia di fuga dal mondo, dalle responsabilità e del vuoto che ciò può portare, il in qualche modo fortemente inquietante “Granchi” storia di scelte banali come il ristorante e di conseguenze che scombussolano corpo e anima ed il racconto finale “La scimmia di Shinagawa” storia di una donna che scorda solo il suo nome perché le è stato rubato da una scimmia ladra di nomi a sua insaputa e solo a causa di un evento sepolto nell’adolescenza della donna stessa.

Il più grande pregio di questo libro credo sia stato quello di farmi inquadrare il mio rapporto con l’autore che, dopo la lettura di Norwegian Wood era più confuso ma più entusiasta. Da qualche parte ho letto che Murakami lo sia ama o lo si odia. Io non rientro in nessuna di queste due categorie. Se lo odiassi non avrei letto anche altro dell’autore e non sarei curiosa di leggere almeno un altro titolo ma non posso assolutamente dire di amarlo. Per quanto in alcuni punti la lettura sia molto facile non riesco a non vedere qualcosa di macchinoso nella sua produzione. Mi spiego meglio: per me la letteratura di Murakami è una sorta di ibrido (insomma non è né carne né pesce), un qualcuno che, con i suoi romanzi, cerca di porsi nel mezzo (non so quanto volontariamente o quanto a causa delle sue stesse influenze) tra letteratura giapponese e letteratura occidentale. Mi sbaglierò ma lo vedo da un lato strizzare l’occhio a noi occidentali con tutti questi riferimenti al jazz, ad un certo tipo di letteratura americana del primo novecento che di primo acchito rapiscono un certo tipo di lettore, dall’altro però è ben legato ad alcune tradizioni, a certi modi di fare e pensare tipicamente giapponesi che, per chi è digiuno della cultura giapponese, sono ostici da digerire e spesso vengono accettati passivamente (un po’ per pigrizia, un po’ perché non vanno ad inficiare la lettura in maniera fondamentale almeno ad una lettura più  superficiale e di intrattenimento). I riferimenti alla cultura occidentale e giapponese però sono praticamente sempre gli stessi e dopo un po’ ci si aspetta che compaia quella canzone tanto amata dal protagonista e poco nota al pubblico o che la ragazza amata dal protagonista sia effimera e scompaia o anche, più semplicemente, il senso di smarrimento fisico oltre che mentale che spesso coglie il protagonista e di riflesso il lettore. Non intendo assolutamente dire che sia  un autore ripetitivo o, ancora peggio, noioso, semplicemente i suoi temi sono quelli e nel corso dei suoi libri ricorrono come impronta digitale dell’autore seppure in contesti diversi. Più che altro mi è stato molto facile individuare i temi cari all’autore e che ricorrono nel corso della sua produzione; forse il leggere un libro fatto di racconti e constatare che nella finestra temporale che li raccoglie lo stile e la prosa siano migliorati (almeno nell’edizione italiana perché nulla posso dire sul libro originale) ma che i temi siano rimasti gli stessi non mi ha entusiasmata più di tanto.

Alla fine dei conti posso dire di ritenere Haruki Murakami un buono scrittore, un buon narratore che però non ha fatto scattare in me la scintilla per potermelo far considerare ottimo. Lungi da me dire cose tipo “ah la letteratura giapponese è ben altro” perché in vita mia ho letto un libro di Banana Yoshimoto durante l’adolescenza, Sly se ben ricordo il titolo, che non mi era piaciuto per niente e Io sono un gatto di Sōseki (ed anche di questo ho parlato in precedenza su questo blog e che potete leggere qua per vedere cosa ne ho pensato) e sarebbe assurdo e pretestuoso parlare a questo modo. Io mi baso semplicemente sulle sensazioni che provo durante la lettura, su quanto questa sia per me facile, sul tempo e la fatica che impiego a leggere un libro. E leggendo i libri di Murakami non riesco a sentirmi partecipe di tutto ciò che accade, a essere empatica con tutte le sensazione ed emozioni che probabilmente l’autore vuole trasmettere. Mi sento un po’ a metà, una parte coinvolta e l’altra che guarda tutto dall’alto con indifferenza. Colpa mia? Colpa sua? Credo la verità stia nel mezzo.

