I buoni propositi di lettura del 2013 IV: Io sono un gatto di Natsume Sōseki

Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l’ho.

Leggere questo libro è stata un’impresa. Come già ripetuto diverse volte il tempo che dedico alla lettura è quello degli spostamenti sui mezzi pubblici. Tra neve, valutazioni del master, lavoro (chiamiamolo così che assume una parvenza di dignità), impedimenti vari ed eventuali il tempo è stato poco. Devo però dire che anche il libro ha fatto la sua parte: lento, convoluto,  in alcuni punti quasi dispersivo non mi ha di certo facilitato il compito.

Io sono un gatto (吾輩は猫である Wagahai wa neko de aru)  è un libro giapponese non solo perché scritto da uno scrittore giapponese, che ha fatto il bagno nella cultura giapponese (ne è la prova la mole di note a fine volume) e che, a mio parere, non strizza l’occhio ai lettori occidentali e li costringe ad affrontare la loro ignoranza riguardo usi e costumi del Giappone dell’epoca Meiji (epoca iniziata nel 1868 con la deposizione dell’ultimo shogun Tokugawa Yoshinobu e durata per 45 anni, la durata del regno dell’imperatore Mutsihito, fino al 1912). Personalmente ho umilmente abbassato il capo e sono ogni volta andata a cercare il significato dei tanti termini e nomi giapponesi  per capire a pieno il libro (seppure tutta questa conoscenza sia strettamente funzionale alla trama).

Ma di cosa parla Io sono un gatto? Io sono un gatto è due storie in una, la storia della vita di un gatto dal pelo giallo e grigio, adottato malvolentieri dalla famiglia del professor Kushami e la storia dell’iroso professor Kushami e dei bizzarri personaggi che frequentano la sua casa. Le due storie si fondono in una perché colui che racconta la vicenda è il Gatto che filosofeggia e moralizza, giudica e condanna vizi e virtù degli umani dall’alto del suo essere un gatto e per sua stessa ammissione superiore. Il Gatto non esita ad esporci tutte le cattive abitudini del suo padrone, di O-san la serva, della padrona e delle tre figlie ma ci introduce anche ad un mondo fatto di personaggi assurdi e per certi versi esilaranti che mandano avanti la vicenda.

Se all’inizio il Gatto interagisce con altri gatti, come il Nero del vetturino o Micetta, inizia poi a dedicare la sua attenzione solo agli umani che trova più stimolanti da giudicare ed irridere. Il Gatto si lancia anche in profonde considerazioni filosofiche, tenta di spiegare il senso della vita partendo dagli errori degli umani che lo circondano.

Il professor Kushami è un insegnante di inglese del liceo non particolarmente brillante che tenta di trovare la sua vena artistica e si atteggia ad intellettuale superiore. Assiduo frequentatore della sua casa è il bugiardo seriale Meitei le cui frottole al limite dell’assurdo fanno più di una volta sorridere il lettore e, contemporaneamente, mettere nei guai il povero Kushami. Altro frequentatore abituale di casa Kushami è il giovane Kangetsu, ex studente di Kushami, laureato in fisica, suonatore di violino che per la sua tesi di dottorato passa le giornate a lisciare biglie di vetro cercando la biglia perfetta e che, suo malgrado, si trova ad essere coinvolto nei progetti matrimoniali dei ricchi e meschini Kaneda.

I Kaneda, quando il professor Kushami esprimerà in maniera poco carina la sua contrarietà alle nozze e, soprattutto, al naso della signora della casa, renderanno la vita del povero professore un inferno pagando vicini di casa e studenti della scuola del quartiere con il preciso compito di esasperarlo ed convincerlo ad andare via dal quartiere. Falliranno. Sia nei loro progetti matrimoniali che nel tentativo di cacciare quell’uomo così pieno di difetti e cocciuto che è il professore portando così a conclusione la vicenda degli umani. La conclusione della storia del Gatto la lascio a chi vorrà leggere il libro, dico solo che il Gatto a furia di osservare gli uomini e legger loro nel pensiero è diventato molto umano a suo parere; un gatto però rimane sempre un gatto e come dice il proverbio “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”…

In definitiva Io sono un gatto, a mio parere, è un libro figlio della sua epoca che richiede un background di conoscenze che non tutti i lettori possiedono; questo perché la storia del Giappone non è certo l’argomento principe dello studio della storia alle scuole superiori. Con un ragionevole sforzo (le note a fine volume) il libro può essere letto  tranquillamente da tutti per la sua freschezza e l’insolito punto di vista, per i giudizi pungenti sugli uomini, sulla sua epoca, sulla filosofia, sull’Occidente e le donne che Sōseki ci fa arrivare attraverso le parole del  Gatto,  che è così umanizzato ed umano (senza rendersene conto) ma comunque così gatto da guardarci dall’alto verso il basso, con quell’arroganza ed aria di superiorità che personalmente mi fa amare i felini (e lo fa con tutti i gattofili) e li rende invisi agli altri.

Dopo questo parto (20 giorni circa) credo mi dedicherò a qualcosa di completamente diverso e magari più breve, probabilmente passeremo da un’isola ad un’altra, con la differenza che una mi è praticamente sconosciuta e l’altra è la mia casa da sempre.

Perché ogni libro che MariaSte legge è un buon proposito di lettura?

Oggi risponderò alla domanda che nessuno si è fatto, ma che la mia coscienza ed il mio animo di titolista mancata vogliono comunque dare.

Probabilmente in settimana riuscirò a portare a termine il buon proposito numero 4  e quindi lo si potrebbe vedere pure da queste parti (forse l’unico motivo per cui qualcuno passa da queste parti è cercare pareri sui libri o followers). Però mi sono resa conto di non aver spiegato il perché ogni recensione, o meglio ogni mia riflessione sui libri che leggo finisca qua con questo titolo. Il motivo è semplice e forse un po’ stupido: a fine anno mi ero ripromessa di non fare buoni propositi  per il 2013 che non sarei riuscita a mantenere tipo andrò in palestra (no grazie mi basta dovermi fare più di un km in meno di 10 minuti alle 8 del mattino) o cercherò di essere sempre curata anche in casa o inizierò il corso di russo e  così, pensandoci su nei giorni successivi mi sono resa conto che l’unico proposito che potevo fare, ed avere speranze di mantenere, era quello di leggere di più rispetto al 2012, anno di minimo storico di letture per svago ed ai massimi per letture scientifiche tra tesi, esame di stato ed una serie di concorsi e colloqui che ho sostenuto.

Quindi anche l’idea di tenere il blog serve per darmi una sorta di scadenza e leggere, al contrario, mi serve per avere la costanza di scrivere. Un cane che si morde la coda esatto. In realtà potrebbe finire con me che continuo a leggere ma non scrivo più, ma ci proviamo. Per fortuna viaggiare sui mezzi pubblici mi dà la possibilità di ritagliarmi un po’ di tempo per leggere, anche in mezzo al caos degli studenti che tornano a casa alla fine delle lezioni e quando leggo mi sento meglio. L’anno scorso ero troppo stanca che arrancavo sulle parole crociate quest’anno ho letto 3 libri dal 9 al 29 gennaio. Per ora mi ritengo soddisfatta. Almeno per un mese ho portato avanti il mio buon proposito per il 2013.

PS: Immagine bonus perché non mi piace il mio avatar là nelle condivisioni.

2012-08-18 18.40.16

Pasticceria Maelu di Monaco di Baviera. Quella tortina là era la fine del mondo.