I buoni propositi di lettura del 2013 II: Fahrenheit 451

Il master mi porta a viaggiare in autobus tutti in giorni solitamente una volta con la luce del giorno ed una al buio e quindi ne approfitto per leggere quando c’è la luce (per guardare The Lizzie Bennet diaries quando luce non ce n’è ma di questo, forse, ne parlerò un’altra volta). Così in 6 giorni ho letto due libri. Questa volta il libro è stato Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.

“Noi non siamo che copertine di libri, il cui solo significato è proteggerli dalla polvere.”

Questo è stato il secondo, di due, di regali di Natale avuti dopo un “poco riconoscibile” sondaggio sulle mie preferenze di lettura. Avrei potuto rimediare prima, avrei potuto seguire la grande onda emotiva che si era scatenata alla sua morte lo scorso giugno. Io però sono fatta a modo mio ed ho deciso di leggerlo liberamente e non di farlo perché bisognava ricordare l’autore.

Guy Montag è un milite del fuoco, si occupa cioè di incendiare. Incendiare i libri proibiti, libri che fanno pensare, che rendono le persone infelici. L’incontro con una ragazzina, Clarisse McClellan, gli farà notare che il mondo non è fatto di corse in auto e di pareti tv, gli farà riscoprire l’esistenza di pensieri, colori e sapori prima di morire tragicamente e cosa forse più importante gli ricorderà di un tempo in cui non esistevano i militi del fuoco, ma i vigili del fuoco coloro che spegnevano incendi non che usavano il fuoco per reprimere. La morte della ragazza lo colpisce, l’andare a bruciare la casa di una vecchia piena di libri lo sconvolge e gli fa rubare un libro. In realtà non è il primo ma questo libro rubato, questa Bibbia, farà saltare tutto il mondo falso di Montag, fatto di colleghi, moglie e terrore per il segugio, lo porterà a compiere atti tremendi ed azioni stupide, spinto dalla voglia di cambiare le cose, dal furore tipico del giovane rivoluzionario che pensa di poter cambiare il mondo e combina apparenti disastri. Ricercato ed in fuga mentre la guerra si avvicina e colpisce inesorabile la Città, Montag incontra altri esuli, principalmente vecchi professori, letterati che hanno perso la loro funzione a causa dei cambiamenti della civiltà ma che insegneranno a Montag che lui oramai è un custode, custode dei libri che ricorda. Egli non è più un uomo vuoto, egli è l’Ecclesiaste e parte dell’Apocalisse. E quando verrà il momento li ricorderà e farà sì che il libro torni ad essere su carta, quando l’uomo che come l’araba Fenice rinasce sempre dalle proprie ceneri ma non impara mai, sarà nuovamente pronto.

Rispetto a Chiedi alla polvere Fahrenheit 451 ha un ritmo completamente differente, così come lo è la narrazione ma non voglio addentrarmi in tecnicismi che non mi appartengono quindi provo a spiegarmi in maniera differente. Chiedi alla polvere è stato per me come un qualcosa che ti colpisce e ti travolge, che ti trascina attraverso le pagine coinvolgendoti rapidamente. Fahrenheit 451 no. Ha avuto, con me, un modo “subdolo” di farsi piacere si è insinuato piano piano, come il dubbio si è insinuato in Montag e con lo scorrere delle pagine ho empatizzato sempre più con lui, tranne che per i sentimenti riguardo sua moglie. No Mildred ti ho odiata dal primo momento, prodotto di una società spaventosamente simile alla nostra, superficiale e vuota che cerca di riempirsi con “parenti” inesistenti, con pareti, rumori d’onde e sonniferi. Mildred che scappa, che non capisce, che oramai è persa ed infine perduta, incapace fino all’ultimo momento di capire quanto la sua fosse non vita.
Una menzione speciale al capitano Beatty, il capo dei militi del fuoco della squadra di Montag, che da questi viene ucciso mentre scappa.  Ha letto qualcosa e dalle sue parole si vede che sfrutta ciò che ha letto a suo vantaggio, è affascinante ed insidioso, è un serpente, rappresenta il potere, sa come drogare le masse di corse e pareti eppure nel momento della morte non scappa non fa nulla, sembra quasi accoglierla, non so dire se forse, dietro il nero e l’odore del cherosene del milite del fuoco, ci fosse un Montag che avesse compiuto l’altra scelta, che si fosse arreso senza combattere.

A fine lettura sono rimasta inquieta ed in un certo senso “spaventata” ma credo che l’intento di Bradbury fosse questo, questo libro come monito a tutti noi, qualcosa che dovremmo sempre ricordare. A costo di passare per presuntuosa questo è un libro che tutti dovrebbero leggere, se non altro per ricordarci quanto poco basta per cadere nel baratro.

In definitiva questo 2013 è iniziato in maniera ottimale per le mie letture: due libri diversi, due sensazioni diverse eppure due ottimi titoli che mi sono piaciuti tanto. Nel frattempo ho acquistato altri due libri, un secondo tentativo di approccio con la letteratura giapponese dopo il fallimentare incontro con Banana Yoshimoto più l’ultimo libro di Ken Follet (il mio piacere proibito di intrattenimento, ricordo piacevole degli anni dell’adolescenza). Non so cosa leggerò per primo, Follet è il meno probabile perché è rilegato e pesa troppo per essere portato in borsa è più probabile quindi che il mio prossimo delirio letterario sia dedicato ad un gatto o ad un autore che o si ama o si odia.

2 pensieri su “I buoni propositi di lettura del 2013 II: Fahrenheit 451

  1. Interessante recensione.
    Non l’ho ancora letto, ma ho visto il film di François Truffaut. Vale lo stesso? Immagino di no. Di Ray Bradbury ho letto un po’ di cosette, ma quando inizio ad “esplorare” un autore ho il brutto vizio di lasciare i libri più famosi per ultimi. Accade anche con i registi: di Alfred Hitchcock ho visto quasi tutto (film muti esclusi) tranne Psycho. Sono strano XD.

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