Leggere I Gatti Antropofagi al parco però è stato estremamente piacevole, la brezza degli alberi in contrasto con il caldo della Grecia.
Leggere I Gatti Antropofagi al parco però è stato estremamente piacevole, la brezza degli alberi in contrasto con il caldo della Grecia.

Non saprei se consigliarvi questo libro, forse sì. Forse è quello giusto con cui provare se c’è del feeling con l’autore. I racconti sono variegati, le ambientazioni sono le più disparate anche se i temi di fondo sono sempre gli stessi. Credo che se un lettore non riuscisse a finire I salici ciechi e la donna addormentata potrebbe benissimo salutare Murakami ed andare avanti nella sua vita di lettore con tranquillità escludendo i libri di Murakami da quelli da leggere. Non penso sia un problema non riuscire a leggere qualcuno di tanto acclamato ed amato. Grazie al cielo siamo ancora liberi di leggere ciò che ci piace e siamo liberi di non farci piacere ciò che piace a tutti.

(Hai capito Cime Tempestose? Sì mi riferisco a te, lo so che sei un capolavoro ma io e te non riusciamo ad andare oltre pagina 10, un motivo ci sarà, mea culpa lo ammetto ma non riesco proprio a digerirti)

Settembre andiamo è tempo di ricominciare… A scrivere e postare.

Nonostante questo blog sia una delle cose più abbandonate che girino per il mare magnum della rete mi è stato detto che fa piacere leggere quello che scrivo e mi sembra quindi giusto, anche solo per gli sparuti complimenti ed incoraggiamenti, trovare il coraggio di continuare a scrivere (fondamentalmente di ciò che leggo o anche iniziare a parlare di chimica come era mia intenzione originaria circa un anno fa o magari di altre cose, no niente di profondo e sentito non ne sono capace).

Diciamo che le origini della latitanza estiva sono state molteplici (vedi anche il solo sbatti di sistemare le foto per far vedere i posti dove sono stata quando ho vissuto a Terni ma prometto che almeno un’altra puntata ci sarà) ma non ho di certo interrotto la lettura, anche se mi sono dedicata più che altro ad ebook. Parlare di tutto ciò che ho letto in maniera cartacea sarebbe noioso anche perché dovrei parlarvi di libri che ho letto da metà marzo ad oggi e, per poter dire qualcosa di sensato che vada oltre il riassunto da interno copertina dovrei rileggere e sinceramente non mi va. Parlare delle letture ebook è ancora diverso perché leggo solo in inglese e non vado in cerca di contenuti profondi, spesso lo uso solo come allenamento o come rilettura di classici della letteratura inglese che ho particolarmente apprezzato in italiano e voglio leggere in lingua originale (Non credo che l’ennesima recensione di Pride and Prejudice o Jane Eyre abbia un senso). Soprattutto poi non possiedo un lettore ebook, ma leggo dal pc e quindi non posso scrivere come vorrei, perché quando scrivo ho bisogno del libro a portata di mano e non sullo stesso dispositivo.
Vorrei però parlarvi di qualcosa tra le mie letture, magari proprio di quello che stavo leggendo in questa foto:

2013-07-05 12.45.44
Chissà cosa sarà mai. Non è che ci voglia molta fantasia. Però lo stavo leggendo al parco all’ombra degli alberi in una calda giornata estiva.

Prometto che dopo il convegno a cui devo partecipare questo fine settimana vi parlerò di una delle mie letture estive, magari anche di due vediamo come va la voglia (e l’autostima. Vanno sempre in coppia queste cose mancanti, maledette).
Un’ultima cosa, stavo pensando anche di parlarvi di un’altra mia passione ma sono indecisa, di blog culinari è piena la rete ed io non invento nulla, anzi sono molto ligia al dovere (tranne quando si parla di pinoli, cannella ed uva passa).